La medusa dei misteri ricompare nell’Adriatico

La "Drymonema dalmatinum", la medusa più grande e più rara del Mediterraneo, ha fatto la sua comparsa nel Golfo di Trieste qualche giorno fa, destando grande emozione per questo straordinario evento 

15 Giugno, 2020
3 minuti di lettura

Negli ultimi mesi, le notizie di avvistamenti eccezionali a terra e in mare sono proliferate creando un vero e proprio fenomeno di tendenza: l’effetto lockdown. La natura, però, non cessa mai di sorprenderci e proprio ora che gli avvistamenti eclatanti sembravano diminuire, un altro inusuale organismo è comparso nel Golfo di Trieste, nell’Adriatico settentrionale. Si tratta della medusa Drymonema dalmatinum, che detiene ben due primati: è la medusa più grande e anche la più rara del Mediterraneo.

 

L’apparizione della medusa è stata segnalata dai ricercatori Saul Ciriaco e Marco Segarich dell’Area Marina Protetta di Miramare di Trieste, durante uno dei monitoraggi che conducono a cadenza regolare in questo prezioso lembo di mare, situato nella porzione più settentrionale del Mediterraneo e tutelato dal Wwf e da norme e convenzioni nazionali e internazionali.

 

Panoramica dell’Area Marina Protetta di Miramare nel Golfo di Trieste. (Foto: Fabio Pappalettera)
Panoramica dell’Area Marina Protetta di Miramare nel Golfo di Trieste. (Foto: Fabio Pappalettera)

 

La medusa avvistata a Miramare ha un diametro di circa 50 centimetri, ma gli esemplari di questa specie possono essere davvero giganti: l’ombrella, ovvero la parte tondeggiante del corpo, in genere a forma di cupola, da cui si dipartono i tentacoli, può infatti superare il metro di diametro. È una medusa urticante che fa parte della classe delle scifomeduse (ordine “Discomedusae”, famiglia “Drymonematidae”) e del phylum degli cnidari, il gruppo tassonomico che comprende anche altri organismi acquatici a simmetria raggiata, come i coralli e gli idrozoi. Questa medusa si nutre di altre meduse, come testimoniato anche dal video fatto dai due ricercatori, dove si notano ben due polmoni di mare (“Rhizostoma pulmo”), meduse molto più comuni nei nostri mari, che fanno capolino tra i suoi tentacoli.

 

 

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Drymonema dalmatinum fu osservata per la prima volta intorno al 1880 dal biologo e filosofo tedesco Ernst Haeckel, noto per la sua instancabile opera di classificazione di una moltitudine di specie animali e vegetali e per la sua vivacità intellettuale e artistica (fu lui a coniare il termine “ecologia” e le sue illustrazioni di creature marine influenzarono lo sviluppo dell’Art Nouveau). In seguito alla scoperta fatta da Haeckel lungo le coste della Dalmazia, nell’Adriatico orientale, le segnalazioni della presenza di questa grande medusa furono assai sporadiche, con intervalli di una trentina d’anni tra una osservazione e l’altra: nel secolo scorso fu segnalata solo nel 1908, nel 1937 e nel 1984. Dopo quell’anno, non se ne seppe più nulla o quasi fino al 2014, quando venne avvistata più volte in tutto l’Adriatico. Poi, di nuovo nulla fino a pochi giorni fa, quando Drymonema dalmatinum è ricomparsa a Miramare destando grande emozione ed entusiasmo.

 

Una delle tavole illustrate prodotte da Haeckel raffiguranti alcune Discomeduse

 

Come si spiegano queste misteriose e tanto sporadiche apparizioni? Uno dei motivi della rarità di questa medusa sta nel suo ciclo biologico. Come tutte le meduse, Drymonema dalmatinum alterna infatti durante la sua vita una fase polipoide, in cui vive attaccata al fondale marino, e una fase medusoide, in cui fluttua nel mezzo acqueo trasportata dalle correnti assumendo la tipica forma che conosciamo. In questa medusa, la fase polipoide dura un tempo lunghissimo, addirittura di alcuni decenni, ed è questo uno dei motivi che la rendono così difficile da osservare e che possono spiegare la periodicità delle segnalazioni. Inoltre, le osservazioni fatte nei Caraibi suggeriscono che la sua presenza aumenti in corrispondenza delle esplosioni della medusa quadrifoglio (“Aurelia aurita”), di cui Drymonema si ciba. Secondo un team di ricercatori sloveni e croati, un andamento analogo potrebbe essere tratteggiato per l’Adriatico.

 

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In ogni caso, come ci dicono gli stessi ricercatori dell’Area Marina Protetta di Miramare che l’hanno osservata:

«Gli avvistamenti sono talmente rari da non destare alcuna preoccupazione per il suo rinvenimento al largo delle nostre coste: se mai la incontrerete, tenetevi ben alla larga, certo, ma consideratevi dei privilegiati!».

 

Guarda il video di presentazione dell’Area marina protetta di Miramare

 

L’Area Marina Protetta di Miramare è la più “antica” d’Italia: fu istituita nel 1986 dal Ministero dell’Ambiente e da allora è gestita dal Wwf. Oltre ai 120 ettari di mare protetto che si possono scoprire con pinne e maschera accompagnati dallo staff gestore, è possibile visitare tutto l’anno il BioMa, il Biodiversitario Marino ospitato presso le ex Scuderie del Castello di Miramare, che offre una splendida esperienza di immersione virtuale in questo scrigno di mare ricco di bellezza e biodiversità. Per saperne di più: www.riservamarinamiramare.it

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Mara Marchesan
Mara Marchesan
Naturalista, consulente editoriale e giornalista scientifica. Collabora con case editrici, testate digitali e progetti europei, occupandosi dell’ideazione e stesura di contenuti informativi, divulgativi e didattici, della progettazione, redazione e traduzione di libri di scienze, dello sviluppo e gestione di attività di disseminazione e divulgazione scientifica. Spirito eclettico e curioso, ha una vocazione internazionale e multiculturale nutrita sin dalla nascita e una passione atavica per la natura nelle sue molteplici forme ed espressioni. Negli anni ha spaziato dai territori più tecnici e scientifici a quelli più arcaici e olistici, muovendosi sempre con l’entusiasmo dell’esploratore e l’animo del pioniere. Ha a cuore i temi dell’ecologia e dello sviluppo sostenibile e crede che il motto “make the world a better place” non riguardi solo gli umani ma anche i nostri compagni di viaggio di tutti i regni. Oltre al mondo naturale, la appassionano il lifestyle sostenibile e le innovazioni green, la letteratura e le espressioni artistiche e tutto ciò che è fusione tra natura e cultura.
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