Luciano Berio in uno scatto del 1982
Luciano Berio in uno scatto del 1982 / Foto: Marcello Mencarini

“Berio a colori”, a Roma un omaggio a 100 anni dalla nascita. La voce degli interpreti

Venerdì 3 ottobre, a “Roma Europa Festival”, il debutto di un evento multidisciplinare dedicato al grande compositore che ha segnato la musica del ‘900. Ne parliamo con Francesco Giomi, Claudio Pasceri e Simona Bertozzi
29 Settembre, 2025
5 minuti di lettura

Le suites per strumento solo, i fotogrammi in 16 millimetri di Bruno Munari, le coreografie e il corpo di Simona Bertozzi, le immagini di Roberto Masotti e Silvia Lelli, la straordinaria vocalità di Cathy Berberian… Non poteva che essere un viaggio composito e multidisciplinare nel tempo, nello spazio e nel dialogo tra le arti Berio a colori: lo spettacolo che debutta in prima assoluta venerdì 3 ottobre al Roma Europa Festival, per poi approdare a Firenze, il 13 e 14 dicembre, nella rassegna La Democrazia del Corpo del coreografo Virgilio Sieni.

Luciano Berio, un ritratto del 1975 circa
Luciano Berio, 1975 circa. Archivio eredi Berio / Centro studi Luciano Berio

Fra musica classica ed elettronica

La proposta nasce nel centenario della nascita del celebre compositore, il 24 ottobre 1925 a Oneglia (Imperia), uno dei massimi protagonisti della musica contemporanea del Novecento, profondo conoscitore della musica classica e convinto sostenitore della contaminazione dei linguaggi, tra i primi sperimentatori della musica elettronica e assoluto ricercatore di quella inimitabile espressione artistica che è la voce.

Omaggio multidisciplinare

Della sua lunga e celebrata carriera – direttore nei principali teatri del mondo, insegnante a New York e Parigi, fondatore dello Studio di fonologia musicale a Milano e del centro di ricerca Tempo Reale a Firenze, presidente dell’Accademia di Santa Cecilia, compositore fecondo dopo che in guerra una ferita alla mano lo costrinse ad abbandonare il pianoforte – lo spettacolo coglie in modalità fedelmente “beriana” alcuni frammenti di repertorio e presenze live.

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Tutto in un alternarsi di suoni, immagini, corpi e voci che vede insieme in questo sentito omaggio Francesco Giomi, compositore e regista del suono, collaboratore di Berio direttore dell’equipe di live electronics di Tempo Reale; Claudio Pasceri, violoncellista affermato e direttore di EstOvest Festival; e Simona Bertozzi, premiata danzatrice e coreografa.

A tutti e tre abbiamo chiesto di raccontarci lo spettacolo e il senso di questo omaggio.

Come nasce questa proposta così caleidoscopica e originale?

Bertozzi: «L’idea è di Claudio Pasceri. Collaboriamo da tempo e mi ha inviato le partiture di Berio su cui stava lavorando, Les mots sont allées, un recitativo per violoncello del 1976, e la Sequenza XIV, l’ultimo lavoro di Berio, proponendomi di lavorarci con il corpo e nello spazio. Subito abbiamo pensato di coinvolgere Giomi e Francesco Canavese di Tempo Reale per creare una serata composita di musica, danza, segni, immagini».

Giomi: «Tempo Reale ha organizzato in questo centenario undici iniziative, ma Berio a colori è un progetto inconsueto che nasce accostando due mondi di Berio forse lontani,  accomunati dallo stesso spirito di ricerca: i lavori elettronici e la musica strumentale per violoncello. Nei quattro quadri dello spettacolo vedremo Visage, un pezzo fondamentale di musica elettronica, composto nel lontano 1961 per la voce straordinaria di Cathy Berberian, che fu anche la prima moglie di Berio, a cui si sovrappongono le Visioni di Silvia Lelli e Roberto Masotti. Dopo le due performance di violoncello e danza, si chiude con la proiezione di I colori della luce, un breve film nato dalla collaborazione di Berio con Bruno Munari e Marcello Piccardo, un’opera audiovisiva sull’inseguirsi di forme e suoni, luci e ritmi davvero molto sofisticata per l’epoca».

Luciano Berio, 1968 circa, luogo sconosciuto
Luciano Berio, 1968 circa, luogo sconosciuto. Archivio eredi Berio / Centro studi Luciano Berio

La presenza musicale nello spettacolo è affidata al violoncello con due brani scritti in momenti molto lontani tra loro. Com’è suonare Berio e cosa vuol dire proporlo oggi?

Pasceri: «Trovo che il suo pensiero musicale, prima ancora che la sua musica, sia estremamente civico, nel senso che tutto è in equilibrio, tutto è responsabile come  nell’equilibrio che si crea tra individuo e comunità. Le relazioni tra i suoni hanno sempre un pensiero più ampio rispetto a quello esclusivamente musicale. Da un lato la necessità di attenzione costante nell’esecuzione è estremamente stimolante, ti mette sempre alla prova, ti rinnovi. Ma civico vuol dire avere un senso di responsabilità rispetto a quello che fai, a come alimenti ciò che suoni senza che diventi mai routine. È un grande insegnamento per quello che sta succedendo oggi nel mondo, se pensiamo al non ascolto imperante, al non considerare ora i tutti e ora gli individui.

