Sciopero per il clima, e per un nuovo modello economico che garantisca pace e diritti

Rispondere alla crisi climatica significa cambiare l'attuale modello produttivo, energetico, sociale, geopolitico e ridefinire i rapporti di forza. Con questa consapevolezza, e in attesa di segnali di vita dai decisori politici, gli attivisti per il clima tornano domani a manifestare
24 Marzo, 2022
2 minuti di lettura

Gli attivisti Fridays For Future tornano in piazza domani 25 marzo per lo sciopero per il clima, e con loro sindacati, associazioni e cittadini in ordine sparso. Lo sciopero è globale, e nei paesi del “Nord del Mondo” – si diceva una volta – o dell’ “Occidente democratico“, i manifestanti chiedono ai governi azioni concrete senza greenwashing e anche risarcimenti climatici alle comunità già colpite dai cambiamenti climatici.

Tutto come nei Climate Strike precedenti, ma la consapevolezza della piazza è cresciuta in questi tre anni e anche i più giovani degli attivisti riconoscono le connessioni potentissime, nell’ambito del nostro modello economico e politico, che legano la questione clima a tante altre questioni.

La guerra ne è un chiaro esempio. La guerra ha un suo impatto ambientale. E la guerra ridefinisce le priorità economiche e sociali dei paesi – chi parla più adesso di transizione ecologica?

 

 

Ma la piazza ormai sa che l’utilizzo di gas, petrolio, carbone, crea tensioni geopolitiche: nell’accaparramento delle materie prime energetiche oppure, come è evidente in questo momento, nella dipendenza da Stati per cui i diritti umani non sono la priorità. Dipendenza enorme nel caso dell’Europa, che vediamo incidere sull’efficacia delle sanzioni messe in atto contro Putin.

Eppure l’indipendenza energetica è perseguibile. Con il contributo decisivo delle rinnovabili.

Un cambio nelle scelte energetiche ci consentirebbe di cessare l’aggressione agli ecosistemi causata dalle fonti fossili che ci ha portato addirittura ad attivare un conto alla rovescia. Drammatico, stringente, confermato dai rapporti degli esperti dell’IPCC che ci ricordano la nostra vulnerabilità di fronte agli impatti della crisi climatica.

 

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E gli attivisti ambientali sono ormai anche consapevole del legame tra giustizia sociale e giustizia ambientale, per esempio per quanto riguarda lo sfruttamento del lavoro, o meglio della “forza lavoro”, connesso allo sfruttamento delle risorse. I Fridays for Future sono andati nei mesi scorsi in appoggio al collettivo GKN tanto da valorizzare la vicinanza delle richieste delle due piazze. E, in una conferenza stampa svoltasi martedì 22 marzo, hanno lanciato due giornate di mobilitazione congiunta il 25 e 26 marzo. Scrivono su Instagram i Fridays for Future:

? Non permetteremo di giustificare con la difesa dei posti di lavoro una deviazione nella transizione ecologica. La #transizione ecologica, se reale, deve misurare la propria efficacia anche sui tempi, e non è più concepibile alcun rallentamento. ? In una reale transizione ecologica il #lavoro inquinante cessa gradualmente di esistere: non si lavorerà più a discapito dei diritti, dell’ambiente, della salute e della pace, ma si passerà per una ridefinizione democratica di cosa è realmente necessario produrre.

Domani gli attivisti ambientali torneranno a dire, a tutte e tutti, che il nostro modello economico e politico, nel micro e nel macro, avalla questo sistema di distruzione del pianeta e dei suoi abitanti. E che l’uscita dalle fonti fossili è una questione di democrazia e di pace. In attesa di risposte coraggiose e improrogabili.

A questo link l’elenco delle mobilitazioni italiane.

 

Mielizia

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Francesca Santoro
Francesca Santoro
Giornalista pubblicista. Laurea in comunicazione, specializzazione in marketing e comunicazione nel no profit. Per 15 anni si è occupata di comunicazione e progettazione formativa nell’ambito del consumo critico. Dal 2016 crea contenuti online e interventi formativi per progetti, enti, associazioni.
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