Caprioli, cinghiali, tassi, lupi, istrici, volpi, lepri, e ancora, gatti selvatici, ricci, nutrie, martore, faine, scoiattoli, ratti, topi e persino donnole. Sono queste le specie censite grazie alle immagini di 14 fototrappole nei primi sei mesi del monitoraggio dei meso-grandi mammiferi, lungo il fiume Ombrone in Toscana.
I rilevamenti della fauna selvatica sono stati, in sei mesi, oltre 3.200.
Una foce da scoprire
Il progetto, avviato nel luglio 2025 dal Parco della Maremma con il progetto Pnrr Marnat, è continuato in collaborazione con l’Università degli Studi di Siena e Cnr-Iret. La ricerca ha l’obiettivo di conoscere meglio l’area dalla foce dell’Ombrone fino alla Steccaia, nel comune di Grosseto.
Fino ad oggi poco studiata, l’area comprende sia postazioni all’interno dell’area protetta del Parco della Maremma che all’esterno, in una zona interessata dal progetto di espansione del Parco.
Le funzioni ecologiche della zona
L’area della golena e soprattutto quella boscata vicino al fiume fanno sia da habitat, ricco di acqua, di vegetazione e di riparo soprattutto per mammiferi e uccelli, che da corridoio ecologico. Ovvero svolgono da collegamento di luoghi anche distanti, che consente le migrazioni o le dispersioni, con cui alcuni esemplari cambiano il loro areale di vita.
Sebbene i dati siano ancora parziali, proprio le aree esterne al parco registrano un maggior numero di passaggi faunistici (2.561 avvistamenti) rispetto a quelle interne (723).
Lo studio continua
Per il presidente del Parco della Maremma Simone Rusci l’obiettivo è «valutare l’uso del territorio e la distribuzione delle specie, in aree con differenti livelli di protezione. La prosecuzione dello studio consentirà di delineare un quadro più completo dell’uso dell’habitat fluviale da parte dei meso-grandi mammiferi e di fornire dati utili per la gestione e la conservazione della fauna lungo l’asta del fiume».
«Ai fini della gestione dell’area, anche quando il progetto di ampliamento del Parco diventerà realtà».



















