Un'abitazione Ogiek data alle fiamme durante l'ondata di sfratti illegali (Foto: © OPDP/www.survivalinternational.it)
Un'abitazione Ogiek data alle fiamme durante l'ondata di sfratti illegali (Foto: © OPDP/www.survivalinternational.it)

Ci sono i crediti di carbonio dietro gli sfratti degli Ogiek in Kenya? La denuncia delle organizzazioni per i diritti umani

Nel giorno in cui si apre la Cop28 a Dubai, tra polemiche e scetticismo, Survival International, Amnesty International e Minority Rights Group lanciano l'allarme. Dietro al dramma dei popoli indigeni del Kenya ci sarebbe il ruolo ambiguo e sempre più inquietante del mercato di crediti di carbonio nel Sud del Mondo
30 Novembre, 2023
1 minuto di lettura

Si apre oggi la contestata Cop28 a Dubai. Nel frattempo, tre importanti organizzazioni per i diritti umani pubblicano una dichiarazione congiunta per denunciare gli sfratti illegali degli Ogiek del Kenya, evidenziando il ruolo che i progetti di conservazione e i crediti di carbonio possono giocare in simili furti di terra. Survival International, Amnesty International e Minority Rights Group sottolineano nella dichiarazione che «I popoli indigeni non possono essere sfrattati senza il loro Consenso Libero, Previo e Informato e che gli sfratti operati senza tale consenso sono […] illegali». Si stima che, solo nell’ultima ondata degli sfratti che si susseguono da anni nella foresta di Mau, siano state distrutte 167 case ogiek, tra cui una scuola.

Il Sud del mondo divorato dai crediti di carbonio

«Questo governo divora i suoi stessi figli», ha dichiarato Daniel Kobei, Direttore esecutivo del Programma di Sviluppo per il Popolo Ogiek. Gli sfratti violano anche due storiche sentenze della Corte Africana. Le organizzazioni spiegano che il Kenya ha da poco firmato accordi che apriranno la strada alla riforestazione e anche all’emissione di crediti di carbonio su milioni di ettari di terra. Questi progetti, e altre manovre finalizzate ad espandere il mercato dei crediti di carbonio nel Sud globale, potrebbero aumentare enormemente il furto delle terre indigene, incrementare il sostegno finanziario a violenti progetti di “conservazione fortezza” e con ogni probabilità causare ulteriori ondate di sfratti. «I progetti di compensazione del carbonio basati sulle foreste sono particolarmente problematici perché spesso prendono di mira i popoli indigeni e i loro stili di vita invece che le vere cause della crisi climatica», si legge nella dichiarazione.

«Mentre aumentano sempre più le prove che gli attuali sistemi di compensazione non siano serviti a mitigare i cambiamenti climatici, hanno già avuto un impatto dannoso sulle vite e sui diritti territoriali dei popoli indigeni in Kenya e altrove».

 

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