La celebre, iconica "aquila dalla faccia bianca", simbolo degli Stati Uniti d'America
La celebre "bald eagle", iconica "aquila dalla faccia bianca", simbolo degli Stati Uniti d'America. Nella Tongass National Forest è praticamente ovunque

Tongass National Forest. Il polmone verde d’America è ancora sotto attacco

Con i suoi 17 milioni di acri è la foresta più grande degli Stati Uniti. Sacra per i nativi americani, piena di specie animali e vegetali rare e protette, la foresta pluviale nel sudest dell'Alaska è perennemente in pericolo. Nemmeno l'elezione di Biden sembra aver fermato le motoseghe, tanto care all'amministrazione Trump e all'attuale governatore negazionista
19 Gennaio, 2022
1 minuto di lettura

È la foresta più grande degli Stati Uniti d’America: 17 milioni di acri. Tongass è così chiamata dai nativi americani Tlingit, Haida e Tsimshian.

Si trova nel sudest dell’Alaska: circonda l’Inside Passage, centinaia di isole di foresta che sbarrano l’oceano.

È il luogo di transito delle balene megattere e delle orche. Nella foresta c’è la più alta concentrazione di orsi del Nordamerica; nei fiumi risalgono ogni anno, a milioni, le 5 specie di salmoni del Pacifico. L’aquila dalla faccia bianca, simbolo degli Usa, è praticamente ovunque. Rarissimo appare il Kermode, detto dai nativi Spirit Bear, un orso bianco del tutto diverso da quello polare.

 

Un disegno del Kermode, il rarissimo orso bianco che i nativi chiamano Spirit Bear
Il Kermode, il rarissimo orso bianco che i nativi chiamano Spirit Bear. È uno dei meravigliosi animali che abitano la Tongass. Qui in una interpretazione del pittore canadese David McEown

 

Tongas è una foresta pluviale temperata: qui crescono sequoia, cedri rossi, abeti neri, alberi alti fino a 80 metri. I grandi patriarchi hanno tra 800 e 1000 anni. Insomma uno dei luoghi più selvaggi e naturali che ancora sopravvivono sul Pianeta.

 

 

Ma Tongass non ha mai avuto vita facile e ancora oggi rischia devastazioni e distruzioni. Una storia che vale la pena riassumere.

Per decine di anni le compagnie di legname hanno lavorato a pieno regime nel “clear-cut”, il taglio a raso della foresta.

Questo fino al 2001 quando il Congresso americano votò la Roadless Rule Act una legge che proteggeva tutti e 60 milioni di acri delle National Forest degli Stati Uniti, compresa Tongass. Nessun albero poteva essere tagliato.

 

Un'immagine della foresta disboscata
Il disboscamento della Tongass, fermo dal 2001 grazie al Roadless Rule Act, è ripreso massicciamente sotto l’amministrazione Trump. Con l’elezione di Joe Biden, pronto a ripristinare la legge, c’è speranza che lo scempio si fermi?

 

Arriviamo al 2020. Sono gli ultimi mesi dell’amministrazione Trump e, a sorpresa, The Donald modifica la legge e, in accordo con il governatore dell’Alaska, Mike Dunleavy, rilancia uno sviluppo totalmente distruttivo: 9 milioni di acri potranno essere tagliati. Dunleavy è un negazionista dei cambiamenti climatici e offre pieno appoggio alle grandi compagnie di logging. Parte l’attacco a Tongass.

Sconfitto alle elezioni Trump esce di scena e il nuovo presidente Joe Biden è pronto a ripristinare il Roadless Rule Act. Tongass è salva?

Fino a questo momento la battaglia è aperta perché il governatore dall’Alaska, ancora in carica, si schiera contro il Presidente e lancia un ultimatum: dovranno passare sul suo cadavere per fermare i tagli e uno sviluppo che prevede strade, villaggi, dighe e cemento.

Lo scontro è durissimo e intanto le motoseghe sono tornate a dare l’assalto alla foresta. Assicura Dunleavy: «Come ai bei tempi».

 

Mielizia

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Fabrizio Carbone
Fabrizio Carbone
Giornalista professionista dal 1970, Fabrizio Carbone ha lavorato alla redazione romana de “Il Resto del Carlino” (nel 1972 da New York), de “La Stampa” e di “Panorama”. A partire dalla metà degli anni ottanta ha prodotto e diretto, insieme a Riccardo Truffarelli (gruppo 6 aprile, Perugia) numerosi documentari in Amazzonia, Costa Rica, Norvegia, Finlandia, Inghilterra, Italia per i programmi culturali della Rai3, tra cui Geo, Geo&Geo, il Viaggiatore. Ha diretto 6 speciali, tra il 2004 e il 2007, per la trasmissione Stella del Sud (Rai 1) in Etiopia, Tanzania, Amazzonia, Groenlandia, Norvegia, Mauritania. Coinvolto da sempre nella protezione e nella conservazione della natura è stato tra i soci fondatori del Wwf Italia, consigliere nazionale della stessa associazione, nel 2002, ma anche, nei primi anni ottanta, di Legambiente e Lipu. È direttore responsabile di Greenpeace News.
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