La pre-Cop a Brasilia, il tavolo dei relatori, 14 ottobre 2025
La pre-Cop a Brasilia, 14 ottobre 2025. Foto: Rafa Neddermeyer /Cop30

Da Berlino a Belém, la lunga storia delle Cop. Mentre il punto di non ritorno si avvicina

La nascita dell’Ipcc nell'88, il primo allarme sul riscaldamento globale, le speranze di Parigi. E il negazionismo dilagante di oggi. Cosa possiamo attenderci dal vertice sul clima, che comincia fra tre settimane nella città brasiliana?
22 Ottobre, 2025
4 minuti di lettura

Rue de la Paix numero 7 bis, Ginevra, Svizzera. È un indirizzo prestigioso in una delle zone del centro più importanti a livello internazionale. Lì, dove c’è la sponda più stretta del lago Lemano, sorgono i palazzi che fanno capo alle Nazioni Unite. Quella di cui parliamo è la sede del Wmo, l’Organizzazione Meteorologica Mondiale che ospita un centro di studi e ricerche che ha un acronimo di cui ogni tanto si parla: l’Ipcc, vale a dire l’Intergovermental panel on climate change.

In principio fu Berlino

Se ne parla almeno una volta intorno alla fine dell’anno quando una schiera di climatologi e di fisici dell’atmosfera presentano al mondo i risultati dell’ultimo anno di ricerca sui cambiamenti climatici e sul riscaldamento globale. I risultati li presentano in un dossier di centinaia e centinaia di pagine alla Conference of the parties (Conferenza delle parti), ovvero Cop, l’acronimo che rimane in testa a molti.

LEGGI ANCHE >
Comunicazione, attivismo, giustizia climatica. A tu per tu con Andrea Grieco

E questa del 2025 è la trentesima della storia. La Cop1 fu convocata dalle Nazioni Unite a Berlino il 28 marzo del 1995 e, tranne che nel 2020 quando saltò per la pandemia, un anno dopo l’altro siamo arrivati alla Cop30. L’appuntamento è fissato dal 10 al 21 novembre prossimo, a Belém, capitale dello stato amazzonico del Parà, in Brasile.

L’apertura della Cop 1 di Berlino, il 28 marzo 1995. Foto: Dpa /Alamy

Jim Skea, la voce dell’Ipcc

Parliamo ora di Jim Skea, professore universitario ricercatore e studioso con un curriculum di altissimo livello, 72 anni, scozzese, forse la personalità di rilievo più sconosciuta al mondo. Infatti, è il presidente in carica dell’Ipcc, eletto nel luglio del 2023. Sarà lui a nome di centinaia e centinaia di climatologi di tutto il mondo a presentare il risultato delle ricerche di quest’anno. Lo farà a Belém davanti a migliaia di ospiti tra politici, economisti, scienziati e giornalisti di ogni testata possibile e di ogni network pensabile.

Jim Skea. Foto: Ipcc/Filckr

L’intuizione di Nairobi

Questi i fatti di cui tenere conto prima di entrare nel merito della vicenda cambiamenti climatici e riscaldamento globale. Partiamo allora da una data fondamentale: il 1988, appena 37 anni fa. I vertici della Wmo si riuniscono a Nairobi, in Kenya, negli uffici dell’Unep, il programma dell’Onu sull’ambiente, insieme a climatologi e fisici dell’atmosfera per discutere di quello che appare a chi studia quanto avviene nel mondo: il clima sta cambiando in modo molto evidente.

LEGGI ANCHE >
Cop 29 di Baku, un risultato deludente

E i meteorologi affermano con estrema onestà intellettuale di non essere in grado di studiare il fenomeno: «Sta a voi climatologi, dicono in coro, che spetta la ricerca e lo studio di questo problema», dicono. Viene presa la decisione all’unanimità e nasce così l’Ipcc. La sede è presto fatta: Ginevra, l’ufficio sarà nella stessa sede del Wmo, c’è spazio a sufficienza.

Da Rio il primo allarme

I lavori partono subito: bisogna avere dati da ogni parte del mondo: siccità, piogge torrenziali, alluvioni, uragani, catastrofi, con la raccolta continua delle temperature in ogni angolo del Pianeta per avere in tempo reale la temperatura media della Terra. Il Panel lavora a pieno ritmo e non fornisce dati e analisi perché ha bisogno di tempo. Passa il 1992 quando si tiene a Rio de Janeiro la seconda conferenza dell’Onu su ambiente e sviluppo, l’Earth Summit. La popolazione globale è arrivata a 5 miliardi e 300 milioni (oggi siamo 8 miliardi e 250 milioni) e si sentono le prime voci di allarme sul clima che cambia.

Una manifestazione a Rio de Janeiro, durante l'Earth Summit del giugno 1992
Una manifestazione a Rio de Janeiro, durante l’Earth Summit del giugno 1992. Foto: Sue Cunningham / Alamy

Verso il Protocollo di Kyoto

Ma l’Ipcc lavora per avere il quadro più realistico della situazione. Si arriva così al 1995 quando alla Cop1 vengono presentati i primi dati. Grande cautela ma anche preoccupazione perché il livello di CO2, di metano e di altri componenti chimici di sintesi stanno provocando un effetto serra che riscalda la Terra. Da una Cop all’altra i climatologi, sempre più numerosi, confrontano i dati e lanciano allarmi sempre con grande senso di responsabilità e di precauzione.

