L’uragano Melissa continua a seminare distruzione nei Caraibi. Dopo aver devastato la Giamaica, il ciclone ha colpito Haiti, Cuba e la Repubblica Dominicana, provocando inondazioni, vittime e danni ingenti. Secondo il quotidiano haitiano Le Nouvelliste, il fiume La Digue è esondato nella città costiera di Petit-Goâve, nel Dipartimento dell’Ovest, travolgendo case e strade.
Il direttore della Protezione civile haitiana, Emmanuel Pierre, ha confermato «almeno 25 morti e numerosi dispersi», mentre le squadre di soccorso continuano a cercare superstiti tra le macerie.
Oltre 700mila evacuati a Cuba
A Cuba, dove Melissa è arrivato stamattina , il presidente Miguel Díaz-Canel ha definito «molto difficile» la notte appena trascorsa. Le autorità hanno evacuato oltre 700mila persone nelle province orientali, chiudendo scuole, uffici e aziende. «Invitiamo tutti a rimanere in casa», ha scritto il leader cubano sui social, mentre piogge torrenziali e venti fino a 170 chilometri orari continuano a sferzare il Paese.
Record di potenza /h
Classificato inizialmente come uragano di categoria 5, Melissa è stato il più potente del secolo nel bacino caraibico, superando perfino la violenza dell’uragano Katrina, che devastò gli Stati Uniti nel 2005. Secondo l’Afp, l’impatto registrato martedì sulla Giamaica, nei pressi di New Hope, ha battuto il record meteorologico del 1935, con venti che hanno raggiunto i 300 km/h e una pressione minima di 892 millibar.
Bahamas in allerta
Nelle ultime ore, l’National Hurricane Center (NHC) statunitense ha declassato Melissa a categoria 3, ma l’allerta resta altissima. Il ciclone si sta spostando verso nord-est, minacciando ora le Bahamas, dove sono attese piogge torrenziali, inondazioni e mareggiate distruttive.
Un disastro che racconta la crisi climatica
I governi dei paesi colpiti parlano di una catastrofe «senza precedenti» e di una sfida crescente legata al cambiamento climatico, che rende sempre più estremi gli eventi meteorologici. Per molte comunità caraibiche, già duramente provate da povertà e instabilità politica, la stagione degli uragani 2025 si sta rivelando una delle più drammatiche della storia recente.



















