Lo scorso fine settimana l’Alaska ha ricevuto la sua prima “allerta caldo”. La notizia, sui media della regione e non solo, si riferiva a una novità nel sistema di segnalazione. I picchi di caldo, infatti, sono stati finora comunicati con bollettini meteo speciali. La modalità allerta (heat advisory), attivata solo in alcune città, nasce per comunicare le informazioni relative al caldo in modo più efficace.
Secondo il servizio meteorologico, infatti, i nuovi avvisi “identificano più chiaramente il caldo pericoloso” e facilitano la visualizzazione delle alte temperature sui siti web.
Temperature più alte della media
Resta il fatto che, secondo gli esperti meteo locali, la frequenza con cui aumenta il caldo sta iniziando a essere un po’ preoccupante. Negli ultimi giorni, le temperature nell’Alaska centrale hanno raggiunto i 30 gradi. Per i residenti della città di Fairbanks e dintorni sono molti gradi in più rispetto alla media della zona, che si aggira sui 21 °C per gran parte dell’estate. Le previsioni per queste giornate indicano temperature comprese tra i 27 e i 28 °C. Il 17 giugno sono stati emessi anche avvisi di allerta per inondazioni dovute allo scioglimento della neve in tutta l’Alaska.
Il record della zona
Nel giugno del 1969, la temperatura massima registrata a Fairbanks fu di 35,5 gradi. A Fairbanks le temperature raggiungono in genere i 27 °C due o tre volte l’anno, ma a seconda di quanti giorni la temperatura rimane sopra i 27 °C, potrebbe trattarsi di una delle serie di alte temperature più lunghe mai registrate nell’area.
Edifici pensati per il freddo
Le ore di luce in questo periodo sono dalle 20 alle 21 al giorno. Molte abitazioni hanno finestre grandi per lasciare entrare quanta più luce solare possibile durante l’inverno, ma solo il 2% delle case è dotato di aria condizionata, anzi di norma le costruzioni sono progettate per trattenere il calore. I rischi legati al caldo possono riguardare quindi anche gli ambienti chiusi.
I rischi legati al cambiamento climatico
In Alaska la temperatura media dell’aria è aumentata di 3 gradi negli ultimi 60 anni, mentre le temperature invernali sono aumentate di 6 gradi. Il Paese si sta riscaldando da due a tre volte più velocemente rispetto al resto del mondo, provocando la riduzione dei ghiacciai e la trasformazione degli ecosistemi. E poi c’è il permafrost, che potrebbe spostarsi o restringersi durante il disgelo a causa delle temperature estreme persistenti. Con possibili danni alla rete idrica, a quella fognaria, agli stessi edifici.

Il permafrost si trova sotto circa l’85% della superficie dell’Alaska.



















