Giornata del rifugiato, nel mondo sono 122 milioni

Secondo l'agenzia Onu per i rifugiati,  le persone sradicate dalle proprie case a causa di conflitti e persecuzioni sono aumentate di 2 milioni in un anno. Il 73% è ospitato in Paesi a medio e basso reddito. Mentre i tagli riportano i fondi per gli aiuti umanitari al 2015
20 Giugno, 2025
1 minuto di lettura

Secondo il rapporto annuale Global Trends dell’Unhcr, pubblicato il 12 giugno, alla fine di aprile 2025 c’erano 122,1 milioni di rifugiati, rispetto ai 120 milioni dello stesso periodo dell’anno scorso, il che rappresenta un decennio di aumenti annuali del numero delle persone in fuga.

I conflitti in SudanMyanmar e Ucraina e la continua incapacità della politica di fermare i combattimenti sono i principali responsabili.

Sradicati, nel proprio o in un altro Paese

Gli sfollati all’interno del proprio Paese a causa di un conflitto, sono cresciuti bruscamente di 6,3 milioni fino a 73,5 milioni alla fine del 2024. I rifugiati in fuga dai loro Paesi sono invece 42,7 milioni. Con 14,3 milioni di rifugiati e sfollati interni, il Sudan rappresenta ora la maggiore crisi di sfollati e rifugiati al mondo, prendendo il posto della Siria (13,5 milioni), seguita da Afghanistan (10,3 milioni) e Ucraina (8,8 milioni).

Non vengono a casa nostra

Secondo il rapporto, il 67% dei rifugiati rimane nei Paesi limitrofi e che i Paesi a basso e medio reddito ospitano il 73% dei rifugiati del mondo. I Paesi a basso reddito continuano a ospitare una quota sproporzionata di rifugiati nel mondo, sia in termini di popolazione che di risorse disponibili. Questi Paesi rappresentano il 9% della popolazione mondiale e solo lo 0,6% del prodotto interno globale, eppure ospitano il 19% dei rifugiati. Tra questi, Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Sudan e Uganda. Il 60% delle persone costrette a fuggire non lascia mai il proprio Paese.

Fondi tagliati, l’insicurezza peggiora

Mentre il numero di persone in fuga è quasi raddoppiato nell’ultimo decennio, sottolinea Unhcr, i fondi per rispondere ai bisogni umanitari sono ora all’incirca allo stesso livello del 2015, in un contesto di tagli brutali (o continuativi) agli aiuti umanitari. Questo si traduce in bambini senza scuole, donne senza protezione, comunità senza acqua e cibo.

Il rientro dei rifugiati

Un dato positivo del rapporto è il ritorno a casa, in Siria, di quasi due milioni di siriani dopo oltre un decennio di esilio. Hanno comunque bisogno di aiuto per ricostruire le loro vite. In totale nel mondo, 9,8 milioni di persone sono tornate a casa nel 2024, fra loro 1,6 milioni di rifugiati (il numero più alto da più di due decenni) e 8,2 milioni di sfollati interni (il secondo numero più alto di sempre).

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Molti ritorni, purtroppo, avvengono in un clima politico o di sicurezza sfavorevole. Ad esempio, un gran numero di afghani è stato costretto a tornare in Afghanistan nel 2024, arrivando a casa in condizioni disperate. In Paesi come la Repubblica Democratica del Congo, il Myanmar e il Sud Sudan, si sono verificati nuovi e significativi flussi di persone in fuga contemporaneamente al ritorno di rifugiati e sfollati interni.

In Italia

Alla fine del 2024, nel nostro Paese c’erano circa 150.000 beneficiari di protezione internazionale, 207.000 richiedenti asilo e oltre 163.000 cittadini ucraini che beneficiavano di protezione temporanea, mentre il numero di apolidi è stimato intorno ai 3.000.

 

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