bambina iraniana
Da novembre centinaia di bambine nelle scuole dell'Iran hanno subìto un avvelenamento respiratorio (Foto: Wikimedia Commons)

Iran, bambine avvelenate nelle scuole

Ambigua la risposta delle autorità, si sospettano gruppi di fanatici «guardiani» dell'Islam. La società civile protesta, mentre iraniani in fuga naufragano e muoiono anche nel Mediterraneo
2 Marzo, 2023
2 minuti di lettura

Sono centinaia le ragazze e bambine avvelenate in diverse scuole dell’Iran negli ultimi mesi. La notizia, apparsa sulle maggiori testate e agenzie internazionali, è stata confermata del ministro della sanità iraniano, che, come riporta la Reuters, ha parlato di «lievi avvelenamenti». Le motivazioni dietro questi episodi sarebbero chiare anche alle autorità e alle istituzioni locali, che ammettono che con molta probabilità si tratta di i.tentativi di provocare la chiusura delle scuole femminili.

Oltre trenta scuole coinvolte

Dalla fine di novembre, i media locali riportano i casi di avvelenamento respiratorio, che riguardano centinaia di bambine di circa 10 anni. Gli attacchi sono avvenuti in più di 30 scuole in almeno quattro città. Secondo i media locali, sarebbe stata presa di mira anche una scuola maschile, nella città di Boroujerd, nella zona centrale del Paese. La più alta percentuale di bambine avvelenate è nella città santa sciita di Qom, motivo per cui alcuni genitori hanno ritirato i propri figli da scuola.

 

La reazione delle autorità della Repubblica islamica è, come prevedibile, ambivalente. Il ministro della sanità Bahram Einollahi, avrebbe dichiarato ai media locali, sempre secondo la Reuters, che «Indagare da dove provenga questo lieve veleno e se si tratti di una mossa intenzionale non rientra nell’ambito del mio ministero». Più coraggioso il suo portavoce, Younes Panahi, che all’agenzia stampa Irna ha spiegato: «Si è scoperto che alcune persone volevano che le scuole, in particolare le scuole femminili, fossero chiuse».

Impedire l’istruzione femminile

L’agenzia Irna, riporta le parole del professore universitario e politico Alireza Monadi, che ha parlato di «volontà del diavolo» e «seria minaccia» riferendosi al tentativo di impedire l’istruzione femminile. Monadi non ha approfondito, ma i sospetti vanno nella direzione di gruppi intransigenti che operano come «guardiani» autoproclamati dell’Islam.

 

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In Iran, dove dallo scorso settembre, dalla morte di Mahsa Amici, impazzano le coraggiosissime rivolte di cittadine e cittadini contro il regime repressivo che opprime il paese mediorientale, gli attacchi di questo tipo non sono una novità. Nel 2014 decine di persone scesero per le strade della città di Isfahan dopo un’ondata di attacchi con l’acido, che mirava a terrorizzare le donne che violavano il rigido codice di abbigliamento islamico. Il politico riformista Azar Mansoori ha twittato:

«Se allora gli operatori degli attacchi con l’acido fossero stati identificati e puniti, oggi un gruppo di reazionari non si sarebbe alleato contro ragazze innocenti nelle scuole».

Bambine di serie B

Mentre alcuni in Occidente si chiedono se esista realisticamente un rischio di “talebanizzazione” in Iran, la società civile persiana si dimostra ancora una volta coraggiosissima e pronta ad esprimere il proprio dissenso anche nei confronti dell’ambiguità delle istituzioni, come dimostrano le proteste, non solo dei genitori dei piccoli e delle piccole coinvolti.

Nonostante la repressione continui, il governo di Teheran appare sempre più in difficoltà.

Un’ultima osservazione. Tra i migranti naufragati sulle coste di Steccato di Cutro all’alba di domenica 26 febbraio, in quest’epoca in cui imperversa, in politica e nella vita di tutti i giorni, una narrazione ossessiva, auto compiaciuta e melensa della genitorialità e dell’infanzia salvo quando si tratta di bambini e genitori migranti, e quindi “altri” da noi cittadini, politici e ministri, c’era anche chi fuggiva dall’Iran.

 

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Mielizia

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Valentina Gentile
Valentina Gentile
Nata a Napoli, è cresciuta tra Campania, Sicilia e Roma, dove vive. Giornalista, si occupa di ambiente per La Stampa e di cinema e società per Libero Pensiero. Ha collaborato con Radio Popolare Roma, La Nuova Ecologia, Radio Vaticana, Al Jazeera English, Sentieri Selvaggi. Ha insegnato italiano agli stranieri, lingua, cultura e storia del cinema italiano alle università americane UIUC e HWS. È stata assistente di Storia del Cinema all’Università La Sapienza di Roma. Cinefila e cinofila, ama la musica rock, i suoi amici, le sfogliatelle e il caffè.
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