I Neanderthal sono vissuti nel Paleolitico e avevano caratteristiche e abilità molto simili alle nostre (Foto: Sgrunden, pixabay)

C’erano una volta i Neanderthal e un po’ ci sono ancora, un saggio

Giorgio Manzi, nel suo ultimo libro edito da Il Mulino sull’intricato cammino evolutivo umano che si fonde ai racconti dell’ultimo Neanderthal, riflette sull’impronta che l’uomo ha lasciato sul pianeta fin dagli albori della sua esistenza
26 Aprile, 2022
2 minuti di lettura
copertina libro L'ultimo Neanderthal

«Tutto cominciò su due piedi». Si annuncia così, con un tono tra l’epico e lo spiccio, il Neanderthal che compare in sogno al paleoantropologo Giorgio Manzi e lo accompagna in un affascinante viaggio a ritroso nel tempo. Un viaggio fatto su due piedi e a mano libera. Sì, perché è grazie alla postura bipede che i primati antenati dei Neanderthal (e nostri) hanno acquisito una straordinaria innovazione strutturale: le mani sollevate dall’incombenza della locomozione e pronte per essere utilizzate per una miriade di scopi diversi. Da qui alla comparsa dei primi Homo il passo è – si fa per dire – breve.

Un tuffo nell’età della pietra antica

Nel giro di un paio di milioni di anni, le mani dei nostri tris-tris-trisavoli (nonché tris-tris-trisavoli dei Neanderthal) sono diventate sempre più abili a lavorare la pietra per costruire utensili, mentre il cervello per un motivo o per l’altro si è espanso (gli studiosi ancora non concordano sul perché). Tutto il resto è storia, anzi preistoria. Noi Homo sapiens abbiamo preso forma circa 200.000 anni fa e abbiamo trascorso più o meno il 95% della nostra esistenza nel Paleolitico, il tempo più antico della preistoria. La nostra “specie sorella” Homo neanderthalensis, invece, è stata paleolitica al 100%: nell’età della pietra antica si è originata e si è estinta. Ma in realtà, i Neanderthal non si sono mai estinti del tutto: si affacciano ancora, con tracce ben riconoscibili, all’interno del nostro DNA. Ed è questo che rende la loro storia ancora più intrigante.

 

Giorgio Manzi
Giorgio Manzi è docente di Paleoantropologia, Ecologia umana e Storia naturale dei primati all’Università di Roma La Sapienza. Dirige il Museo di Antropologia «Giuseppe Sergi»

I molti rami del cammino evolutivo umano

La nostra specie non discende dai Neanderthal, ma con i Neanderthal è convissuta per un certo periodo di tempo. Che cosa sia successo in quel lasso di tempo e per quale motivo una specie sia sopravvissuta all’altra, però, non è chiaro. L’autore affronta questa e molte altre questioni della nostra storia evolutiva con puntiglioso rigore scientifico, passando dalla biologia evolutiva alla paleoecologia, dalla genetica alla biologia molecolare. A cui si intercalano i lirici, accorati racconti dell’ultimo Neanderthal, vissuto circa 40.000 anni fa.

Il quadro che ne emerge è ben lontano dal classico “cammino evolutivo lineare” a cui siamo abituati a pensare.

Cammino riprodotto, in soldoni, dall’arcinoto disegno della scimmia che nel giro di cinque o sei passaggi si trasforma nell’uomo in giacca e cravatta. L’evoluzione umana è piuttosto un albero dalle molte e complesse ramificazioni, dove specie diverse si sono avvicendate nel tempo, hanno condiviso parte del percorso evolutivo, si sono in alcuni casi ibridate.

 

pitture rupestri
Le pitture rupestri sono un’importante testimonianza dell’evoluzione culturale dei nostri antenati (Foto: valtercirillo, Pixabay)

Ricordare il Paleolitico per affrontare l’Antropocene

Un’avventura avvincente, quella che ci racconta Manzi, che è anche uno strumento di consapevolezza in più sulle potenzialità, le prospettive e le criticità della nostra specie. «Sin dall’inizio l’impronta umana sul pianeta è stata notevole, addirittura impressionante; a tal punto che, oggi, è divenuta una grande preoccupazione». Ecco allora che conoscere la storia e le vicissitudini di Homo sapiens e delle nostre specie sorelle ci può dare un maggiore senso di responsabilità di fronte alle sfide, forse non tutte così nuove, che ci ritroviamo ad affrontare oggi, nell’Antropocene.

Mielizia

Saperenetwork è...

Mara Marchesan
Mara Marchesan
Naturalista, consulente editoriale e giornalista scientifica. Collabora con case editrici, testate digitali e progetti europei, occupandosi dell’ideazione e stesura di contenuti informativi, divulgativi e didattici, della progettazione, redazione e traduzione di libri di scienze, dello sviluppo e gestione di attività di disseminazione e divulgazione scientifica. Spirito eclettico e curioso, ha una vocazione internazionale e multiculturale nutrita sin dalla nascita e una passione atavica per la natura nelle sue molteplici forme ed espressioni. Negli anni ha spaziato dai territori più tecnici e scientifici a quelli più arcaici e olistici, muovendosi sempre con l’entusiasmo dell’esploratore e l’animo del pioniere. Ha a cuore i temi dell’ecologia e dello sviluppo sostenibile e crede che il motto “make the world a better place” non riguardi solo gli umani ma anche i nostri compagni di viaggio di tutti i regni. Oltre al mondo naturale, la appassionano il lifestyle sostenibile e le innovazioni green, la letteratura e le espressioni artistiche e tutto ciò che è fusione tra natura e cultura.
Corso Sapereambiente 2026
Lifegrace guida
Mielizia
Resto sfuso

Agenda Verde

Librigreen

cover Sillabario della Terra

"Sillabario della Terra", l'importanza e la fragilità del suolo sotto i nostri piedi

È talmente presente nelle nostre vite che spesso neanche ci accorgiamo della sua presenza. Eppure, ogni nostro passo, sorso d’acqua e boccone di cibo

no title has been provided for this book

"Le vie dei sogni". La ricerca di senso, in verticale, dell’alpinismo

Che cosa spinge un essere umano a salire verso l’alto, quando tutto sembra già conosciuto, misurato, cartografato? Perché, dopo aver esplorato ogni or

Groenlandia Nuuk

Sui tetti di Nuuk. Il viaggio-inchiesta che racconta la Groenlandia in crisi

Groenlandia Nuuk, appena pubblicato da Paesi Edizioni, ci accompagna con uno sguardo poliedrico e ravvicinato alla scoperta di uno dei luoghi più embl