Una ricostruzione di Lucy esposta al Museo dell’Evoluzione di Varsavia (Foto: Shalom, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons)
Una ricostruzione di Lucy esposta al Museo dell’Evoluzione di Varsavia (Foto: Shalom, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons)

Antenati, un libro per celebrare il compleanno di Lucy e farci riflettere

Il nuovo volume di Giorgio Manzi esce in occasione dei 50 anni dalla scoperta della giovane femmina di australopiteco. Narra storie di antenati che emergono dal tempo profondo, per ricostruire l’evoluzione umana e far ragionare sul destino della nostra specie
23 Febbraio, 2024
3 minuti di lettura
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Quest’anno Lucy compie cinquant’anni, anzi per la precisione 50 più 3,2 milioni di anni! Mentre le auguriamo buon compleanno e pensiamo alle candeline che dovrà soffiare, prendiamo in mano il nuovo, appassionante libro del paleoantropologo Giorgio Manzi e facciamo un tuffo nel tempo profondo. Quello in cui si muovevano Lucy, la giovane femmina di australopiteco di cui abbiamo già svelato l’età, e la variegata combriccola di antenati che scandiscono le tappe della nostra storia di umani. Questo libro, dotto e piacevolissimo, si presenta in forma di curioso resoconto fatto da una Commissione di alieni. E ci stimola a riflettere, in termini anche crudi e drammatici, non solo sul passato ma anche sul possibile destino della nostra specie, offrendoci un monito e un incitamento ad agire.

 

Giorgio Manzi
Il paleoantropologo Giorgio Manzi (Foto: Brf onlus)


Il cespuglio dell’evoluzione umana

Ogni capitolo di questo coinvolgente libro, che ha il respiro dei racconti attorno al fuoco, è dedicato a una storia diversa. La prima è quella della paleoantropologia, la disciplina che si occupa di ricostruire la storia delle origini e dell’evoluzione umana.

È una scienza giovane, che muove i primi passi negli anni in cui Darwin dà forma alla sua teoria dell’evoluzione per selezione naturale, a metà Ottocento.

Ed è proprio la storia di Darwin e della sua teoria che fa da filo conduttore mentre ci muoviamo tra pitecantropi e australopitechi, Neanderthal e Cro-Magnon e un’abbondante manciata di altri antenati. La storia è così intricata che «proprio dopo la scoperta di Lucy, si è passati da una visione lineare e graduale dell’evoluzione umana – ci racconta Manzi – a qualcosa di molto più ramificato, tanto che oggi molti di noi alla metafora dell’albero della vita preferiscono quella del ‘cespuglio’, che fa evidentemente pensare a una storia ben più complessa». 

 

 

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 Da Lucy a Oetzi passando per i Neanderthal 

Di questo albero, o meglio cespuglio della vita umana, Lucy rappresenta il tronco ed è uno degli elementi chiave. La specie a cui appartiene la nostra ominide, Australopithecus afarensis, se ne andava in giro su due piedi già 3-4 milioni di anni fa. Le storie che si susseguono, a partire da quella di Lucy, riportano alla luce in modo colorito e con dovizia di particolari i reperti fossili di altri antenati (quattro dei quali rinvenuti in Italia) che occhieggiano da un qualche ramo del cespuglio. Capitolo dopo capitolo, al racconto delle peripezie degli ominidi e delle vicissitudini legate alla loro scoperta, l’autore intreccia la spiegazione di un concetto chiave della paleoantropologia.

Ma lo fa in modo così discorsivo e spumeggiante da farci metabolizzare una sfilza di “macigni” accademici senza che quasi ce ne accorgiamo.

E così la storia del ragazzo del Turkana (Homo ergaster) va a braccetto con il processo di fossilizzazione, quella degli “hobbit” dell’isola di Flores (Homo floresiensis) con il concetto di barriera biogeografica, il cranio di Ceprano (Homo heidelbergensis) con la diffusione del genere Homo nel mondo e via dicendo.

 

Una ricostruzione di Homo ergaster, un ominide vissuto in Africa 1-2 milioni di anni fa, esposta al Museo Americano di Storia Naturale di New York (Foto: Werner Ustorf, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons)
Una ricostruzione di Homo ergaster, un ominide vissuto in Africa 1-2 milioni di anni fa, esposta al Museo Americano di Storia Naturale di New York (Foto: Werner Ustorf, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons)

Storie e moniti trasmessi dagli alieni

Lo abbiamo detto, questo non è un libro come tutti gli altri. Appena lo apriamo, ci ritroviamo in un gioco di specchi che dà quasi le vertigini. Da un lato, in quanto Homo sapiens, veniamo catapultati a far parte della schiera di antenati. Dall’altro, facciamo un balzo in un futuro imprecisato e ci ritroviamo nei panni di alieni intenti a leggere il resoconto di un’esplorazione terrestre, fatta da nostri “conspecifici” ben dopo la scomparsa dell’essere umano. Incastonate tra un prologo e una postilla a firma degli alieni, la decina di storie sono così riprodotte integralmente da altrettanti «manoscritti che sono stati ultimamente rinvenuti nel territorio in esplorazione (…) fra macerie pericolanti – ormai quasi inghiottite da una rigogliosa vegetazione, popolata da una varietà di insetti e creature selvagge».

Finale da cambiare

Questo sfasamento spazio-temporale colpisce, emoziona e fa riflettere. Le creature extra-terrestri ricostruiscono infatti da frammenti documentali un compendio del nostro tempo, da cui emergono temi ed eventi che hanno svolto un ruolo chiave nella scomparsa dell’umanità. Ma leggiamolo in positivo, come lo stesso autore tra le righe ci sollecita a fare: siamo ancora in tempo per cambiare il finale della storia che ci arriva dal futuro, a patto di renderci conto che il tempo di agire è ora.

 

Mielizia

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Mara Marchesan
Mara Marchesan
Naturalista, consulente editoriale e giornalista scientifica. Collabora con case editrici, testate digitali e progetti europei, occupandosi dell’ideazione e stesura di contenuti informativi, divulgativi e didattici, della progettazione, redazione e traduzione di libri di scienze, dello sviluppo e gestione di attività di disseminazione e divulgazione scientifica. Spirito eclettico e curioso, ha una vocazione internazionale e multiculturale nutrita sin dalla nascita e una passione atavica per la natura nelle sue molteplici forme ed espressioni. Negli anni ha spaziato dai territori più tecnici e scientifici a quelli più arcaici e olistici, muovendosi sempre con l’entusiasmo dell’esploratore e l’animo del pioniere. Ha a cuore i temi dell’ecologia e dello sviluppo sostenibile e crede che il motto “make the world a better place” non riguardi solo gli umani ma anche i nostri compagni di viaggio di tutti i regni. Oltre al mondo naturale, la appassionano il lifestyle sostenibile e le innovazioni green, la letteratura e le espressioni artistiche e tutto ciò che è fusione tra natura e cultura.
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