In questo momento segnato dall’offensiva di Netanyahu in Iran, mentre i civili palestinesi continuano a essere uccisi dall’Idf persino durante la distribuzione (inadeguata) degli aiuti (oltre 60 morti in 24 ore), rilanciamo una iniziativa che mantiene alta l’attenzione e la condanna sul massacro in corso a Gaza. Dal 26 maggio il Mean – Movimento Europeo di Azione Non Violenta in collaborazione con la “Rete di Trieste” ha promosso uno sciopero della fame per Gaza e per la liberazione di tutti gli ostaggi.
L’adesione degli enti locali
Partecipano presidenti regionali, sindaci e consiglieri comunali in tutta la penisola, tra cui la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti. Dal Sud al Nord decine di enti locali hanno aderito alla proposta, occupando finanche le aule consiliari. Ad oggi la condanna del governo di Netanyahu e il riconoscimento di uno stato autonomo della Palestina è stato votato da quattro regioni: Emilia Romagna, Puglia, Umbria e Toscana.
Di seguito l’appello degli amministratori al Presidente Mattarella, scritto il 16 maggio e consegnatogli durante l’incontro in Quirinale con i presidenti delle Regioni, il 1° giugno.
L’appello degli amministratori a Mattarella
Illustrissimo Presidente,
noi Presidenti di regione, Sindaci, Consiglieri Comunali, attivisti e attiviste della società civile riuniti in questa lettera-appello, annunciamo la nostra strenua volontà di avviare a partire dal 26 maggio pv, uno sciopero della fame per richiamare l’attenzione dello Stato Italiano e della comunità internazionale sugli eccidi di bambini e civili che si stanno perpetrando a Gaza da venti mesi.
Il numero crescente di massacri giornalieri eseguiti da uno storico alleato dell’Europa, qual è lo stato di Israele, non ci consente di restare in silenzio senza diventarne complici. Noi Sindaci e amministratori dei Comuni italiani, che da anni combattiamo le forze terroristiche delle mafie e i sistemi omertosi che ne hanno protetto la crescita nei decenni, e che abbiamo contrastato con tutta la nostra forza la violenza e l’illegalità di questi sistemi “clanici”, sappiamo bene che non si può distruggere un’organizzazione del terrore, quale è Hamas, uccidendo deliberatamente tutte le popolazioni che abitano nel suo stesso territorio. Pur desiderando la liberazione immediata di tutti gli ostaggi, sappiamo che queste violenze non troveranno alcuna giustificazione in futuro, nemmeno se avessero il potere di riportarli a casa sani e salvi.
Sappiamo altresì che le violenze di questi giorni, perpetrate dal Governo di Israele contro la popolazione civile, oltre che a costituire un inenarrabile crimine a dispregio del diritto internazionale , alimenteranno per i prossimi decenni la rabbia, l’odio, il desiderio di vendetta e il proselitismo delle organizzazioni terroristiche.
Non potendo intervenire con il potere di una forza militare internazionale in grado di fermare questi massacri, ma non potendo restare in silenzio, comunichiamo di avviare, a partire dal 26 maggio 2025, uno sciopero della fame ad oltranza promuoveremo anche, dove sarà possibile, una temporanea occupazione delle aule consiliari dei nostri Comuni, in attesa che la nostra Repubblica dia un chiaro segnale per pretendere la fine di questo eccidio.
La risposta del Presidente
Nell’incontro con gli ambasciatori in occasione della Festa della Repubblica, Mattarella è intervenuto sulla crisi umanitaria nella striscia a Gaza e ha chiesto al governo israeliano di riaprire immediatamente i flussi umanitari e di bloccare gli assalti agli insediamenti palestinesi in Cisgiordania. “L’occupazione illegale di territori di un altro Paese non può essere presentata come misura di sicurezza: si rischia di inoltrarsi sul terreno della volontà di dominio della barbarie nella vita internazionale”, ha detto il Presidente agli ambasciatori, dopo aver sottolineato che “Che venga ridotta alla fame un’intera popolazione, dai bambini agli anziani, è disumano“.
La partecipazione di cittadine e cittadini
A fronte dell’adesione di privati, lo sciopero della fame, iniziato come sciopero a oltranza (numerosi amministratori locali nella prima settimana hanno attuato uno sciopero integrale di 7 giorni), sta proseguendo a staffetta, che prevede minimo tre giorni di digiuno integrale degli scioperanti e una catena di digiunatori che ogni tre giorni si da il cambio, per tenere alta la pressione sulle istituzioni e la Comunità Internazionale. Gli scioperanti chiedono alle istituzioni azioni concrete e significative per aprire corridoi umanitari e sanitari, pressione internazionale per la liberazione di tutti gli ostaggi e l’interruzione di ogni collaborazione militare tra Italia e Israele. Anche la redazione di Sapereambiente ha contattato il Movimento Europeo di Azione Non Violenta per aderire allo sciopero a staffetta.
Per prendere il testimone del digiuno a oltranza



















