Gianfranco Bologna. Foto: Asvis

Connessioni da leggere. Gianfranco Bologna racconta la collana che unisce i saperi

Per il naturalista, figura storica del Wwf, solo superando i miti della tecnologia come soluzione a ogni problema e dell’economia come perno del mondo, rispetteremo i limiti del pianeta. Con la sua nuova sfida, insieme ad Edizioni Ambiente, affronta i grandi temi di oggi, nel segno delle interdipendenze
2 Luglio, 2026
6 minuti di lettura

Gianfranco Bologna è una persona luminosa. Lo si intuisce dalla voce, dalla calma che trasmette mentre racconta i suoi progetti, gli ideali etico-scientifici che hanno orientato il suo percorso. Naturalista e ambientalista, è Presidente Onorario della Comunità Scientifica del Wwf Italia, Full member del Club of Rome, Segretario generale della Fondazione Aurelio Peccei e tra i coordinatori nazionali dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS).

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Opera da più di 50 anni nel campo culturale, divulgativo, didattico e progettuale della sostenibilità e della conservazione della natura, in particolare nel Wwf Italia, dove ha ricoperto il ruolo di Segretario generale e di Direttore Scientifico. Dal 2023 cura Connessioni, collana da lui ideata con Edizioni Ambiente, nata dall’idea che le grandi sfide del nostro tempo possano essere comprese solo mettendo in relazione saperi, esperienze e prospettive diverse. La nostra epoca è segnata da crisi ambientali, trasformazioni economiche e cambiamenti sociali sempre più rapidi.

 Il dialogo tra discipline e generazioni diventa allora uno strumento indispensabile per immaginare nuovi orizzonti.

Gianfranco, questo progetto editoriale invita dunque a superare visioni frammentarie della realtà per costruire una comprensione più integrata e sistemica del mondo contemporaneo. Da dove si può partire per raccontarlo?

Si fa un gran parlare di sostenibilità come fosse un tema alla moda, a cui è impossibile sottrarsi. Ricordo ancora il volume del 2023 del Worldwatch Institute, State of the World 2013, di cui ho curato l’edizione italiana, come ho fatto per tutti gli State of the World dal 1988 al 2014 (curai l’edizione italiana per Edizioni Ambiente). Il titolo, appunto, era: È ancora possibile la sostenibilità? e più volte mi torna alla mente quanto scritto da Robert Engelman nell’introduzione in merito al chiacchiericcio, della “sosteniblablablà” come marchio di fabbrica della nostra epoca, una “profusione cacofonica” – per usare le sue parole – che nel tempo ha finito per ridurre la questione a una vaga idea di green, a qualcosa insomma di indefinito, svuotato di significato.

Invece è un concetto complessissimo.

Assolutamente sì, anzi: oserei dire che è fondamentale parlare di complessità assumendo come punto di osservazione proprio il concetto di sostenibilità. Non a caso una figura fondamentale della complessità come Edgar Morin ha dedicato molti studi al rapporto uomo-natura, basti pensare a Il paradigma perduto (1973 n.d.R) o a Terra Patria (1993 n.d.R) in cui propone una riflessione sull’appartenenza comune dell’umanità al pianeta Terra.

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C’è un’ignoranza diffusa in merito alla sostenibilità, perché si ignorano spesso anche le evoluzioni del pensiero scientifico, i risultati ottenuti dalle Scienze del Sistema Terra che analizzano le interazioni complesse e dinamiche tra la biosfera, la litosfera, l’idrosfera, l’atmosfera, la criosfera, la geosfera e l’antroposfera. Tutti ambiti che prima venivano studiati in modo settorializzato e che ora invece si toccano, si affrontano in prospettiva integrata, grazie anche agli straordinari mezzi oggi a disposizione come, ad esempio, la raffinatezza raggiunta dai dati raccolti dai satelliti e la straordinaria capacità di calcolo dei megasupercomputer.

Un po’ come lo spirito della collana, che non a caso si intitola “Connessioni”…

Sì, perché l’idea di fondo è quella di superare il mero soluzionismo tecnologico e anche quello economicista, che poi si traduce inevitabilmente in soluzionismo politico. È come se la nostra società vivesse di alcuni grandi miti: quello delle innovazioni tecniche come risposta definitiva a ogni problema, e quello dell’economia come perno del mondo, ma vista come continuazione dell’attuale sistema purché sia un po’ colorito di verde. Si tratta di due visioni che ignorano, di fatto, quello che è in realtà la sostenibilità, che ci documenta chiaramente, grazie alla scienza, che è impossibile continuare in una crescita materiale e quantitativa in un mondo dai chiari limiti biogeofisici.

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Se si vuole davvero cambiare il mondo, la via da percorrere è quella della sostenibilità. Non ci sono altre strade. Questa visione, tuttavia – al di là dei bei proclami – non è molto condivisa. E giacché siamo arrivati al capolinea della nostra crescita economica materiale, una prospettiva del genere viene spesso etichettata come “ideologica”. Ed è questo il terreno fertile per il negazionismo e il proliferare di fake news e fake truth, di cui il giro Maga si fa portavoce al solo scopo di non intaccare il sistema dei combustibili fossili e tutto ciò che ha contribuito a creare le condizioni per rendere il nostro pianeta sempre più inabitabile e socialmente ingiusto. La scienza ci ha chiaramente dimostrato che l’umanità deve restare entro dei confini ambientali (Planetary Boundaries) e dei confini sociali (Social Boundaries) che non possono essere sorpassati, altrimenti l’umanità intera si troverà profondamente a rischio. E molti confini sono stati già superati.

Una situazione in cui è urgente familiarizzare con la complessità. 

