A pochi giorni dall’avvio della Cop30 in Brasile, l’agenzia ambientale brasiliana Ibama ha concesso alla compagnia energetica statale Petrobras la licenza per esplorare il petrolio nel bacino della foce del Rio delle Amzzoni.
Obiettivo ufficiale dell’impresa, della durata di 5 mesi, è quello di raccogliere informazioni geologiche per valutare la presenza di petrolio e gas.
Una risorsa ambita
La Petrobras fece richiesta di avviare delle perforazioni esplorative al largo del Rio delle Amazzoni già nel 2023: dopo i rifiuti iniziali è giunta la licenza dall’Istituto brasiliano per l’ambiente e le risorse rinnovabili. I giacimenti potrebbero contenere fino a 5,6 miliardi di barili, costituendo un aumento del 37% delle riserve nazionali attuali.
Sovranità energetica e transizione
L’operazione è presentata come necessaria per finanziare la transizione energetica, tuttavia la stessa apertura di nuovi pozzi petroliferi va contro gli impegni del Brasile per la transizione. Secondo il ministro dell’Energia, Alexandre Silveira: «Il Margine Equatoriale rappresenta il futuro della nostra sovranità energetica: il Brasile non può rinunciare a conoscere il proprio potenziale».

Un’area di vulnerabilità socio-ambientale
La regione del Margine equatoriale è ricca di aree protette, terre indigene, mangrovie e biodiversità marina. L’ Osservatorio per il clima, rete di ong brasiliane ambientaliste presenterà ricorso contro il rilascio della licenza per l’esplorazione petrolifera. Per Mariana Andrade, della Campagna Oceani di Greenpeace Brazil: «Il Brasile si presenta come un’azienda verde sulla scena internazionale, ma si macchia di petrolio in patria.
Non è possibile alcuna transizione energetica quando la sua base è la distruzione».



