Accordi, rinvii e fallimenti

Si arriva al 16 febbraio del 1997 quando in Giappone si firma il Protocollo di Kyoto, approvato dalla maggior parte dei paesi presenti (ne vengono individuati 55 che producono il 55% del totale delle emissioni mondiali). Ci vogliono però otto anni perché il Protocollo possa entrare in vigore. I paesi firmatari si impegnano a ridurre del 5,2% la produzione di gas serra rispetto alla situazione del 1990 entro il 2012. Cosa che di fatto non avverrà.

Greta Thumberg alla Cop24 di Katowice, in Polonia
Greta Thumberg alla Cop24 di Katowice, in Polonia. Foto: Cop24

Intanto la la CO2 continua a salire

La cronologia è devastante. I 191 paesi (gli Usa non aderiscono) partecipano alle Cop ma tutti gli accordi saltano: quello di Doha che fa slittare gli impegni al 2020 e la Convenzione di Parigi del 2015. Buone intenzioni ma in pratica quello che aumenta è la quantità di particelle di CO2 misurate in ppm, parti per milione, presenti in atmosfera.

L’era del negazionismo

Durante le ultime Cop i media si divertono a parlare di chi sta con chi e di chi è contro. E cosa fa e cosa dice la giovane Greta, la ragazza svedese ora arrestata illegalmente in acque internazionali e maltrattata nella prigione israelita dove è stata condotta nei giorni scorsi. E chi contrasta i cambiamenti climatici fino al punto di negarli non presenta mai un dato e una cifra ad avvalorare le tesi contrarie. Con in testa il presidente degli Usa, Donald Trump, oggi indiscusso capo dell’Occidente.

LEGGI ANCHE >
“Drill, baby, drill”. I tre David, The Donald e la nostra casa che brucia

Negli archivi della Casa Bianca, dove si sta lavorando alla costruzione di una monumentale sala da ballo, sono stati cancellati tutti i dati che si riferiscono al riscaldamento globale. Il Goddard Institute for Space Studies della Nasa (Giss), che aveva sede a Brooklyn, New York, e che era in stretto contatto con l’Ipcc di Ginevra, è stato chiuso e non si sa se verrà riaperto.

Verso Belém, tra scienza e speranza

Così si arriva a Belém, alla Cop30 e agli undici giorni di novembre in cui verranno presentati gli ultimi, catastrofici, dati sul clima. C’è chi si domanda perché continuare a spostare da un capo all’altro del mondo migliaia e migliaia di persone ogni anno con costi e inquinamento altissimi per poi non ascoltare quello che la scienza, oggi vista come una iattura da molti governanti del mondo, ci vuole dire. Un anniversario che potrebbe, anzi dovrebbe significare un momento di svolta per uscire dalla corsa forsennata fra chi inquina ed emette più gas climalteranti, fra chi produce più armi e chi ne utilizza a volontà.

“Andare oltre”, illustrazione di Fabrizio Carbone per Sapereambiente, ottobre 2025

Ma anche l’esatto contrario, vale a dire l’ennesima passarella di leader e generiche dichiarazioni finali, mentre il punto di non ritorno si avvicina.

 

Mielizia

Saperenetwork è...

Fabrizio Carbone
Fabrizio Carbone
Giornalista professionista dal 1970, Fabrizio Carbone ha lavorato alla redazione romana de “Il Resto del Carlino” (nel 1972 da New York), de “La Stampa” e di “Panorama”. A partire dalla metà degli anni ottanta ha prodotto e diretto, insieme a Riccardo Truffarelli (gruppo 6 aprile, Perugia) numerosi documentari in Amazzonia, Costa Rica, Norvegia, Finlandia, Inghilterra, Italia per i programmi culturali della Rai3, tra cui Geo, Geo&Geo, il Viaggiatore. Ha diretto 6 speciali, tra il 2004 e il 2007, per la trasmissione Stella del Sud (Rai 1) in Etiopia, Tanzania, Amazzonia, Groenlandia, Norvegia, Mauritania. Coinvolto da sempre nella protezione e nella conservazione della natura è stato tra i soci fondatori del Wwf Italia, consigliere nazionale della stessa associazione, nel 2002, ma anche, nei primi anni ottanta, di Legambiente e Lipu. È direttore responsabile di Greenpeace News.
Corso Sapereambiente 2026
Lifegrace guida
Mielizia
Resto sfuso

Agenda Verde

Librigreen

no title has been provided for this book

Tempo di ritorno, nel racconto di tre generazioni l'inizio della crisi climatica

Forse uno dei metodi più efficaci per raccontare la crisi climatica è quello di assumere il particolare come punto di osservazione privilegiato, di ri

no title has been provided for this book

Kaos. Dialogo filosofico sull'anatomia di un mondo in transizione

In un’epoca priva di bussola, Kaos (Il Mulino, 2026) si impone come un dialogo filosofico di rara intensità, volto a decifrare le fratture del present

no title has been provided for this book

“La grande avventura dei Gugulù”: un racconto per salvare il mondo dalla plastica

Il mondo dei Gugulù è fatto di plastica e i suoi abitanti alla plastica ci sono abituati. Anzi, a loro la plastica piace molto e non possono proprio f

Più letti

Take five
Storia precedente

Cinque conflitti ambientali contemporanei che dovete conoscere

Foce del Rio delle Amazzoni
Prossima storia

Licenza ambientale per le trivelle alla foce del Rio delle Amazzoni