José “Pepe” Mujica, ex presidente dell’Uruguay e figura di riferimento per la sinistra globale, si è spento ieri all’età di 89 anni. A dare l’annuncio è stata la compagna di lotte e moglie, Lucía Topolansky, spiegando che la malattia (un tumore all’esofago) era ormai giunta a uno stadio terminale e che, negli ultimi tempi, al marito erano rimaste soltanto le cure palliative.
Nato il 20 maggio del 1935 a Montevideo, fu protagonista delle lotte di liberazione del popolo uruguaiano negli anni ’60 con i Tupamaros supportando la creazione del Frente Amplio.
Cominciare dai più fragili
In quegli anni, Mujica avvertì la necessità di contribuire alla realizzazione di una società socialista, dove i lavoratori potessero prendere parte alle attività del Paese e in cui l’autogestione potesse sostituirsi allo Stato. Il suo sogno di emancipazione del popolo uruguaiano si ispirava a una visione marxista del mondo: in cui ognuno potesse avere un tetto sopra la testa, un lavoro dignitoso, il libero accesso all’istruzione, dove donne e uomini avessero pari opportunità, senza gerarchie, senza distinzioni. Un mondo che sapesse mettere al centro dell’interesse collettivo i bambini, gli anziani e le persone più fragili. Libero da oppressioni politiche e sociali. Un mondo senza armi, eserciti e violenza.
Gli anni del carcere e la rinascita politica
Arrestato diverse volte durante le occupazioni e le guerriglie urbane, nel 1973, a seguito del colpo di Stato organizzato dal dittatore Juan María Bordaberry, venne rinchiuso in carcere per 12 anni. Fu liberato nel 1985 grazie all’amnistia del nuovo governo democratico. Negli anni ’90, dopo essere stato eletto deputato e senatore, José Mujica divenne noto in tutto il mondo non solo per la sua storia politica, ma soprattutto per la sua vicinanza al popolo e per lo stile di vita estremamente sobrio: viveva a Rincón del Cerro, in una modesta casa di campagna vicino Montevideo, si spostava con un Maggiolino del 1987 e, durante il mandato presidenziale dal 2010 al 2015, destinò il 90 per cento del suo stipendio ad associazioni benefiche.
Per una vita sobria e libera
Alla globalizzazione dei mercati, ai promotori della società dei consumi, all’edonismo e alle politiche di austerità, Mujica riuscì a contrapporre un nuovo modello di società: «Se vuoi essere libero, devi essere sobrio nei consumi. L’alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui che però ti tolgono il tempo per vivere… Lo spreco è invece funzionale all’accumulazione capitalista che implica che si compri di continuo, magari indebitandosi sino alla morte».
Un messaggio ai giovani
Quello di Josè Pepe Mujica voleva essere un socialismo diverso da quello europeo ma anche da quello che aveva caratterizzato l’America latina di Fidel Castro e Hugo Chavez. Critico nei confronti dei governi di Daniel Ortega, Nicolás Maduro e Evo Morales. Denominato “il politico più povero del mondo”, l’ex presidente dell’Uruguay portò a termine anche importanti riforme: la depenalizzazione dell’aborto nel 2012, la legalizzazione dei matrimoni omosessuali e la legalizzazione delle droghe leggere nel 2013. Per Mujica, la droga era una malattia che non poteva essere confusa con il narcotraffico. Nel 2020, quando decise di rinunciare all’incarico da senatore a causa della malattia che lo avrebbe portato alla morte, Pepe Mujica volle lasciare un ultimo messaggio ai giovani:
«Ho vissuto di tutto, ma non odio nessuno. E vorrei dire ai giovani: ringraziate la vita! Avere successo nella vita non significa guadagnare soldi, avere successo nella vita significa rialzarsi e ricominciare ogni volta che si cade».



















