A metà maggio AstraRicerche ha condotto, per conto di Unhcr, un sondaggio dal titolo: “Dimmi cosa vedi, dimmi cosa senti”. L’obiettivo è stato analizzare le reazioni emotive degli italiani dinanzi a una foto che ritrae un bambino in condizioni di insicurezza alimentare e degli operatori umanitari dell’Unhcr (immagine in apertura articolo). La survey, progettata in occasione del lancio della campagna Torniamo a Sentire, si è rivolta a un campione di 1.013 residenti in Italia tra i 18 e I 70 anni.
Così lontani così vicini
Il bambino visitato e l’operatore Unhcr colpiscono lo sguardo dell’intervistato più di ogni altro elemento: la domanda drammaticamente posta dal ventre smagrito (53,0%) e la risposta del gesto umanitario (51,3%). Per la maggioranza delle persone (8 su 10), la situazione mostrata nella foto è percepita come molto lontana (50,3%) o abbastanza lontana (29,4%) dalla propria vita quotidiana. Ma genera emozioni di tristezza (44,5%), compassione (34,1%) e preoccupazione (27,7%), speranza (36,3%).
Tanta empatia e qualche giudizio
Tra gli italiani l’empatia nasce più dallo stomaco (39,7%) e dal petto (27%) che dalla testa (10,6%). Per quasi 8 su 10 la foto fa riflettere e per 5 su 10 emozionare. Il senso di empatia è confermato dalle frasi più scelte come messaggio da trasmettere alla madre del bambino: esprimono vicinanza emotiva e riconoscimento del dolore “siete lontani, ma io vi vedo e ‘ascolto’ il vostro dolore” il 25,2%, ma anche “non vi lascerò soli” (6,3%), un desiderio di aiutare concretamente “cosa posso fare per voi?” (23,5%) e dispiacere per la situazione (20,0%). Infine, la bassa percentuale di risposte negative e giudicanti (Se il bambino è così magro, forse potevate pensarci prima 2,8%) è coerente con il quadro generale di compassione.
Il taglio agli aiuti umanitari…
La spesa degli aiuti pubblici allo sviluppo (APS) del 2024, secondo dati diffusi ad aprile dall’OCSE, è diminuita del 7,1%. Si prevede che i bilanci crolleranno del 17% nel 2025 e continueranno a diminuire a causa dei tagli annunciati dall’amministrazione Trump negli Stati Uniti e da governi europei quali Germania e Francia.
… e le reazioni degli italiani
Solo il 10,9% degli intervistati conosce bene il tema dei tagli, ma una volta informati, 8 intervistati su 10 si dichiarano contrari. Le affermazioni più condivise definiscono questa decisione ingiusta e sbagliata (82,6%), nel dettaglio: “È ingiusta, rende ancor più debole e marginale chi già soffre per povertà,fame, malattie (38,1%). “È sbagliata perché interrompendo gli aiuti si mette a rischio l’utilità di quanto fatto in passato: gli aiuti umanitari devono essere continui, non possono fermarsi o diminuire per mesi o anni (34,7%). “È sbagliata perché chi ha di più deve aiutare sempre chi ha di meno” (34,6%). “È sbagliata perché questo costringerà le persone ad abbandonare le proprie case in cerca di aiuti per sopravvivere” (26,9%). Una larga maggioranza ritiene i vari governi del mondo molto (54,8%, crescente con l’età) o abbastanza (29,4%) responsabili della situazione mostrata: emerge una forte consapevolezza delle cause strutturali e politiche che portano a tali situazioni.
L’impatto sui rifugiati sudanesi e la campagna Unhcr
In Sudan il problema della mancanza di cibo sta crescendo per via del conflitto e degli shock dovuti alla crisi climatica. Come emerge dal Rapporto Globale sulle Crisi Alimentari (GRFC), l’insicurezza alimentare acuta in Sudan colpisce 25,6 milioni di persone. In alcune zone del Paese, persistono condizioni di carestia e per 800 mila persone che vivono in quelle aree è catastrofe umanitaria. Inoltre, nel Paese la malnutrizione acuta colpisce 3,7 milioni di bambini dai 6 mesi ai 5 anni e 1,2 milioni di donne in gravidanza e in allattamento. La situazione è molto grave anche nei Paesi di accoglienza dei rifugiati sudanesi : in Etiopia 22 milioni di persone sono in condizioni di insicurezza alimentare acuta, in Sud Sudan 7,1 milioni e in Ciad 3,4 milioni. L’Unhcr denuncia che la situazione è in rapido peggioramento a causa dei tagli ai finanziamenti umanitari e ha lanciato la campagna “Torniamo a sentire”, una raccolta fondi urgente per garantire cibo, acqua e assistenza medica a milioni di rifugiati in questi paesi.
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