Il tentativo della collana, infatti, è quello di mettere insieme la moderna conoscenza scientifica con gli aspetti culturali, economici, sociali e politici ad essi strettamente legati evidenziando così le relazioni tra temi apparentemente lontani, svelandone l’interdipendenza. Le scienze del Sistema Terra riescono a far capire all’uomo da dove viene, come si è evoluto, quali sono le origini della vita. Se noi vogliamo trovare soluzioni, è fondamentale capire dove stiamo conducendo il mondo in cui viviamo e come invertire la rotta, è chiaro che non possiamo affidarci a visioni parziali, settoriali.

Un’idea forte, che fa di “Connessioni” un progetto editoriale che mira (anche) a scardinare gli stereotipi.

L’auspicio è questo. Soprattutto in tempi in cui si sente parlare di “Remigrazione”; per ragionare sull’assurdità di tale concetto ci vengono in aiuto la storia dell’uomo, la sua evoluzione e la sua genetica: questioni che appunto vanno a braccetto, perché ognuna spiega, completa e integra l’altra. Guido Barbujani, ottimo genetista, ha ben spiegato come il sequenziamento completo del genoma umano abbia spiegato che le razze umane non esistono. Non a caso un suo libro del 2006 si intitola L’invenzione delle razze (Bompiani n.d.R) e un altro del 2016 si intitola Gli africani siamo noi (Laterza n.d.R.).

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Ecco, io mi auguro che un approccio integrato come quello della collana che sto curando possa aiutare i lettori ad allargare lo sguardo, a vedere il mondo – e la Storia – come un sistema integrato. Per questo ho pubblicato il mio ultimo libro Noi siamo natura (2022), per riassumere gli elementi fondamentali da conoscere della storia del perché siamo qui, dalla nascita dell’universo e degli elementi chimici, da quella della Terra alle origini della vita, fino alla nostra presenza come specie, per far comprendere cosa significa un nuovo modo di stare al mondo, che è appunto la via della sostenibilità.

Qualche titolo della collana?

Ci sono, ad esempio, i libri di Roman Krznaric, filosofo sociale, che rappresentano vere e proprie bussole per l’immediato futuro: Come essere un buon antenato (2023) e La storia per un domani possibile (2025), perfetti esempi di integrazione dei vari saperi. O ancora Tassare i ricchi (2026) di Jørgen Randers e Till Kellerhoff, su un tema ormai ineludibile che però viene narrato male, persino dalla stessa sinistra che continua a parlare di “patrimoniale”. È un discorso che sta andando avanti da anni e che è entrato anche nel dibattito del G7 e del G20. Il libro ha un taglio straordinariamente innovativo perché lega la questione delle diseguaglianze economiche e sociali ai pesanti impatti ambientali dei super ricchi (ad esempio l’uso di aeroplani e yacht privati con grande produzione di anidride carbonica e gas a effetto serra e gli investimenti nell’utilizzo dei combustibili fossili), e presenta un’appendice con i dati italiani che inquadra la situazione. Ecco, io credo che la collana serva proprio a mostrare come esista una tela che tiene insieme problemi, questioni, e prospettive diverse, dalla governance sociale a quella politica, basandosi sulla scienza.

Se dovesse consigliare un solo volume a chi si avvicina a Connessioni per la prima volta, quale sceglierebbe e perché?

Potrei senz’altro indicare il libro di Federico Maria Butera, Affrontare la complessità (2021), che approfondisce questioni come l’inquinamento, i cambiamenti climatici, l’acidificazione degli oceani, i consumi di acqua e di risorse, le trasformazioni dei suoli e la distruzione della biodiversità da una prospettiva che evidenzia le interconnessioni tra le parti. Oppure ancora – se mi è concesso più di un titolo – Il grande mito. Come il business ha creato la leggenda del libero mercato e ci ha insegnato a odiare il governo (2025) di Naomi Oreskes, Erik M. Conway, volume che già dal titolo ci orienta a un cambio di paradigma. Poi mi piace ricordare Ecologie letterarie (2025) di Serenella Iovino, in cui si mostra come i romanzi, le opere d’arte, la musica, non siano un prodotto meramente creativo o “astratto”, ma qualcosa di profondamente connesso alla vita materiale della nostra specie.

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Tutti libri che servono ad aprire percorsi, a mostrarci una nuova strada. Credo che la questione oggi più rilevante per concretizzare la sostenibilità, non sia il mettere dei puntelli a un edificio che sta crollando, ma creare e praticare una nuova visione socio-economica che consenta una vera e propria Antropausa, un serio rallentamento di tutto quello che oggi sta conducendo l’umanità oltre i confini ambientali e sociali.

Confini entro i quali è possibile un’esistenza degna di essere vissuta, favorendo una sana vita alle attuali giovani e alle future generazioni.

 

Mielizia

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Ginevra Amadio
Ginevra Amadio nasce nel 1992 a Roma, dove vive e lavora. Si è laureata in Filologia Moderna presso l’Università di Roma La Sapienza con una tesi sul rapporto tra letteratura, movimenti sociali e violenza politica degli anni Settanta. È giornalista pubblicista e collabora con riviste culturali occupandosi prevalentemente di cinema, letteratura e rapporto tra le arti. Ha pubblicato tra gli altri per Treccani.it – Lingua Italiana, Frammenti Rivista, Oblio – Osservatorio Bibliografico della Letteratura Otto-novecentesca (di cui è anche membro di redazione), la rivista del Premio Giovanni Comisso, Cultura&dintorni. Lavora come Ufficio stampa e media. Nel luglio 2021 ha fatto parte della giuria di Cinelido – Festival del cinema italiano dedicato al cortometraggio. Un suo racconto è stato pubblicato in “Costola sarà lei!”, antologia edita da Il Poligrafo (2021).
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