Ambiente tradito, guerre, xenofobia, meno diritti. Eppure c’è ancora speranza nel nuovo rapporto Amnesty

La presa di coscienza che i leader del mondo hanno sprecato opportunità e strumentalizzato crisi per limitare diritti. Ma anche il riconoscimento di riforme positive promosse da Ong e gente comune, che non smette di alzare la propria voce. Serve ancora di più «organizzare, sostenere e rendere possibile un movimento per la giustizia»
31 Marzo, 2022
3 minuti di lettura

«Il 2021 avrebbe dovuto essere un anno di guarigione e ripresa. Invece, è diventato un incubatore di disuguaglianze e instabilità sempre maggiori, non solo per il 2021, non solo per il 2022, ma per il decennio a venire».

Questo uno dei passaggi dell’appassionata introduzione, scritta dalla segretaria generale Agnès Callamard, del nuovo Rapporto annuale di Amnesty International sulla situazione dei diritti umani nel mondo. Il volume presenta cinque panoramiche regionali e schede di approfondimento su 154 Paesi, percorse quest’anno dal filo rosso delle occasioni perdute dai governi dopo la crisi pandemica globale nel 2020.

 

Agnès Callamard
Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International

Conflitti

Un dato centrale nel rapporto è l’aumento delle guerre nel mondo. Il moltiplicarsi o l’aggravarsi di conflitti ha portato instabilità, violenze e povertà nelle vite di milioni di civili. Si parla di Afghanistan, ove al ritiro delle truppe internazionali donne e uomini afgani che cercavano di affermare i propri «diritti umani e i valori democratici, sono stati lasciati a difendersi da soli». Ma anche Burkina Faso, Etiopia, Israele/Palestina, Libia, Myanmar, Yemen: in pochissimi casi, sono stati garantiti giustizia e accertamento delle responsabilità. In occasione della presentazione del rapporto, ha detto Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia, all’Ansa:

«Ora sta emergendo in maniera chiara, purtroppo, in Ucraina, quella che è la responsabilità del mondo, che non riesce a prevenire i conflitti, che non ha un sistema funzionante di mantenimento della pace e della sicurezza. (…) Se vedessimo su una mappa i conflitti in corso, quella mappa rappresenterebbe il fallimento del mondo».

Diritto umano alla salute

Il rapporto non può che dedicare ampio spazio al diritto umano alla salute, rilevato come globalmente a rischio, anche nei paesi ricchi. «C’era l’opportunità di utilizzare gli enormi investimenti globali e avanzamenti nella ricerca medica per migliorare il livello dei servizi erogati dai sistemi sanitari, ma in tutto il mondo i governi hanno dato prova della mancanza di leadership. Non hanno saputo invertire la rotta rispetto al diffuso stato di trascuratezza e sottofinanziamento di questi servizi nell’arco dei decenni o affrontare il limitato e iniquo accesso all’assistenza medica».

C’è poi la questione dei brevetti sui vaccini. E quella della corsa alle dosi (destinate a scadere) da parte dei paesi ricchi, che appare a Callamard «un sintomo scioccante di un mondo privo di una bussola morale; un mondo smarrito.»

Questione ambientale

Un altro tradimento importante è stato, secondo Amnesty, quello della Cop26 a Glasgow, con un mancato accordo che mette a rischio la vita di ampie fasce di umanità. Il rapporto rileva come in varie macroaree regionali il cambiamento climatico e il degrado ambientale abbiano causato problemi gravissimi alle popolazioni, come la siccità che ha interessato in Madagascar un milione e mezzo di persone, e le conseguenti migrazioni che si scontrano coi confini chiusi dei paesi ricchi.

 

 

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D’altronde, il rapporto rileva il permanere di una narrazione xenofobica sulla migrazione e un indurimento delle politiche interne agli stati: «Ben 12 paesi dell’Ue si sono rivolti alla Commissione europea chiedendo di annacquare le regole comunitarie in materia di protezione dei rifugiati. La comunità internazionale non ha provveduto a fornire un sostegno adeguato e, quel che è peggio, ha limitato l’accesso ai porti sicuri.»

Repressione del dissenso

Amnesty rileva inoltre la grave tendenza generale nel mondo, da parte dei governi, a comprimere le voci dissidenti. Anche questa, letta come un’occasione perduta. «Invece che fornire uno spazio per la discussione e il dibattito su come affrontare al meglio le sfide del 2021, la continua tendenza dei governi è stata di reprimere le voci indipendenti e critiche, con alcuni che hanno perfino utilizzato la pandemia come pretesto per ridurre ulteriormente lo spazio civico». Amnesty International evidenzia come siano aumentate le proteste delle persone in ogni continente, sia in piazza che in rete, con manifestazioni importanti per rivendicare diritti in almeno 80 Paesi. E questo attivismo dal basso, insieme a tante iniziative di Ong sostenute dall’opinione pubblica, in difesa dei diritti umani, è la briciola di speranza del rapporto. Nell’introduzione si cita, ad esempio, il diritto a un ambiente sano, pulito e sostenibile, riconosciuto a ottobre dalle Nazioni Unite, grazie alle pressioni della società civile, inclusa la stessa Amnesty.

Preziose le parole, ancora, di Agnès Callamard: «Se i nostri leader non ci guideranno verso i nostri diritti, allora saranno i diritti a guidarci gli uni verso gli altri».

Mielizia

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Francesca Santoro
Francesca Santoro
Giornalista pubblicista. Laurea in comunicazione, specializzazione in marketing e comunicazione nel no profit. Per 15 anni si è occupata di comunicazione e progettazione formativa nell’ambito del consumo critico. Dal 2016 crea contenuti online e interventi formativi per progetti, enti, associazioni.
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