L’unione fa la forza. Ne sono convinti i promotori dell’Alleanza di Città e Paesi d’Italia intorno al Mare contro la plastica monouso. Una chiamata alla responsabilità individuale e collettiva – promossa da enti del terzo settore e associazionismo non profit nell’ambito del progetto Naturalità dell’ambiente per la salute umana, e non solo – a cui, per primi, hanno aderito i Comuni di Rimini in Emilia-Romagna e Vasto in Abruzzo. A breve si uniranno Riccione e Bellaria-Igea Marina, sempre in Romagna.
Il progetto è arginare l’ulteriore diffusione delle micro e nanoplastiche che già infestano tutti gli ecosistemi.
Le ragioni dell’Alleanza
Una battaglia complessa, ma necessaria secondo i promotori, in nome della tutela della salute e attraverso l’impegno condiviso di amministrazioni locali e cittadini. Ieri dalla Residenza comunale di Rimini i promotori hanno spiegato le ragioni e gli obiettivi dell’Alleanza, a cui partecipa anche l’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente (Isde), già promotrice insieme alla Rete italiana Medici Sentinella (Rimsa) di una campagna nazionale di prevenzione dei danni da plastica per la salute.
Una rete per le buone pratiche
L’idea è quella di “contaminare” quanti più comuni costieri possibili attraverso la promozione di una serie di buone pratiche volte a invertire la tendenza all’uso della plastica monouso. Perché riciclare non basta più. Come dimostrano i dati, a cominciare da quelli sulla plastica in mare: secondo la Commissione europea, oltre l’80% dei rifiuti marini è costituito da plastica. Secondo Manuela Fabbri, presidente dell’associazione Basta Plastica in Mare Network, «Per proteggere l’ambiente e la salute collettiva, serve educare alla cittadinanza consapevole, contaminando i gruppi sociali e le giovani generazioni con comportamenti sani, scelte e azioni individuali virtuose. Che noi per primi adottiamo e promuoviamo».

Potere a consumatori consapevoli
“Il marketing siamo noi” recita lo slogan della campagna, che punta a incidere su usi e costumi legati all’impiego delle più diverse confezioni monouso diffuse in commercio, proponendo soluzioni alternative semplici e diffondendo consapevolezza sui pericoli legati all’assunzione involontaria di nanoparticelle di plastica. Interferenza endocrina con effetti negativi sulla fertilità maschile e femminile, effetti sul neurosviluppo, aumentato rischio di alcuni tipi di cancro ed effetti infiammatori con possibile interferenza sull’assorbimento di nutrienti sono alcune delle malattie legate alle sostanze chimiche rilasciate dalla plastica indicate sul sito di Isde.
L’impatto sulla salute
«Per l’inquinamento da plastiche, oltre al danno ambientale derivato dai rifiuti in plastica di grandi dimensioni che finiscono sul terreno o in mare, sono stati rilevati importanti effetti patologici per l’uomo dovuti alle micro e nanoplastiche», ha sottolineato Alberto Granata di Medici per l’Ambiente. «Queste particelle, rispettivamente di dimensioni inferiori a 5 millimetri e 0,1 micrometri, derivano o dalla lavorazione dei prodotti o dalla degradazione delle macroplastiche. Facilmente assimilate dagli organismi viventi per ingestione, inalazione e anche attraverso la cute, raggiungono tutti gli organi e i tessuti e i potenziali danni, in continua fase di studio, appaiono rilevanti», ha aggiunto Granata.
La campagna sui territori
Per questo, tra le azioni previste dal progetto, c’è un disciplinare condiviso per la tutela ambientale attraverso la promozione di comportamenti semplici ed efficaci: un decalogo di buone pratiche, che, illustrato (“per agganciare i ragazzi”, come ha sottolineato Franco Sacchetti, coordinatore del progetto per i Comuni proponenti) e tradotto in inglese, sarà esposto in spazi naturali e balneari e promosso gratuitamente, attraverso una sorta di pubblicità progresso. La scelta del consumatore è, infatti, lo strumento più efficace per determinare il gradimento di un prodotto. Mentre è compito dell’ente pubblico favorire scelte consapevoli: alimenti più sani, contenitori riutilizzabili e comportamenti quotidiani sostenibili ma allo stesso tempo semplici da perseguire.
Il Decalogo dell’Alleanza
Sono in elenco dieci voci per le quali il decalogo dell’Alleanza suggerisce il non utilizzo: 1. bottiglie di plastica, 2. contenitori di plastica per il cibo, 3. stoviglie e posate di plastica, 4. shampoo e altri detergenti, 5. cassette per il pescato in polistirene espanso sinterizzato (eps), 6. calze per mitilicoltura, 7. capsule caffè (cialde/bustine thè), 8. sigarette e filtri, 9. pannolini, 10. festoni, coriandoli e palloncini.
«Proponendo ai consumatori l’acquisto di alternative sostenibili prive di plastica – si legge nella parte introduttiva del decalogo – aiuteremmo i produttori a cogliere l’importanza che il mercato (le persone che consumano) attribuisce a salute e sostenibilità. Affinché anche le aziende riconvertano la produzione utilizzando materiali naturali». Una scommessa da vincere tutti insieme.
Strumenti sostenibili anche per la pesca
«Ci sono tante cose molto semplici da fare che richiedono una piccola modifica delle nostre abitudini, ma che non comportano né costi né grandi disagi. Lo facciamo per il mare ma anche per noi e la nostra salute», ha commentato Franco Borgogno, presidente onorario di Basta Plastica in Mare Network. Oltre alla spesa di tutti i giorni e ai comportamenti individuali, l’Alleanza dei Comuni intorno al mare punta su due azioni esemplari sulle quali vi sarà comune impegno della catena solidale, con la sostituzione, grazie ad alternative sostenibili, degli strumenti più utilizzati nella pesca, che impattano negativamente sulla salute del mare con conseguenze sulla catena alimentare: le cassette in polistirolo per il pescato e le reti o calze in polietilene per la mitilicoltura.
In linea con l’agenda europea e con i goal 2030
All’appuntamento sono intervenuti, inoltre, Anna Montini, assessora all’Ambiente del Comune di Rimini e Gabriele Barisano, assessore all’Ambiente del Comune di Vasto a spiegare le ragioni dell’adesione convinta delle due amministrazioni. Montini ha sottolineato l’importanza dell’agire dal basso, che caratterizza il programma dell’Alleanza, per reindirizzare le scelte dell’industria: un progetto “non velleitario” in linea con l’agenda europea e, in particolare, il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi adottato lo scorso anno. Anche Barisano ha voluto insistere sulla necessità di invertire la direzione di marcia. Siamo, infatti, a soli quattro anni dal limite temporale per il raggiungimento dagli obiettivi dell’Agenda 2030, il cui goal 14 recita «Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile». Secondo le stime più recenti, la dispersione di plastica nei mari del Pianeta ammonta a circa 10 milioni di tonnellate all’anno.
Il locale che può trainare il globale
«Fondamentale agire dal basso, diffondendo pratiche e comportamenti a livello locale, capaci di anticipare, accompagnare e consolidare quel cambiamento che le politiche promuovono e regolamentano», ha insistito, da remoto, Enzo Favoino, di Zero Waste Europe e coordinatore scientifico del progetto Alleanza.
Ricordando, infine, quelle politiche di settore, come la “Direttiva sul contrasto alla dispersione di plastiche monouso” e il “Regolamento europeo sugli imballaggi”, che puntano a ridurre e riutilizzare per abbattere le conseguenze dell’overpackaging.




















