
La parola serendipità se l’è inventata a metà Settecento Horace Walpole, eccentrico collezionista d’arte e cianfrusaglie, nonché autore del primo romanzo gotico. Più che inventarsela, in realtà, aveva coniato il neologismo dopo aver letto (e frainteso) la novella I tre prìncipi di Serendippo, scritta secoli prima dal poeta sufi indiano Amir Khusrau.
Telmo Pievani, nel suo libro Serendipità. L’inatteso nella scienza, parte proprio da lì e ci accompagna in un rocambolesco viaggio nello spazio e nel tempo, inseguendo come spensierati detective le tracce del misterioso e inafferrabile concetto di serendipità. E più ci si addentra nella lettura, più si ha la sensazione di trovarsi in quell’antro di meraviglie che era il Serendipity Shop, bottega di curiosità librarie della Londra di inizio Novecento. Non a caso, un luogo per «bibliofili a caccia di scoperte inattese».

Detective della serendipità
Di scoperte all’insegna della serendipità ce ne sono davvero tante. Nelle vesti di “investigatore serendipitoso”, l’autore si muove agilmente dall’una all’altra interrogandosi proprio su questo: perché nella scienza così spesso si scopre qualcosa che non si stava cercando. Ma non per puro caso. Se, infatti, la scoperta prende forma in modo inaspettato e improvviso, la mente dello scopritore è già in un certo senso “sintonizzata” e pronta a cogliere tutti gli indizi, anche quelli che occhieggiano dai sentieri laterali. E così, i fiori di bardana che si attaccano al pelo del cane ispirano la nascita del velcro e i foglietti dei canti gregoriani scompigliati dal vento quella del Post-it. Mentre una sostanza ignota, fuoriuscita per sbaglio da una provetta surriscaldata, porta il chimico che se l’era trovata sulle dita a inventare la saccarina.

La ricerca ha bisogno di serendipità
Oltre a far luce in modo brioso e persino giocoso sulle mille sfaccettature delle scoperte inattese, quelle che gli scienziati non sapevano di non sapere, il libro lancia anche un messaggio ben preciso: nella ricerca scientifica, la serendipità va tutelata. «Se capiamo le circostanze in cui la serendipità fiorisce, potremmo promuoverla con misure e finanziamenti adeguati», afferma Pievani. Richiamando così l’importanza di dare fondi anche alla ricerca di base, «non finalizzata a priori a un risultato applicativo, bensì guidata dalla sola curiosità di conoscere la natura, un tipo di indagine che a prima vista sembrerebbe più consona alle gioie della serendipità».

















