Istituire un Dipartimento della Difesa Civile, non armata e nonviolenta presso la Presidenza del Consiglio. E aprire, finalmente, il dibattito sulle ragioni della pace, in un periodo segnato da una sfrenata cultura di guerra e corsa al riarmo. È l’obiettivo della proposta di legge di iniziativa popolare depositata ieri mattina presso la Corte di Cassazione, a Roma. A compiere l’atto, una delegazione delle tre Reti promotrici della campagna “Un’altra difesa è possibile”, ovvero Cnesc – Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile, Rete Italiana Pace e Disarmo e Sbilanciamoci! insieme ai rappresentanti di organizzazioni aderenti alle Reti.

Dall’obiezione individuale all’obiezione pubblica
Questa nuova proposta aggiorna la legge lanciata dalla Campagna nel 2014, presentata con oltre 53.000 firme nel 2015, calendarizzata nel luglio 2017 in sede di discussione congiunta delle Commissioni Affari Costituzionali e Difesa della Camera e mai giunta all’approvazione definitiva.
Soprattutto, sottolinea il comunicato della Campagna “Un’altra difesa è possibile“, la proposta è «l’erede di decenni di azioni per l’obiezione di coscienza al servizio militare» con l’obiettivo di non fermarsi più alla scelta personale:
«Per dotare la Repubblica di una struttura pubblica, stabile e finanziata, capace di praticare e promuovere la difesa della Patria con strumenti civili e non armati».
Costituzionalità e integrazione di esperienze
Il Dipartimento istituito dal testo è riconosciuto quale componente a pieno titolo del sistema nazionale di difesa e di sicurezza della Repubblica, in attuazione degli Articoli della Costituzione 2 (principio di solidarietà sociale), 11 (ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali) e 52 (dovere di difesa della Patria). Segue inoltre il solco della sentenza della Corte costituzionale n. 164 del 1985 che ha riconosciuto l’esistenza di forme “civili” di difesa della Patria.
Il Dipartimento andrebbe a coordinare i Corpi civili di pace, un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo operando in sinergia con il sistema di Protezione Civile e il Servizio Civile universale.
Indipendenza finanziaria
Le risorse alla nuova struttura saranno garantite da un Fondo nazionale alimentato dalla Legge di Bilancio e dall’attivazione di un 6 per mille dedicato: uno strumento fiscale alla portata di cittadine e cittadini senza oneri aggiuntivo. Con la possibilità di scegliere se indirizzare la propria quota di spesa pubblica per la sicurezza alla difesa militare o a quella civile e nonviolenta.
Armi di difesa o di offesa?
Solo dall’inizio del 2026 l’Italia ha speso 16 miliardi di euro in armamenti, ha ricordato Francesco Vignarca di Rete Italiana Pace e Disarmo durante la conferenza stampa di presentazione della legge. E non armi per la difesa, visto che negli elenchi appaiono portaerei e F35 abilitati al trasporto di armi nucleari, ha sottolineato Fabio Alberti di Un Ponte Per.
50.000 firme e un confronto sul tema
Obiettivo della proposta di legge è, ha detto in conferenza stampa Giulio Marcon, «promuovere istituzioni di pace: si vis pacem para pacem». Oltre a raccogliere online le firme necessarie (minimo 50.000, ma un sostegno più ampio sarebbe fortemente significativo), l’attesa è quella di aprire un dibattito sul tema della Difesa nel Paese. In un momento in cui il discorso pubblico spinge l’idea che la sicurezza si garantisca con più armi e più deterrenza, lavorare invece per progettare una sicurezza reale con strumenti civili e nonviolenti:
«La prevenzione dei conflitti, la mediazione, l’educazione alla pace, la coesione sociale e la cooperazione internazionale».
Per saperne di più




















