La barriera corallina scoperta dalla missione Unesco - foto @Alexis.Rosenfeld
La barriera corallina scoperta dalla missione Unesco (Foto: @Alexis.Rosenfeld)

A Tahiti, alla scoperta degli oceani con una nuova barriera corallina

Situata a una maggiore profondità di quelle finora conosciute, la barriera appena scoperta ci rivela che molte cose abbiamo ancora da capire della vita negli Oceani. Proprio all’inizio del Decennio Onu delle scienze oceaniche per lo sviluppo sostenibile  
8 Febbraio, 2022
1 minuto di lettura

Una missione Unesco ha scoperto nelle acque a largo di Tahiti un raro tipo di barriera corallina. Si trova tra i 30 e i 65 metri di profondità, una vera novità dal momento che finora la maggioranza delle barriere coralline conosciute si trova entro i 25 metri di profondità. La scoperta suggerisce che ce ne potrebbero essere molte altre nella zona crepuscolare (o midwater) dell’oceano.

«Conosciamo la superficie della luna meglio dell’oceano profondo. Appena il 20% dei fondali marini è stato mappato», ha detto la Direttrice Generale dell’Unesco, Audrey Azoulay, in occasione della scoperta.

Audrey Azoulay, Direttrice Generale dell’Unesco
Audrey Azoulay, Direttrice Generale dell’Unesco

 

La spedizione rientrava nell’ambito del progetto Unesco di mappatura dell’oceano. È utile sapere dove siano situate le barriere coralline, risorsa importante per la vita marina. Una risorsa nutritiva, una risorsa per la biodiversità, poiché ospitano e creano “relazioni” con molti e differenti organismi (interessanti anche per la ricerca medica) e una risorsa a livello di riparo e protezione dall’erosione costiera e in caso di tsunami.

La scogliera è lunga circa 3 km e ampia tra i 30 e i 66 metri, mentre i coralli a forma di rosa arrivano a misurare 2 metri di diametro. L’ampiezza totale la rende una delle barriere coralline in salute più estese.

la barriera corallina
La missione è durata 200 ore di immersione e proseguirà nei prossimi mesi (Foto: @Alexis.Rosenfeld)

 

Le barriere coralline al di sotto dei 30 metri di profondità sono state poco studiate finora. Oggi la tecnologia consente immersioni più lunghe. La squadra della missione Unesco ha totalizzato ben 200 ore di immersione, durante le quali ha anche avuto l’opportunità di assistere alla deposizione delle uova.

 

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Lo studio Unesco proseguirà nei mesi a venire. L’agenzia ONU si occupa, infatti, anche di ricerca sugli oceani, attraverso l’Intergovernmental oceanographic commission (Ioc) fondata nel 1960 e costituita da 150 paesi. La commissione coordina programmi globali come la mappatura dell’oceano e il sistema di allerta per gli tsunami, più numerosi altri progetti di ricerca.

 

Guarda il video Unesco sulla scoperta

 

L’Unesco cura anche la protezione di 232 riserve di biosfera marina e di 50 siti marini patrimonio dell’umanità e di valore universale. Dallo scorso anno guida il Decennio ONU delle scienze oceaniche per lo sviluppo sostenibile (2021-2030). L’Obiettivo 14 dell’Agenda 2030 è infatti proprio di conservare oceani, mari e risorse marine promuovendo l’adozione di una gestione equilibrata e sostenibile. Il 2022 è l’anno di divulgazione del Decennio, che sarà lanciato da summit e iniziative pubbliche in tutto il mondo.

Mielizia

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Francesca Santoro
Francesca Santoro
Giornalista pubblicista. Laurea in comunicazione, specializzazione in marketing e comunicazione nel no profit. Per 15 anni si è occupata di comunicazione e progettazione formativa nell’ambito del consumo critico. Dal 2016 crea contenuti online e interventi formativi per progetti, enti, associazioni.
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