Stella Levantesi, giornalista climatica e autrice del libro I bugiardi del clima (Laterza, 2021)

«Greenwashing e negazionismo hanno un impatto diretto sul clima». Intervista a Stella Levantesi

In occasione del 56° Climate Reality Leadership Training organizzato a Roma da The Climate Reality Project, la giornalista climatica ci ha parlato dell’influenza della disinformazione e dell’informazione ingannevole sulle politiche per il clima
9 Luglio, 2024
4 minuti di lettura

Nel 2023, un’indagine commissionata da Greenpeace sulle operazioni di greenwashing di alcune delle più importanti aziende petrolifere europee, ha dimostrato come solo lo 0.3% della produzione di queste industrie fosse legata alle energie rinnovabili, destinando all’energia pulita poco più del 7% dei loro investimenti.

Eppure, da diversi anni le industrie di combustibili fossili cercano di mostrare un volto diverso, promuovendo informazioni ingannevoli sulle loro attività.

In questo modo, il negazionismo e il greenwashing delle aziende petrolifere hanno un impatto diretto sul clima, ostacolando il processo di transizione. Ne abbiamo parlato con Stella Levantesi, giornalista climatica e autrice del libro I bugiardi del clima (Editori Laterza, 2021), intervenuta sul tema durante il 56° Climate Reality Leadership Training. L’evento, che ha avuto luogo presso il Centro Congressi La Nuvola di Roma dal 28 al 30 giugno, promosso dall’organizzazione internazionale The Climate Reality Project fondata dall’ex vicepresidente degli Stati Uniti e Premio Nobel per la Pace, Al Gore.

 

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Pubblicità ingannevoli, negazionismo e diffusione di false informazioni. Sono i metodi delle campagne di disinformazione delle compagnie petrolifere che ostacolano l’azione per il clima. Come si può definire e a che livelli opera il greenwashing?
Il greenwashing fa parte di quella che viene chiamata “informazione ingannevole”. Riguarda alcune aziende inquinanti, sulle quali negli ultimi anni c’è una pressione crescente a essere sostenibili. Il greenwashing permette loro di presentarsi come “verdi” ed evitare di pagare per le attività inquinanti che portano avanti. Lo fanno attraverso campagne pubblicitarie, sponsorizzazioni di eventi e finanziamenti ai giornali. Sulla stampa italiana, per esempio, si parla poco di chi contribuisce a causare la crisi climatica e questo è dovuto anche all’influenza delle industrie inquinanti sui quotidiani. Inoltre, le compagnie sono rapide a adattarsi ai tempi della comunicazione. Molte inchieste giornalistiche hanno dimostrato come diverse compagnie di combustibili fossili abbiano condotto campagne pubblicitarie pagando alcuni influencer sui social media per promuovere il proprio prodotto. Altro livello al quale opera il greenwashing poi è la politica, che usa narrazioni ingannevoli come quella del “gas energia pulita”.

Alcune di queste strategie vengono messe in atto da quelli che chiami “I bugiardi del clima”, nel tuo libro. Chi sono i bugiardi del clima e come riconoscerli?
Sono gli attori che in maniera strategica negano la crisi climatica. Documenti, inchieste e ricerche hanno mostrato come l’industria dei combustibili fossili sia al centro di questa “macchina” che fa disinformazione e greenwashing e incanala finanziamenti per bloccare le politiche sul clima.

Gli scienziati interni alle compagnie, come ExxonMobil, sono stati tra i primi a prevedere l’impatto dell’attività fossile, ma i dirigenti delle compagnie hanno nascosto tutto e montato la più grande campagna di disinformazione della storia recente.

Fra i bugiardi del clima ci sono anche i politici che bloccano la legislazione climatica, le piattaforme mediatiche che fanno da camera dell’eco a questi interessi e alcune figure spesso legate all’industria che attaccano la scienza del clima, fanno disinformazione e manipolano dati. Sono quelli che il climatologo Micheal E. Mann ha definito “negazionisti a noleggio”.

 

 

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Al livello politico, uno dei momenti più importanti per discutere le strategie climatiche sono le Cop, Conferenze delle Parti. Anche questi incontri internazionali sono “inquinati”?
Le Cop sono fra i momenti più importanti che abbiamo per l’azione climatica. Negli ultimi anni però ci sono stati dei problemi legati all’influenza delle industrie inquinanti all’interno delle Cop. Un’analisi di Global Witness , ha messo in luce come alla Cop27 di Sharm el-Sheikh erano presenti 636 lobbisti delle compagnie fossili. In questi eventi, la presenza delle industrie inquinanti si traduce in una mancanza di azioni concrete per il clima. Anche il linguaggio lo dimostra. Gli esperti hanno sottolineato la grande differenza, per esempio, fra le proposte di PhaseOut (l’abbandono dei combustibili fossili) e PhaseDown (l’impegno a rallentare il loro utilizzo) e la Transition away (il graduale allontanamento) che alla fine è stata adottata durante l’ultima Cop tenuta a Dubai. Le campagne di disinformazione e l’attività di lobbying delle industrie fossili hanno quindi un impatto diretto sul clima, indirizzando le politiche e bloccando la legislazione climatica. Continuare a tenere queste conferenze in paesi produttori di petrolio è parte del problema.

Il risultato è che abbiamo perso tempo. Quando Al Gore vinse il Premio Nobel per la Pace nel 2007 la temperatura globale era di 0.7°C superiore al periodo preindustriale. Oggi siamo a +1.1°C. Quale è l’impatto dei piani delle compagnie Oil&Gas?
Abbiamo perso tempo e continuiamo a farlo. La campagna di disinformazione delle industrie fossili e l’inerzia politica hanno ostacolato l’azione necessaria per far fronte alla crisi climatica e ai suoi impatti su salute umana, ecosistemi e biodiversità. Inoltre, le industrie che più inquinano continuano a farlo. Un recente rapporto  dell’organizzazione Oil Change Intarnational ha analizzato i piani di otto fra le più grandi compagnie petrolifere del mondo (Chevron, ExxonMobil, Shell, TotalEnergies, BP, Eni, Equinor e ConocoPhillips). I risultati mostrano come i piani estrattivi di queste aziende potrebbero portare a un aumento delle temperature globali di 2.4°C. Invece di interrompere i nuovi progetti fossili per raggiungere la decarbonizzazione, come indicano gli esperti, c’è un’espansione dell’industria.

Anche per questo eventi come il corso organizzato da The Climate Reality Project continuano a servire…
L’azione per il clima si può promuovere in vari modi. Gli spazi di ricerca e scienza, giornalistici e di inchiesta, legali delle cause climatiche, di attivismo, sono tutti fondamentali a contribuire all’azione per il clima. L’azione climatica è anche azione politica, economica, sociale, culturale, proprio perché la crisi climatica tocca tutto e ci riguarda da vicino. Anche momenti come l’evento Climate Reality Leadership Training sono importanti per espandere la rete, diffondere la consapevolezza climatica e fare luce sugli ostacoli all’azione per il clima.

Mielizia

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Enrico Nicosia
Enrico Nicosia
Giornalista e divulgatore, dopo la Laurea in Scienze della Natura presso l’Università di Roma “La Sapienza”, ha partecipato in Mozambico ad un progetto di conservazione della biodiversità dell’Africa meridionale. Attualmente collabora come freelance con alcune testate come Le Scienze, Mind e l’Huffington Post Italia, Saperambiente e Terraneamagazine alla ricerca di storie di ambiente, biodiversità e popoli da raccontare.
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