I delfini comunicano attraverso fischi condivisi e appresi che possono avere precisi significati, come per esempio avvisare della presenza di un pericolo. Lo sostiene uno studio premiato lo scorso 15 maggio dal Dolittle Prize. Il Dolittle è un premio da 100.000 dollari dedicato a scoperte nella comunicazione interspecie basate sull’intelligenza artificiale (IA). Il vincitore, tra gli oltre 20 candidati, è un team statunitense guidato da Laela Sayigh e Peter Tyack del Woods Hole Oceanographic Institution in collaborazione con il Sarasota Dolphin Research Program.
Questi enti di ricerca studiano da più di quarant’anni i delfini tursiopi nelle acque della Florida.

Fischi con funzioni diverse
I ricercatori hanno imparato a distinguere richiami “firmati” simili a nomi, e richiami “non firmati”, che sono circa la metà di quelli emessi dai delfini, ancora poco compresi. Nell’ultimo lavoro, non ancora sottoposto a peer review, i ricercatori hanno individuato almeno venti tipologie di richiami non caratteristici, emessi da più esemplari, e hanno scoperto che due tipi erano condivisi da almeno 25 individui ciascuno.
Suoni generano comportamenti
Quando i ricercatori hanno riprodotto i due suoni, hanno infatti rilevato che uno provocava nei delfini un comportamento di evitamento, suggerendo che potesse essere un segnale di allarme. L’altro fischio, invece, dava il via a una serie di risposte, che hanno fatto ipotizzare che potesse essere un suono associato all’incontro con qualcosa di inaspettato. Droni e altoparlanti riproducevano i suoni dei delfini durante gli esperimenti sul campo. Mentre per registrare i richiami dei delfini il team ha usato tecnologie non invasive come idrofoni e tag acustici digitali fissati con ventose.
Il fischio WTF…
Laela Sayigh, biologa presso la Woods Hole Oceanographic Institution e co-responsabile del progetto, sui delfini ha spiegato a Science: «I delfini maschi formano delle coppie e si chiamano a vicenda con i loro fischietti distintivi se si separano. Ma una volta, stavamo testando la nostra attrezzatura e abbiamo suonato uno di quei fischietti mentre la coppia era ancora insieme. Hanno risposto con un fischio completamente diverso, uno che non avevamo mai documentato prima. Da allora lo abbiamo sentito in altre situazioni confuse. Lo chiamiamo il “fischio WTF”, perché sembrava davvero che fosse quello che stavano chiedendo».

L’IA per classificare i dati rilevati
I delfini studiati in Florida sono stati monitorati per decenni. Questo fornisce al team di Sayagh e Tyack registrazioni etichettate di individui noti, il che è essenziale per capire se i loro fischi condivisi possano funzionare come parole. Ora stanno utilizzando l’intelligenza artificiale per classificare i fischi, e gli algoritmi potrebbero anche aiutare a tracciare i delfini nella baia quasi in tempo reale, collegando i richiami che emettono alla posizione.
Prima della tecnologia, il rispetto
Secondo Clara Mancini, professoressa di interazione animale-computer all’Open University (Regno Unito), il lavoro sui delfini dimostra il potenziale della tecnologia per far progredire la nostra comprensione della comunicazione animale. «Tuttavia, nel percorso verso la comunicazione interspecie» ha dichiarato Mancini al Guardian, «suggerirei di tenere presente che decifrare una lingua non equivale a comprendere l’esperienza di chi la parla.
E che, oltre alla curiosità, la sfida richiede umiltà e rispetto per la conoscenza e la visione del mondo uniche che ogni specie possiede».



















