Mille migranti dispersi in mare, nei giorni in cui il Mediterraneo occidentale era squassato dal ciclone Harry. È l’ipotesi di Mediterranea Saving Humans, lanciata in un comunicato del 2 febbraio scorso. 380 persone, partite il 24 gennaio da Sfax, in Tunisia, su otto imbarcazioni, sono state oggetto di un’allerta trasmessa dal Centro per il coordinamento del soccorso marittimo e non sono mai arrivate a Lampedusa.
Ma la ong segnala che centinaia di altri migranti, imbarcati negli stessi giorni, sono stati inghiottiti dal mare.
Dati e testimonianze
Mediterranea ha infatti ricevuto informazioni dalla ong Refugees in Libya, che ha raccolto diverse testimonianze in Tunisia. I testimoni parlano di numerose partenze da Sfax in quei giorni, stimolate da rastrellamenti dell’esercito tunisino: «Si dice che un solo trafficante, conosciuto localmente come Mohamed “Mauritania”, abbia spinto cinque convogli, ciascuno dei quali trasportava tra le 50 e le 55 persone. Dal chilometro 19 al chilometro 21, fonti della comunità parlano di dieci imbarcazioni salpate.
Dal chilometro 30 sono partite sette imbarcazioni. Solo una ha raggiunto Lampedusa il 22 gennaio con un corpo senza vita a bordo e due gemelline di un anno disperse in mare, oltre al sopravvissuto Ramadan Konte. Le altre sembrano sparite nel nulla. Dal chilometro 33 al chilometro 38 sono partiti altri sette convogli. Solo uno è tornato agli uliveti vicino a Sfax».
Il video del salvataggio
Konte è il cittadino della Sierra Leone tratto in salvo da una nave mercantile di Malta, ripreso dal comandante in un video poi diffuso su Facebook da Refugees in Libya. Ha raccontato di essere partito da Sfax a bordo di un’imbarcazione con altre cinquanta persone di diverse nazionalità, che hanno tutte perso la vita.
Il corridoio migratorio più mortale al mondo
Secondo l’Organizzazione delle Migrazioni delle Nazioni Unite, si tratta di «un duro promemoria che questa rotta rimane il corridoio migratorio più mortale al mondo. Solo nel 2025, almeno 1.340 persone avranno perso la vita nel Mediterraneo centrale. L’Oim ribadisce l’urgente necessità di adottare misure più incisive contro le reti di trafficanti (…). Allo stesso tempo, è essenziale rafforzare gli sforzi di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale per salvare vite umane e garantire uno sbarco sicuro».
Politiche fallimentari
Un’altra strage nel nostro mare, mentre a Crotone si apriva, venerdì scorso, il processo per la strage di Cutro, a telecamere spente. Per Laura Marmorale, presidente di Mediterranea Saving Humans «il silenzio e l’inazione dei governi di Malta e Italia sono agghiaccianti: di chi ha perso la vita in mare non si deve parlare, soprattutto quando queste morti mostrano il fallimento delle politiche migratorie e della collaborazione con Libia e Tunisia» afferma.

«E mentre si stanno preparando nuovi brutali provvedimenti contro le persone migranti e la solidarietà».



















