Gaza 15 settembre
Gli abitanti Gaza in fuga durante la notte del 15 settembre 2025. Foto: Thepaper

Gaza, è iniziata l’invasione. Le reazioni del mondo all’attacco dell’Idf

I raid sono cominciati nel cuore della notte, si contano già decine di morti e 350mila persone in fuga. Gli Usa avallano l'attacco, l’Onu denuncia il genocidio, i paesi arabi temono per gli Accordi di Abramo. E l'Europa, Spagna esclusa, tace
16 Settembre, 2025
2 minuti di lettura

Un’ora prima della scorsa mezzanotte è iniziata l’invasione di Gaza City da parte dell’esercito israeliano. Aerei, elicotteri, droni, missili, tank stanno contribuendo alla distruzione totale della capitale della Striscia. I media locali hanno segnalato 37 attacchi in 20 minuti, con almeno 38 morti nei raid notturni e 350.000 palestinesi in fuga. Si tratta di massicci bombardamenti su Sheikh Radwan, Al-Karama e Tel Al-Hawa.

E dai social media arrivano le prime testimonianze dei rumori di forti esplosioni fino al centro di Israele.

L’annientamento e il genocidio

È in concorso un «annientamento e un genocidio», ha scritto su X l’analista politico israeliano Ori Goldberg. «Gaza sta bruciando, e non ci fermeremo finché Hamas non sarà sconfitta», ha dichiarato Israel Katz, ministro della difesa israeliano. Un messaggio di guerra che arriva con l’avallo degli Stati Uniti, e in particolare con le parole di Marco Rubio, segretario di Stato, che da Gerusalemme ha ribadito il sostegno incrollabile degli Usa a Israele: «Il popolo di Gaza merita un futuro migliore, ma quel futuro migliore non può iniziare finché Hamas non sarà eliminato. La barbarie di Hamas è senza precedenti». E lo stesso Rubio ha sollecitato il Qatar a mediare, come se l’attacco del 9 settembre non avesse destabilizzato ulteriormente il Medio Oriente.

La condanna dei paesi arabo-islamici

Di fatto, le 50 delegazioni dei paesi arabo-islamici giunti a Doha il 15 settembre hanno condannato l’azione di Israele ed ora sono a rischio gli Accordi di Abramo, quindi la pace regionale. E intanto cresce la preoccupazione tra le famiglie degli ostaggi israeliani, che hanno lanciato appelli disperati per proteggere i propri cari. Il j’accuse è rivolto al primo ministro Benjamin Netanyahu, che sta sacrificando persone innocenti in nome di un piano politico personale.

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«La 710° notte a Gaza – ha dichiarato l’Hostages Families Forum di Israele – potrebbe essere l’ultima notte nella vita degli ostaggi che sopravvivono a malapena, e l’ultima notte in cui sarà possibile localizzare e restituire gli ostaggi uccisi per una degna sepoltura. Il primo ministro sta consapevolmente scegliendo di sacrificarli sull’altare di considerazioni politiche».

Civili e prigionieri a rischio

Sale la paura anche tra i civili israeliani, perché la guerra ora potrebbe travolgere tutta la popolazione. «Il destino dei prigionieri dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza è determinato dal governo terrorista di Netanyahu – ha ammonito Hamas – La distruzione sistematica e la campagna fascista di annientamento che Gaza sta subendo minacciano anche la vita dei soldati israeliani catturati». E in questo scenario infernale pesano ancora di più le parole di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, pronunciate nelle scorse ore nella sede dell’Onu a Ginevra: «710, questo è il numero di giorni di assoluto orrore che la popolazione di Gaza ha dovuto sopportare, 60.000 è il numero di palestinesi uccisi accertati, di cui oltre il 75% sono bambini e donne».

Numeri che fanno tremare

In realtà, prosegue la giurista, dovremmo cominciare a considerare il numero di 680.000, perché quello che studiosi e scienziati riferiscono essere il vero bilancio delle vittime a Gaza. «E sarebbe difficile confermare o smentire questa cifra. Soprattutto se investigatori o altri non potranno continuare a entrare nel territorio palestinese occupato, in particolare nella Striscia di Gaza. Se questo numero fosse confermato, allora 380.000 di queste vittime sarebbero neonati o bambini sotto i cinque anni. 1581, questo è il numero di operatori sanitari uccisi a Gaza, 252 il numero di giornalisti e 346 il numero di dipendenti dello staff delle Nazioni Unite uccisi».

L’Europa grande assente

L’Europa, che non vuole riconoscere il genocidio in corso a Gaza, è la grande assente in questo scenario. Nel testo “Gaza al limite: l’azione dell’Ue per combattere la carestia, l’urgente necessità di liberare gli ostaggi e procedere verso una soluzione a due stati”, approvato lo scorso 11 settembre dal parlamento dell’Unione europea, la parola «genocidio» non viene mai menzionata. E le misure contro Israele sono state soltanto annunciate. Un forte segnale politico arriva però dalla Spagna, che ha approvato un pacchetto di sanzioni contro Tel Aviv.

Gaza 15 settembre
Razzi illuminanti dell’Idf sulle zone bombardate. Foto: Thepaper

Tra i provvedimenti c’è lo stop alla compravendita di armi con Israele.

Mielizia

Saperenetwork è...

Michele D'Amico
Michele D'Amico
Sono nato nel 1982 in Molise. Cresciuto con un forte interesse per l’ambiente.Seguo con attenzione i movimenti sociali e la comunicazione politica. Credo che l’indifferenza faccia male almeno quanto la CO2. Giornalista. Ho collaborato con La Nuova Ecologia e blog ambientalisti. Attualmente sono anche un insegnante precario di Filosofia e Scienze umane. Leggo libri di ogni genere e soprattutto tante statistiche. Quando ero piccolo mi innamoravo davvero di tutto e continuo a farlo.
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