La piazza di Fiugni, frazione di Cagnano Amiterno
A Fiugni, una frazione di Cagnano Amiterno (AQ), l'incontro di Storicampus con la comunità locale (Foto: Anna Chiara Valente, Storicampus)

Storicampus, fra cultura e ambiente. Una luce sui comuni d’Abruzzo ancora feriti dal terremoto

Otto giornate di eventi in otto comuni colpiti dalle scosse degli anni scorsi. Più un campus che coinvolge giovani creativi da tutta Italia che hanno raccontato, con immagini e testi, le bellezze e il valore di questi luoghi. L'intervista sul futuro delle aree interne con il sindaco di Scoppito, Marco Giusti
30 Luglio, 2021
3 minuti di lettura

Storicampus è un festival che attraversa fino al 31 luglio otto comuni della provincia dell’Aquila, dove i segni dei terremoti che hanno colpito la zona nel 2009, nel 2016 e nel 2017, sono ancora visibili sia nei luoghi, sia nel vissuto delle persone e dove l’esperienza della pandemia ha introdotto ulteriori incertezze. L’obiettivo è promuovere la rigenerazione di una terra storica e ricca di tradizioni attraverso laboratori, incontri e spettacoli insieme a un gruppo di giovani che è giunto qui da diverse regioni d’Italia. Per comprenderne a fondo questo progetto, che punta sulla cultura e sull’ambiente, abbiamo intervistato Marco Giusti, il sindaco di Scoppito,  che ha attivato il progetto.

 

Marco Giusti è il sindaco di Scoppito (AQ)
Marco Giusti è il sindaco di Scoppito (AQ)

 

Sindaco Giusti, qual è l’obiettivo di Storicampus?
Storicampus nasce dal Comune di Scoppito insieme ad altri sette della Valle dell’Aterno e vuole essere una sorta di racconto della vita in questi territori. Questo progetto prevede innanzitutto un campus riservato a ragazzi provenienti da tutta Italia che vengono qui da noi per svolgere un’attività formativa con professionisti del giornalismo, della fotografia e con videomaker esperti. Girano alla ricerca di quelle che possono essere le peculiarità di questo territorio in particolare alla scoperta della vita all’interno di questi borghi. Quella che trovano è una realtà difficile, non solo perché si tratta di zone interne, ma anche perché sono località che non hanno ancora superato la difficile situazione causata dal terremoto. C’è poi una serie di manifestazioni, di iniziative, sugli otto comuni che accompagnano il campus. Possiamo definirlo come una ricerca di storie di vita all’interno di questi paesi.

 

 

Come è stato attivato Storicampus negli otto comuni, vale a dire Barete, Cagnano Amiterno, Campotosto, Capitignano, Montereale, Pizzoli, Scoppito e Tornimparte?
Storicampus nasce due anni fa, nel 2019, attraverso i fondi Restart per la ripartenza dopo il sisma riservato ai comuni del cratere aquilano. Quest’anno è alla sua seconda edizione, visto che nel 2019 causa Covid abbiamo dovuto rinunciare. È un’idea che nasce dalla collaborazione del nostro Comune di Scoppito insieme a Rita Rufo, organizzatrice del “Festival delle storie” che è una rassegna internazionale che si svolge nell’area della Valcomino, al confine tra Lazio e Abruzzo. Da questa esperienza abbiamo preso l’ispirazione e abbiamo pensato di riproporla con alcune peculiarità su questo territorio.

 Come sta procedendo questa edizione?
È un’edizione molto particolare per il fatto che veniamo da un’emergenza sanitaria, quindi non si sapeva neanche se si sarebbe potuta svolgere tutta in presenza. Per questo siamo ricorsi anche alla didattica a distanza per formare i ragazzi. Però c’è una buona risposta all’interno dei singoli comuni proprio perché è evidentemente la forte esigenza di fare comunità, di stare insieme, di uscire tutti da questa situazione di chiusura e di limitazioni che l’emergenza sanitaria ci ha portato.

 

Uno spettacolo teatrale a Storicampus
Storicampus porta eventi culturali e incontri nei comuni dell’Alta valle dell’Aterno

 

Com’è la situazione nei piccoli paesi dopo il terremoto del 2009?
Questi paesi vivono le problematiche tipiche delle zone interne dell’appennino, quindi lo spopolamento, la mancanza di lavoro, e in più questi fenomeni sono stati accelerati dal sisma del 2009. Cinque degli otto comuni coinvolti nel progetto sono stati colpiti dal terremoto del 2016 e 2017 perché vicinissimi ad Amatrice. Sono comunque territori differenti: alcuni comuni, per esempio, affrontano dinamiche peculiari anche dal punto di vista demografico, alcuni sono stati ripopolati proprio a causa dello spostamento demografico che il sisma ha determinato verso territori che erano stati meno colpiti. In altri c’è invece un’accelerazione dei fenomeni di spopolamento che è preoccupante. Così si perdono le comunità, si perdono testimonianze di vita, si perdono legami identitari con il territorio.

I giovani che rapporto hanno con il loro territorio?
Per quanto riguarda i giovani il problema maggiore sta proprio nel fatto che il sisma ha allentato il rapporto identitario con il territorio, anche a causa del fatto che è venuto meno, almeno per un certo periodo, il riferimento con la città capoluogo. Storicampus vuole essere anche un tentativo di rafforzare questo legame e in un certo senso ricostruire l’idea di comunità.

 

 

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Quanto è importante la cultura per rilanciare i piccoli comuni di questa zona?
È importante per i nostri paesi come è importante in tutte le aree interne e nelle altre zone della nostra provincia. La cultura può essere un elemento di differenziazione e di diversificazione di questi territori perché la forza di questi paesi sta proprio nella particolarità. La cultura è uno di quegli elementi che rende questi territori diversi l’uno dall’altro, che ne mantiene in vita l’identità.

Quali risultati si aspetta da questo Festival?
Storicampus è una raccolta di storie, quindi di vita vissuta. Deve essere una fotografia sul presente, ma allo stesso tempo deve avviare una riflessione sui modi di riabitare l’Appennino e le zone interne. Io mi aspetto che questa iniziativa possa far partire una riflessione e un dibattito serio su come riabitare questi luoghi, oggetto di uno sforzo finanziario, economico e amministrativo eccezionale come quello della ricostruzione materiale. Ma qui allo stesso tempo si devono prevedere delle strategie di ricostruzione sociale, culturale ed economica perché queste località tornino a vivere, siano riabitate, altrimenti avremo delle scatole vuote.

Info e programma: www.comune.scoppito.aq.it

Mielizia

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Anastasia Verrelli
Anastasia Verrelli
Anastasia Verrelli è giornalista e comunicatrice specializzata in ambiente e cultura, si occupa di divulgazione ambientale, identità territoriali e fenomeni culturali contemporanei.
Scrive con un approccio rigoroso e narrativo, unendo informazione e sensibilità verso i temi della sostenibilità. Parallelamente, opera come digital strategist, supportando enti e imprese nella costruzione di una comunicazione efficace e sostenibile.
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