Giornata contro lo Spreco alimentare, in Italia la genZ promuove il cambiamento

In occasione della ricorrenza dedicata alla Consapevolezza delle Perdite e degli Sprechi Alimentari, istituita dall'Onu, l’Osservatorio Waste Watcher International presenta i risultati dell'indagine promossa dalla campagna Spreco Zero con l’Università di Bologna
29 Settembre, 2025
3 minuti di lettura

Gli italiani hanno ridotto lo spreco settimanale di cibo, che però resta ancora sopra la media europea. È quanto emerge dai dati del “caso Italia” nel Cross Country Report, rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International presentato lo scorso giovedì 25 settembre in previsione della Giornata Internazionale della Consapevolezza delle Perdite e degli Sprechi Alimentari, che ricorre oggi. L’indagine, promossa dalla campagna Spreco Zero con l’Università di Bologna – Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari, è stata svolta con metodo CAWI su monitoraggio Ipsos (campione di 1000 casi rappresentativi della popolazione generale).

Andrea Segrè e Maria Chiara Gadda

Responsabilità e comportamenti virtuosi

Spiega il direttore scientifico di Waste Watcher, l’agroeconomista Andrea Segrè, fondatore di Spreco Zero: «Le pressioni economiche, in particolare l’inflazione che questa estate ha colpito fortemente i generi alimentari (+ 3,7%) possono aver suggerito alle famiglie acquisti più ponderati e una maggiore attenzione alla prevenzione degli sprechi. L’utilizzo di strumenti semplici e mirati, come la app Sprecometro, strumento di autovalutazione e monitoraggio dello spreco domestico, permette di attivare trasformazioni comportamentali durature, contribuendo a consolidare comportamenti virtuosi: quindi un percorso concreto verso la riduzione del 50% dello spreco alimentare entro il 2030» (obiettivo 12.3 dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile).

L’impatto ambientale dello spreco

La app Sprecometro, che in Italia conta 21mila utenti, ad oggi ha registrato oltre 40 tonnellate di cibo sprecato, per un valore economico di 430.000 euro, circa 260.000 kg di CO₂ rilasciati (pari alle emissioni generate da oltre 1.700 voli aerei di linea nazionali), 15.000 metri cubi di acqua consumata inutilmente. A livello globale, lo spreco di cibo è responsabile di quasi il 10% delle emissioni di gas serra, ovvero 5 volte quelle generate dall’aviazione. Il 28% dei terreni agricoli, pari a 1,4 miliardi di ettari, viene utilizzato per produrre cibo che non verrà mai mangiato. È una superficie pari a quattro volte l’intera Unione Europea. E un quarto dell’acqua dolce utilizzata in agricoltura viene sprecato nella produzione di alimenti che finiranno nella spazzatura: si tratta di circa 250 km³ di acqua, l’equivalente del fabbisogno idrico annuo dell’intera popolazione mondiale.

Alcuni dati del rapporto

Lo spreco settimanale medio in Italia registrato nel mese di agosto 2025 è di 555,8 gr a fronte dei 683 grammi di agosto 2024. L’Italia centrale è la più virtuosa con “soli” 490,6 grammi, mentre a nord si sprecano mediamente 515,2 grammi di cibo ogni 7 giorni, e al sud il dato si impenna con 628,6 grammi a settimana. Più virtuose le famiglie con figli, che abbassano la soglia di spreco del 17% rispetto alle famiglie senza figli (+ 14 %) e più virtuosi i grandi comuni (-9%) di quelli medi (+ 16%). Nella hit dei cibi sprecati la frutta fresca (22,9 g), la verdura fresca (21,5 g) e il pane (19,5 g), segue l’insalata (18,4 g) e cipolle/tuberi (16,9 g). Lo spreco settimanale medio pro capite è di 512,9 g settimanali in Germania, 459,9 grammi in Francia, 446,5 grammi in Spagna, 469,5 nei Paesi Bassi.

Contesto instabile e consumi

Di fronte alle attuali tensioni internazionali più di 1 cittadino su 3 (il 37%) ritiene utile puntare sui prodotti made in Italy, specie tra i soggetti di età compresa tra i 35 e i 44 anni e tra gli over 64, con una concentrazione geografica significativa nel Centro Italia. 1 italiano su 10 privilegia semplicemente i prodotti più economici, a prescindere dalla loro sostenibilità, mentre il 5% ha ridotto la spesa alimentare per ragioni economiche, percentuale che raddoppia negli under 25. Il 22% degli italiani afferma di preferire prodotti locali e a chilometro zero, soprattutto nel Mezzogiorno. Tuttavia il 20% della popolazione non ha modificato le proprie abitudini d’acquisto, specie nel Nord Est e nelle aree rurali: forse per una maggiore stabilità delle preferenze o per una minore esposizione percepita alle dinamiche globali.

Zeta, una generazione antispreco

Nell’indagine condotta dall’Osservatorio WWI la GenZ mostra una forte propensione a riutilizzare gli avanzi in tempi rapidi, affidandosi a ricette online (+10% rispetto al campione nazionale), porta a casa gli avanzi (+6%) o condivide il cibo con parenti e vicini (+5%), porziona e surgela gli alimenti più deperibili (+2%) , presta più attenzione all’impatto ambientale dei prodotti alimentari acquistati (+2%), è molto più sensibile (+8%) rispetto alle tensioni internazionali, è molto più attenta (+11%) all’economia dei prodotti indipendentemente dalla loro provenienza, compra sempre frutta e verdura di stagione (+2%). Ma sta soprattutto nella creatività digitale il valore aggiunto per ridurre lo spreco, dare valore e nuova vita al cibo, attivare relazioni. Elementi, distintivi dei Z, che possono da un lato aiutare le generazioni più “vecchie” e meno digitali, ma anche dall’altro risultando di esempio per le generazioni future in un mondo dove la digitalizzazione è un fattore sempre più importante.

«La vera sfida è trasformare il caso della Gen Z in pratica diffusa, capace di coinvolgere le generazioni meno digitali, le fasce più vulnerabili e naturalmente le generazioni future» spiega Segrè.

Solidarietà antispreco

Per Maria Chiara Gadda, promotrice della Legge 166/2016 che disciplina la donazione e distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici per la solidarietà sociale, sono «Migliaia le tonnellate di cibo recuperate e sono aumentati i luoghi di raccolta delle eccedenze: non solo da parte della grande distribuzione, ma anche delle imprese di produzione, dei mercati rionali, dei grandi eventi. E si recuperano in Italia anche i prodotti freschi e freschissimi. Ora si può senz’altro migliorare sul piano della logistica e sostenere questo sforzo anche attraverso nuove misure normative».

Obiettivi UE ridotti

Dal 9 settembre 2025 l’Europa, con una drastica revisione della Direttiva 2008/98/EC -Waste Framework Directive, si “accontenta” di fissare l’obiettivo di riduzione del 10% nello spreco della trasformazione/manifattura e −30% pro capite nei consumi finali (retail, ristorazione, famiglie), sostanzialmente “tagliando” il concetto di perdite alimentari in campo. Mentre l’Obiettivo 12.3 dell’Agenda ONU chiede di dimezzare le perdite e gli sprechi alimentari entro il 2030, in tutti i segmenti della filiera. Intanto sono 33 milioni i cittadini europei in situazione di insicurezza alimentare e ben 4,9 milioni gli italiani che versano nella medesima condizione.

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