La tigre riconquista l'India: una tigre in acqua
Foto: Pixabay

La tigre riconquista l’India. Un successo per la natura e per le comunità umane

Gli esemplari di questi grandi predatori sono raddoppiati in dieci anni nel subcontinente, che ora ospita tre quarti della popolazione globale. Grazie a un programma di conservazione che punta a creare corridoi ecologici e a favorire la coesistenza
6 Febbraio, 2025
3 minuti di lettura

L’essenza della tigre traspare già dal nome, che in lingua persiana significa “saetta”. Simbolo di forza e vitalità, il più grande dei felini è venerato come divinità protettrice e combattiva in molte culture orientali, dall’India alla Cina, dal Vietnam alla Corea. «Tyger! Tyger! Burning bright in the forests of the night» invocava il poeta inglese William Blake a fine Settecento, ovvero «Tigre! Tigre! Divampante fulgore nelle foreste della notte», nella traduzione di Ungaretti. E ancora:

Particolare dell’incisione originale di "The Tyger", nella raccolta "Songs of Experience" di William Blake del 1794
Particolare dell’incisione originale di “The Tyger”, nella raccolta “Songs of Experience” di William Blake del 1794. Foto: British Museum, via Wikimedia

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Areale agli sgoccioli

Tutti questi magnifici attributi non hanno però risparmiato la tigre dalla sorte di molti superpredatori. Nel secolo scorso il suo areale di distribuzione, che un tempo interessava gran parte dell’Asia, si è ridotto di oltre il 90% e secondo l’Iucn (International Union for the Conservation of Nature) le tigri  in natura sono passate da circa 100.000 individui a inizio Novecento a circa 3.500 nel 2014.

Le tigri riconquistano l'India: una famiglia di tigri sul fiume
Foto: Pixabay

Rinascita indiana

Di fronte a una situazione tanto critica, nel 2010 a San Pietroburgo venne lanciato il Global Tiger Recovery Program (Programma globale per il recupero della tigre), con l’ambizioso obiettivo di raddoppiare la popolazione mondiale della tigre (Panthera tigris) entro il 2022. Obiettivo pienamente raggiunto dall’India, come riporta uno studio appena pubblicato sulla rivista Science. In poco più di un decennio, infatti, il numero di tigri in India è raddoppiato e ora il paese ospita circa il 75% della popolazione globale.

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Secondo le stime dell’Autorità nazionale per la conservazione della tigre, che già dal 1973 porta avanti il Project Tiger per proteggerla dal bracconaggio, dalla perdita di habitat e da altre minacce, gli esemplari sono passati da circa 1.700 nel 2010 a quasi 3.700 nel 2022. Un grande successo, soprattutto se si considera che il subcontinente indiano ospita solo il 18% dell’habitat della tigre e, con il suo miliardo e mezzo di abitanti, è il più popoloso del mondo.

L’areale della tigre

Rappresentazione grafica dell'areale delle tigri in India
Fonte: Science

Il ruolo delle comunità locali

«Si tende a pensare che l’alta densità umana ostacoli la crescita della popolazione di tigre» afferma Yadvendradev Jhala, biologo esperto in conservazione dei grandi carnivori e primo autore dello studio. «Ma la nostra ricerca dimostra che non è così: è piuttosto l’atteggiamento delle persone a fare la differenza. Se le comunità locali non sono coinvolte nella conservazione, se non la sostengono e non ne traggono beneficio, gli interventi non possono andare a buon fine».

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I monitoraggi condotti in lungo e in largo per l’India ci offrono una fotografia chiara della situazione. Le tigri hanno ricolonizzato i territori più vicini alle aree protette, diffondendosi in particolare nelle zone con abbondanza di cibo e habitat adatti. Ma non per forza “human free”: se questi grandi felini tendono a evitare le aree troppo urbanizzate, di povertà estrema o falcidiate da conflitti armati, non disdegnano invece i territori in cui le comunità locali ci sono e vivono in relativa prosperità.

Lo zoologo Yadvendradev Jhala controlla lo stato di salute di una tigre sedata
Lo zoologo Yadvendradev Jhala controlla lo stato di salute di una tigre sedata. Foto: Wildliferesearcher

Habitat condiviso

La tigre ha ricolonizzato i suoi territori, anche al di fuori delle aree protette, grazie a due elementi cruciali. Da un lato, la creazione di aree a protezione integrale dove si sono riformati i nuclei vitali, e dall’altro di corridoi ecologici per collegare i diversi nuclei e consentire la dispersione della popolazione. E così, si è arrivati a un risultato eclatante: oggi in India le tigri condividono il 45% degli habitat con circa 60 milioni di persone. Le aree in cui vi è coesistenza sono relativamente prospere: oltre a ricevere un rimborso per i danni causati da conflitti tra umani e fauna selvatica, le comunità locali beneficiano della presenza di questi iconici felini grazie all’eco-turismo e ad altri servizi ecosistemici.

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La tigre è infatti una specie chiave, che esercita un impatto sproporzionato rispetto alla sua abbondanza sulle comunità di animali e piante e sull’ambiente naturale. Ma non basta, questo predatore all’apice della catena alimentare è anche una specie ombrello: proteggendola, si vanno a tutelare a cascata una miriade di altri organismi, assicurando l’equilibrio degli ecosistemi. Quello della tigre in India è insomma un grande successo di conservazione, che dimostra come la convivenza tra grandi carnivori e umani sia non solo possibile, ma persino auspicabile.

Le tigri riconquistano l'India: lo sguardo della tigre
Foto: Pigphoto / Getty Images Pro

A vantaggio sia della biodiversità, sia delle comunità che risiedono nella zona.

Mielizia

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Mara Marchesan
Mara Marchesan
Naturalista, consulente editoriale e giornalista scientifica. Collabora con case editrici, testate digitali e progetti europei, occupandosi dell’ideazione e stesura di contenuti informativi, divulgativi e didattici, della progettazione, redazione e traduzione di libri di scienze, dello sviluppo e gestione di attività di disseminazione e divulgazione scientifica. Spirito eclettico e curioso, ha una vocazione internazionale e multiculturale nutrita sin dalla nascita e una passione atavica per la natura nelle sue molteplici forme ed espressioni. Negli anni ha spaziato dai territori più tecnici e scientifici a quelli più arcaici e olistici, muovendosi sempre con l’entusiasmo dell’esploratore e l’animo del pioniere. Ha a cuore i temi dell’ecologia e dello sviluppo sostenibile e crede che il motto “make the world a better place” non riguardi solo gli umani ma anche i nostri compagni di viaggio di tutti i regni. Oltre al mondo naturale, la appassionano il lifestyle sostenibile e le innovazioni green, la letteratura e le espressioni artistiche e tutto ciò che è fusione tra natura e cultura.
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