Jane Fonda, il ritorno della diva attivista per il clima

Un comitato di raccolta fondi per sostenere la carriera politica di esperti che contrastino i cambiamenti climatici. È la nuova iniziativa della star hollywoodiana, impegnata per i diritti civili e contro le guerre sin dagli anni'60, di fronte all’immobilità di una classe politica foraggiata dall’industria dei combustibili fossili
28 Marzo, 2022
2 minuti di lettura

Dalle manifestazioni alle donazioni: l’attrice e attivista Jane Fonda ha annunciato la creazione di un political action committee (PAC) dedicato al clima. Un PAC, negli Stati uniti, è un gruppo che raccoglie fondi tra i propri membri per sostenere (o ostacolare) un candidato o un’iniziativa legislativa. In questi otto anni che ci dividono dal “punto di non ritorno” del 2030, entro cui le emissioni da combustibili fossili andrebbero dimezzate, Jane Fonda vede anche le previste quattro tornate elettorali statunitensi. La sua idea, quindi, è di spostare in quella sede la battaglia per il clima: per riuscire ad allontanare dalla politica politica gli “alleati del Big Oil”.

«Se non riusciamo a far cambiare idea alle persone al potere, dobbiamo cambiare le persone al potere».

 

Guarda il video di lancio della Jane Fonda Climate Pac

 

 

Jane Fonda, attivista nel femminismo e contro la guerra (fin dai tempi del Vietnam), ha sposato da anni la causa del contrasto al cambiamento climatico. Di fronte all’opposizione delle autorità di Washington contro le proteste di Greenpeace e dei Fridays for future, nell’autunno 2019 ha creato l’associazione Fire Drill Fridays e si è trasferita a Capitol Hill per poter partecipare e contribuire settimanalmente alle manifestazioni. Due intensi mesi di cortei e di speech di approfondimento, che hanno raggiunto rapidamente centinaia di migliaia di persone, anche tramite le piattaforme social.

Nel video di presentazione di questa nuova iniziativa, lanciata lo scorso 16 marzo, la Fonda sottolinea che nel 2020 il settore dei combustibili fossili ha speso, nelle elezioni americane, 139 milioni di dollari, che hanno finanziato entrambi i partiti maggiori.

Secondo lo Yale Climate Connections, progetto indipendente di informazione sulla questione climatica, nel biennio 2017-2018 l’industria dei combustibili fossili ha investito oltre 359 milioni di dollari considerando, oltre alle donazioni per le campagne politiche nazionali, anche le spese in azioni di lobby. A fronte di 26 milioni di dollari investiti dalle compagnie del settore delle rinnovabili.

 

Una grafica pubblicata nel 2020 dalla Yale Climate Connection sui principali finanziatori dei politici statunitensi nel settore dei combustibili fossili

 

Nel team della Jane Fonda Climate PAC c’è Ariel Hayes, con vent’anni di esperienza in mobilitazioni (per Sierra Club, grande organizzazione ambientalista attiva negli Us e in Porto Rico), advocacy e campagne politiche sul fronte progressista, e Annie Leonard, co-direttrice esecutiva di Greenpeace Us (in Italia nota già da una quindicina d’anni per il prezioso documentario The Story of Stuff, sull’impatto ambientale dei nostri consumi) con cui la Fonda collabora per i Fire Drill Fridays.

La Pac «sarà un progetto totalmente indipendente da Greenpeace, sebbene lavori per la stessa causa», ha specificato la Fonda.

Così, a 84 anni, la Fonda si lancia in qualcosa di nuovo, «ci ho pensato a lungo, non ho mai fatto niente del genere prima», con l’obiettivo di accelerare i tempi dell’inversione di rotta sconfiggendo politicamente chi supporta le energie fossili. Per eleggere a tutti i livelli di governo dei “climate champions”. In bocca al lupo, Jane. E naturalmente viva il lupo.

Mielizia

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Francesca Santoro
Francesca Santoro
Giornalista pubblicista. Laurea in comunicazione, specializzazione in marketing e comunicazione nel no profit. Per 15 anni si è occupata di comunicazione e progettazione formativa nell’ambito del consumo critico. Dal 2016 crea contenuti online e interventi formativi per progetti, enti, associazioni.
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