Foto: Campagna Abiti Puliti

Moda e caporalato, una firma contro lo scudo penale nel Disegno di legge sulle Pmi

La petizione della Campagna Abiti Puliti si oppone alla protezione delle aziende capofila, anche in caso di caporalato nella filiera, proposta nel Ddl in discussione alla Camera
6 Dicembre, 2025
1 minuto di lettura

Pochi giorni prima che l’inchiesta della Procura di Milano sul caporalato nei subappalti dei brand di alta moda salisse agli onori delle cronache, la campagna Abiti Puliti ha lanciato una petizione rivolta alla Commissione Attività Produttive, al Parlamento e al Governo. La petizione, che segue un primo appello datato 11 novembre cui hanno aderito oltre 35 realtà, organizzazioni della società civile, sindacati e imprese, riguarda il Ddl sulle Piccole e Medie Imprese, approvato a ottobre dal Senato e ora in discussione alla Camera.

La criticità contestata

Il Disegno di legge, infatti, introduce una certificazione volontaria di conformità della filiera che, dietro l’apparenza di trasparenza, nasconde uno scudo penale per le aziende capofila, anche in caso di caporalato nella subfornitura. La discussione degli emendamenti nella Commissione Attività Produttive della Camera inizierà il prossimo martedì 9 dicembre.

Regole chiare per il Made in Italy

La petizione chiede «la cancellazione di qualsiasi forma di scudo penale nei confronti delle imprese capofila rispetto alle aziende delle proprie filiere (Art.30 C.2673) e la previsione specifica di obblighi di controllo e gestione dei rischi di violazione di norme anche penali, dei diritti umani e del lavoro (cd. due diligence)». Chiede, inoltre, «una riforma ad hoc del settore moda, ispirata ai principi della transizione giusta e della responsabilità di filiera e costruita con il coinvolgimento di tutte le parti sociali interessate».

Impatto socio-ambientale sempre più noto

Mentre il legislatore sembra nascondere la testa sotto la sabbia, un sondaggio Ivox per Clean Clothes Campaign ha rivelato come anche in Italia sia più noto l’impatto sociale e ambientale della moda. Il 71% degli intervistati sa che il settore è tra i più inquinanti e che contribuisce ai cambiamenti climatici, mentre il 54% conosce le condizioni di lavoro precarie lungo la filiera:

e per l’83% degli intervistati le leggi a tutela dei lavoratori e dell’ambiente sono insufficienti o inapplicate.

Per saperne di più e firmare

abitipuliti.org/petizione-no-caporalato-made-in-italy/

 

Mielizia

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Francesca Santoro
Francesca Santoro
Giornalista pubblicista. Laurea in comunicazione, specializzazione in marketing e comunicazione nel no profit. Per 15 anni si è occupata di comunicazione e progettazione formativa nell’ambito del consumo critico. Dal 2016 crea contenuti online e interventi formativi per progetti, enti, associazioni.
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