Siccità, di Paolo Virzì, è uscito nelle sale il 29 settembre 2022
Siccità, di Paolo Virzì, è uscito nelle sale il 29 settembre 2022

Rinascere dopo la siccità. Il film senza tempo di Paolo Virzì

Un’analisi puntuale e pungente della crisi climatica come parte integrante dell’inaridimento dei valori umani. E un messaggio di speranza dentro una pellicola che ha segnato una tappa fondamentale nel cinema ambientale italiano
26 Agosto, 2023
2 minuti di lettura

Il Tevere è completamente prosciugato, le blatte stanno invadendo le case e una malattia sconosciuta dilaga: la città eterna sta morendo di sete. Roma è lo scenario perfetto per ognuna delle storie che si raccontano dentro “Siccità”: il film di Paolo Virzì presentato nel 2022 alla 79esima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove ha ottenuto il Green drop award come miglior pellicola centrata sulle tematiche ambientali. Le vicende che attraversano quest’opera coinvolgono d’altro canto una moltitudine di personaggi d’età, sesso e ceto sociale diversi che descrivono accuratamente tutti gli aspetti della società in un presente non definito ma con rimandi inequivocabili a quello attuale. Il variegato cast riesce in maniera superlativa ad esprimerne tutte le sfaccettature. È impossibile, infatti, non empatizzare con i personaggi e non rispecchiarsi nelle loro paure e insicurezze. In particolare, ci ha colpito l’interpretazione di Silvio Orlando e di Valerio Mastrandrea, nei panni rispettivamente di Antonio e Loris, due figure alle quali ci si affeziona subito con le loro storie di caduta e rinascita umana.

Guarda il trailer di Siccità

 

Inquietudine sonora

La colonna sonora di Franco Piersanti trasmette una sensazione di rara inquietudine mista a eccitazione che ci accompagna per tutta la durata il film. Insicurezza, incomprensioni, frenesia, rabbia e paura sono le caratteristiche principali di ogni storia che attraversa “Siccità” e che sembra distante dalle altre, finché non se ne scoprono i profondi intrecci. E come accade in situazioni socialmente drammatiche come quelle che racconta Virzì, le persone tendono a spaventarsi e ad allontanarsi le une dalle altre, più di quanto non lo siano già. Così, mentre l’aridità domina, il corpo sociale non può più nascondere le sue fragilità, si sgretola, crolla.

C’è chi protesta, chi organizza concerti per portare speranza, chi denuncia il vicino di casa per aver innaffiato una piantina o lavato l’auto e chi invece, forte del suo status da privilegiato, riempie la piscina del proprio resort, organizza feste e magari ci ride anche su.

Grandiosa bellezza

Allo stesso tempo, accadono eventi straordinari che sembrano passare in secondo piano ma portano con sé significati simbolici donando solennità al racconto concepito a quattro mani dal regista e da Paolo Giordano. Spicca, tra gli altri, il momento nel quale un colosso romano di trenta metri riaffiora dal letto prosciugato del Tevere. Come se un’antica e grandiosa bellezza, consapevole della crisi climatica e interiore che si sta affrontando, si risvegliasse da un sonno millenario per ricordare quello che è stato e, forse, per contribuire a trasmettere la forza di ripartire.

 

Il letto del Tevere prosciugato, grazie agli effetti speciali di Marco Geracitano
Il letto del Tevere prosciugato, grazie agli effetti speciali di Marco Geracitano

Trame che s’incrociano

Tre filoni si muovono parallelamente nel film, quasi tenendosi per mano. Primo fra tutti la terribile crisi idrica che peggiora costantemente imponendo regole via via più ferree per centellinare l’acqua mentre i politici al telegiornale avvisano dell’imminente stop all’erogazione dell’acqua pubblica. Al suo fianco, si sviluppano le storie dei piccoli o grandi drammi individuali che diventano lo specchio straordinariamente sincero di un’autentica umanità, fatta di debolezze nascoste, nelle quali è facile riconoscersi. Infine, con passo velato ma tragicamente inarrestabile, si diffonde una malattia di cui non si comprende la causa e che inizia a generare le prime vittime.

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Gocce di speranza

L’epidemia dilagante, come l’aridità del terreno e la mancanza d’acqua sono un simbolo esplicito di un male diffuso, condiviso, ormai intrinseco in ognuno di noi. Virzì riesce perfettamente nel suo intento di criticare la società e il nostro stile di vita che danno più valore all’apparenza che alla sostanza, lasciando trasparire il malessere più profondo non solo nelle lacrime ma anche nei sorrisi. E alla alla fine, quando a Roma tutto sembra perduto e la cadente società pare non lasciare via d’uscita, arriva come una liberazione la pioggia tanto attesa.

La città riprendere a vivere, ci si perde in balli e abbracci, una gioia incondizionata ci pervade riaccendendo la speranza di un mondo futuro se non migliore, più umano.

 

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