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Nella musica di Berio c’è un rimando costante tra suono-melodia e l’armonia, al rapporto tra l’uno e il tutto come nel rapporto tra l’individuo e la comunità, in una complessità apparentemente lineare. Pensiamo anche al suo programma Rai C’è musica e musica degli anni Settanta, dove ci accompagna a trovare le sorgenti e i motivi della musica, che sono tanti: sociali, storici, personali, pedagogici, ma senza alcuna violenza o gerarchia. Un ascolto che costantemente si rinnova. La complessità del suo discorso musicale necessita di una continua rivalutazione delle proporzioni e in questo Berio è vicino ai grandi pensatori con cui ha collaborato: Calvino, Sanguineti, Eco. Come loro, Berio è portatore di domande e riflessioni fondamentali che vanno al di là del valore musicale intrinseco. Desidero ringraziare Talia Pecker Berio e Universal Edition per aver concesso l’autorizzazione affinché Simona Bertozzi ed io potessimo lavorare ad un approccio coreografico su brani per violoncello solo di Luciano Berio “Les mots sont allés” e “Sequenza XIV”».

Quale ricerca e quale lavoro hanno permesso di tradurre le sonorità complesse e stratificate di Berio in una partitura coreografica, spaziale, corporea?

Bertozzi: «Non è la prima volta che mi confronto con compositori o scrittori che si appoggiano a corpi sonori, ma con queste due partiture di Berio è stata necessaria una scrittura corporea, una grammatica coreografica che trovassero degli spazi severissimi, estremamente precisi ma anche molto tridimensionali. Per Les mots sont allés ho seguito l’idea di procedere per increspature, qualcosa che si interrompe continuamente, anche in contiguità con la disintegrazione della voce di Berberian che precede il mio assolo.

Ascolta una playlist di Luciano Berio

Ho cercato dei balbettii, delle pulsazioni, dei singulti, la presenza e il dinamismo di una parola che pulsa per diventare gesto che si costruisce e si disfa. Per Sequenza XIV mi hanno orientata le parole stesse di Berio, che descrive questa partitura come un dialogo costante fra orizzontale e verticale, suono e rumore, e come lo sviluppo di “un clima espressivo quanto mai instabile e diversificato”. A partire da queste suggestioni ho cercato un corpo, un’estensione anatomica che potesse tendersi tra i vuoti e i pieni, nell’assoluto rispetto della partitura».

Chiediamo infine a Francesco Giomi, che ha collaborato con Berio negli ultimi anni della sua attività e dirige oggi “Tempo Reale”, il centro di ricerca sul rapporto tra musica e nuove tecnologie, qual è la missione del Centro e l’eredità di un artista precursore della musica elettronica.

Ho incontrato Berio nel 1997 e sin dal primo giorno sono stato travolto. Era un ciclone, ti proiettava al centro della musica, non solo rispetto ai grandissimi teatri e agli eventi internazionali che abbiamo frequentato, ma anche per la enorme responsabilità di quelle esperienze rispetto al futuro. Berio ha scritto tanta buona musica che va fatta risuonare nelle sedi consone.

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È stato un compositore poliedrico, dal pensiero vasto e profondo, autore di una polifonia culturale che sempre richiede ricerca. Tempo Reale è aperto a nuove sperimentazioni, alla musica acusmatica, alle piattaforme dove i giovani possano imparare, crescere e creare comunità di musica e di alfabetizzazione alla musica. Qual è una lettura “moderna” di un compositore moderno come Berio? Come si interpreta oggi la sua musica? Le sorgenti sono importanti, ma vanno attualizzate, ripulendole, per esempio, oppure provando a proiettarle in uno spazio tridimensionale.

Luciano Berio
Foto: Eric Marinitsch

Berio a colori è un passo in questa direzione.


Per saperne di più

Berio a colori
Performance multidisciplinare in omaggio a Luciano Berio
Esecuzioni esclusive autorizzate dagli aventi diritto per il centenario di Luciano Berio
Venerdì 3 ottobre, ore 21.00

Tempo Reale, Francesco Giomi e Francesco Canavese: regia del suono
Claudio Pasceri: violoncello
Simona Bertozzi: danza
Produzione: Nexus Factory, Tempo Reale ed EstOvest Festival

Mielizia

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Stefania Chinzari
Stefania Chinzari è pedagogista clinica a indirizzo antroposofico. Si occupa di pedagogia dal 2000, dopo che la nascita dei suoi due figli ha messo in crisi molte certezze professionali e educative. Lavora a Roma con l’associazione Semi di Futuro per creare luoghi in cui ogni individuo, bambino, adolescente o adulto, possa trovare l’ambiente adatto a far “fiorire” i propri talenti. Svolge attività di formazione sui temi delle difficoltà evolutive e di apprendimento, della genitorialità consapevole, dell’eco-pedagogia e dell’autoeducazione.
Giornalista professionista e scrittrice dal 1992, il suo ultimo libro è "Le mani in movimento" (2019) sulla necessità di risvegliarci alle nostre mani, elemento cardine della nostra evoluzione e strumento educativo incredibilmente efficace.
E’ vice-presidente di Direttamente ets che sostiene la scuola Hands of Love di Kariobangi a Nairobi per bambini provenienti da gravi situazioni di disagio sociale ed economico.
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