Approfondire la ricerca sui dati e le esperienze della transizione circolare. E sperimentare un modello di comunicazione che tiene insieme letteratura scientifica e narrazione divulgativa attraverso una web serie di grande impatto. È l’obiettivo di Spoke 5 – Nulla andrà perduto: il progetto realizzato, tramite fondi Pnrr, da 11 atenei italiani appartenenti alla Fondazione Grins che raccoglie 27 organizzazioni fra università pubbliche e private, centri di ricerca e aziende per un complesso di oltre 350 ricercatori.
Comunicare la transizione
«I temi su cui lavoriamo, vale a dire modelli predittivi, innovazione, brevetti, competenze e impatti territoriali, sono cruciali per il futuro del paese – spiega Francesco Quatraro, docente di Politica economica presso l’Università di Torino e coordinatore del progetto – Spesso però restano confinati ad un pubblico specialistico. La web serie, al centro di Spoke 5 – Nulla andrà perduto, rappresenta un ponte fra rigore scientifico e società, uno strumento per rendere la ricerca comprensibile, utile e concretamente orientata alle decisioni di imprese e policy maker».
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Scienza accessibile
Questo ambizioso ecosistema di public engagement è stato sviluppato da Wesion Srl Società Benefit, uno spin-off dell’Università di Cagliari. Tiene insieme una filiera che parte dai paper scientifici e li declina in diverse forme a seconda del pubblico, passando per un blog e alcune “featurette” che collegano la fiction alle basi della ricerca specialistica: «Puntiamo a tradurre i risultati della ricerca e contenuti complessi in narrazioni chiare e accessibili, mantenendo intatto il valore e la precisione delle informazioni» spiega la responsabile scientifica Maria Chiara Di Guardo, dell’ateneo sardo.
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Meccanismo inceppato
L’itinerario narrativo di Spoke 5 – Nulla andrà perduto si conclude, appunto, con le tre godibilissime fiction che vi mostriamo in questa pagina, al cui interno riecheggia forse qualche suggestione alla Brazil di Terry Gilliam: «Nel mondo della webserie, dominato da un Omniflusso burocratico, ogni vita è una sequenza da ottimizzare, ogni deviazione un errore da correggere – spiega Alessandro Fusacchia, curatore editoriale – Daniele, il protagonista del racconto, fa inceppare il meccanismo: ovunque venga mandato, non segue lo script, ma prova ad aggiustare, riparare, riutilizzare». E il messaggio di cambiamento è chiaro:
«Così facendo, mette in crisi un sistema che sa gestire le regole, ma non l’imprevisto. E che non ha ancora imparato che c’è un altro modo di far funzionare le cose».

















