Le cittadine e i cittadini e gli amministratori locali che, riuniti intorno al Movimento Europeo di Azione Nonviolenta, da fine maggio hanno avviato uno sciopero della fame per Gaza, hanno rilanciato nelle scorse ore la staffetta del digiuno. Di fronte all’escalation militare avviata dal governo Netanyahu, all’invasione di terra a Gaza e l’occupazione illegittima dei territori della Cisgiordania da parte di coloni sostenuti dai ministri israeliani, il digiuno di tre giorni verrà osservato da 150 persone e per alcuni di essi diventerà digiuno ad oltranza, pur di essere ascoltati dal governo italiano, rimasto uno dei pochi, tra le grandi potenze europee, a non aver avviato il riconoscimento formale dello Stato della Palestina.
In difesa dei civili
In questi giorni, il Movimento Europeo di Azione Nonviolenta è impegnato a organizzare il Giubileo della Speranza a Kiev e Kharkiv, che vede la partecipazione di oltre 110 persone. Nel contempo gli attivisti portano avanti la denuncia dell’inferno scatenato a Gaza e chiedono che, come per Putin, anche per Netanyahu la comunità occidentale intervenga al più presto in difesa delle popolazioni trucidate da eserciti invasori che non rispettano neanche le norme più basilari del diritto bellico, oltre che le Carte universali dei diritti del fanciullo e dell’uomo.
La richiesta degli amministratori locali al governo italiano
Tra i digiunanti, la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti che ha ricevuto da pochi giorni in forma ufficiale la ministra degli esteri dello Stato della Palestina, e, oltre ad esporre la bandiera palestinese dal palazzo della giunta regionale, ha dichiarato di riconoscere la Palestina come Stato per tutto quanto compete alla regione in materia di cooperazione e relazioni internazionali.
Con lei decine di altri sindaci, assessori e consiglieri comunali, dal sud al nord, e decine di attivisti di diverse estrazioni culturali, religiose e politiche, si sono nuovamente uniti per chiedere al Governo di impegnarsi a riconoscere immediatamente lo Stato di Palestina, interrompere ogni collaborazione, anche indiretta, con il trasporto delle armi in Israele e bloccare ogni transito di armamenti che passi per l’Italia, sanzionare Israele per la sua condotta contraria al diritto penale internazionale e ai principi basilari della convivenza umana, adoperarsi per la liberazione di tutti gli ostaggi, israeliani e palestinesi.


















