Extinction Rebellion vs Eni, stop investimenti in fossili e nei territori palestinesi occupati

Manifestazione lunedì sera sotto il palazzo della multinazionale all'Eur. Sotto accusa i progetti estrattivi e gli investimenti in collaborazione con un'azienda israeliana nella lista nera delle Nazioni Unite
1 Ottobre, 2024
1 minuto di lettura

Ieri nel tardo pomeriggio, all’ingresso del palazzo dell’ENI all’Eur, si è svolta una manifestazione organizzata da Extinction Rebellion insieme a Palestina Libera, United For Climate Justice e Ribellione Animale. Motivo della protesta, le collaborazioni della multinazionale con il Governo Israeliano ma anche il suo ruolo nel Piano Mattei, che punta su gas e biocarburanti, fonti energetiche ad alto impatto ambientale. In aprile ENI ha firmato un accordo per la produzione di 100 mila barili al giorno di petrolio nel Mare del Nord con Ithaca Energy. Ithaca è una società britannica controllata da Delek Group, una delle principali aziende energetiche israeliane, dal 2020 inserita nella lista nera dell’alto commissario Onu per i diritti umani per il supporto all’occupazione illegale dei territori palestinesi della Cisgiordania e di Gerusalemme Est e i rifornimenti di carburante alle forze armate di Tel Aviv. A poche settimane dallo scorso 7 ottobre, inoltre, ENI aveva firmato un accordo col ministero dell’energia israeliano per delle licenze di esplorazione di giacimenti di gas nelle acque territoriali palestinesi, provvedimento che è stato soggetto di diffida, in quanto tali attività costituirebbero una violazione del diritto internazionale. La richiesta di Extinction Rebellion al Governo italiano, che detiene il 30% delle azioni dell’azienda è

«che queste operazioni coloniali vengano interrotte immediatamente. Queste operazioni sono doppiamente criminali, in quanto sfruttano le risorse di paesi oppressi e continuano a investire nell’industria fossile, aggravando la crisi ecoclimatica in corso, che non risparmierà nessuno».

 

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