Alluvione del Polesine nel 1951
Un'immagine dell'alluvione del Polesine nel 1951 (Fonte: Wikipedia)

Siamo fragili come il nostro territorio

L'antropizzazione trasforma i paesaggi e condiziona la nostra psiche. Franco Arminio osserva l'Italia e ci invita a curarla
23 Dicembre, 2019
1 minuto di lettura

L’Italia sotto la pioggia è un’Italia sconsolata e annerita. La pioggia, oltre a fare grandi disastri, produce un ulteriore abbassamento dell’umore italico. Forse non siamo mai stati tanto depressi. La bella giornata di sole ancora la nasconde questa depressione, ma il brutto tempo è impietoso, fa cadere i ponti, ma anche i castelli di carta di una società in preda allo scontento.

 

Una frana al Corniolo (Forlì), foto di Giorgio Minguzzi
Una frana al Corniolo (Forlì) nel 2010, foto di Giorgio Minguzzi (Flickr)

La fragilità del nostro territorio va di pari passo con la fragilità della psiche collettiva: siamo dentro un’Italia allagata dalle acque e dall’umore nero. È davvero un’emergenza intorno ai fiumi e dentro i nostri corpi. È come se fossero saltati gli argini.

Poco tempo fa ero nel Polesine. Lì la grande alluvione del 1951 è come se non fosse mai finita. È come se quelle terre non fossero mai riemerse dalle acque. Quando si fa la conta dei danni si pensa sempre alle cose materiali. Ma un fiume che straripa porta via anche la fiducia in certi luoghi, installa un senso di pericolo nella testa che difficilmente poi va via. Penso alle zone terremotate. Quando finiranno le piogge speriamo di non dover accorrere tra le macerie di un paese caduto. E allora è il caso di ricordare che in Italia il pericolo ormai può venire dal cielo e dalla terra. Il Po è un fiume bellissimo che non scorre dentro una desolata pianura, ma in un territorio che è una grande fabbrica con delle città e dei paesi dentro. E quando non ci sono le alluvioni c’è il disastro quotidiano dell’aria sporca. Anche qui non ci sono argini: non si può vivere con bocca e naso chiusi.

L’Italia della fragilità non vede divisioni tra Nord e Sud: la Liguria e la Calabria sono sullo stesso piano. E il disastro di Venezia ha avuto un disastro gemello a Matera.

Guarda il video dell’alluvione di Venezia del 2019

Quello che sta accadendo non credo sia un qualcosa di eccezionale. Dobbiamo abituarci agli estremismi climatici. Possiamo solo rispondere con l’estremismo dell’attenzione. Siamo tanti in poco spazio. Le nostre pianure sono state invase prima che dalle acque da un mare di cemento. Prima del delirio climatico, c’è stato il delirio delle betoniere. Ora bisogna seriamente ragionare sul nostro futuro in questo meraviglioso pezzo di terra allungato in mezzo al Mediterraneo.

Difficile pensare che il clima metta fine ai suoi eccessi. E allora bisogna ragionare sui nostri fiumi più che su vecchi e nuovi partiti.

Dobbiamo tutti adoperarci in una costante opera di manutenzione del paesaggio. Alla fine è anche un modo per manutenere il nostro umore. Forse non possiamo ritrovarci tutti nella stessa idea politica, ma possiamo darci un orizzonte comune nella cura della nostra terra.

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