Giovanni Carotti scende al volo dal Defender e apre il portellone per farci scendere. Ci ha condotto a Costa de’ Grassi, una minuscola frazione in provincia di Reggio Emilia, nel cuore del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, dove lavora come entomologo. L’aria di metà giugno è pura e ronzante. «Vi ho fatto sobbalzare un po’, mi dispiace, questa zona è impervia ma importante, volevo mostrarvela».
Scuotiamo la testa in segno di diniego ma mentiamo, mentre muoviamo i primi passi sul terreno con cautela.

Prati ad hoc per gli impollinatori
«Questi prati fioriti danno un grande contributo al nostro progetto. La miscela di semi che li ha fatti crescere è il risultato di un ragionamento accurato, si tratta di specie erbacee nettarifere e pollinifere selezionate ad hoc», riprende la nostra guida. A margine del campo vediamo la ragione del nostro viaggio: «Sono i “beehotel”, vale a dire dei rifugi per insetti che contengono fori di diverse dimensioni, calibrati sulle specie di apoidei presenti in Italia, fra due e 12 millimetri. Anche se il progetto Beeadapt si conclude ad agosto daremo continuità al programma e amplieremo le aree di intervento, coinvolgendo sempre più realtà del territorio».
Un progetto pilota a salvaguardia degli insetti pronubi
Ad oggi sono più di 180 i soggetti pubblici e privati, tra cui il comune di Parma, che hanno sottoscritto il Patto Beeadapt per l’adattamento degli impollinatori al cambiamento climatico. Il documento suggella un accordo di promozione, sostenibilità e replicabilità di una procedura pilota per la salvaguardia degli insetti pronubi.
Finanziato per il 60% dal programma europeo Life e per il restante 40% da una variegata partnership, tra cui spiccano Legambiente, Unica e RomaNatura, il programma punta a contenere l’aumento del tasso di mortalità delle oltre 15.000 specie di impollinatori tra apoidi, farfalle, falene, coleotteri e altre meno note ma presenti nella nostra quotidianità. Come? «Implementando innanzitutto alcune infrastrutture verdi – aggiunge Giovanni – E attivando un protocollo di governance multilivello in contesti rurali, peri-urbani e urbani».

Numeri e azioni
Sono cinque le aree pilota fra Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Lazio che hanno visto l’installazione di 65 beehotel, 160 rifugi/siti di riproduzione per impollinatori, 442 alberi habitat nonché la piantagione di circa 33 ettari di prati fioriti. Inoltre su altri 22 ettari è stato praticato lo sfalcio ritardato, sono state messi a dimora 7000 fra piante e arbusti melliferi mentre in Toscana circa tre ettari di castagneti sono stati recuperati.
Le mutazioni causate dal cambiamento climatico
Il percorso, intrapreso nel 2022, cerca di porre rimedio allo sfasamento della sincronia tra i tempi di fioritura delle piante e il ciclo vitale degli impollinatori. Questi, infatti, stanno anticipando il periodo di attività di circa una settimana, mentre la durata del volo è diminuita di due giorni. Sembra poca cosa, ma le conseguenze sulla biodiversità e sugli ecosistemi sono serie, soprattutto per chi vive i cambiamenti climatici in modo diretto. «La nostra è una piccola azienda a conduzione familiare in una frazione di Castelnuovo ne’ Monti, all’interno di una delle 14 Riserve della Biosfera del territorio italiano» spiega Nadia Torlai, titolare dell’azienda agricola biologica Sottobosco d’Emilia, a Costa de’ Grassi, con tanto di vista suggestiva sulla Pietra di Bismantova.
Ci racconta così le ragioni per cui lei, come altre 35 aziende, ha sottoscritto il Patto per l’adattamento degli impollinatori e l’Accordo di custodia: «Produciamo principalmente frutti di bosco, ortaggi e cereali, trasformiamo le materie prime nel nostro laboratorio per la successiva vendita al pubblico. Negli ultimi anni è diminuita in maniera considerevole la produzione delle coltivazioni e il prodotto finale è soggetto spesso a malattie. Siamo consci che gli insetti impollinatori svolgano un ruolo cruciale nella filiera agricola, abbiamo sottoscritto il Patto e l’Accordo per svolgere un ruolo attivo in questa fase. Se aiuti la natura, poi lei ti ripaga».

L’analisi dei risultati
In ogni area target la catena degli impatti è stata analizzata con attenzione. Lo spiega Willy Reggioni, coordinatore del progetto per il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, mentre ci illustra i maggiori rischi, per lo più di origine antropica, come la degradazione del suolo o l’uso di pesticidi, ai quali gli insetti pronubi sono soggetti.
Il lavoro è certosino e duplice: «Dovremo conteggiare la quantità e le specie degli insetti prima e dopo questi quattro anni di sperimentazione ed effettuare al contempo un monitoraggio di carattere socio-economico rivolto agli agricoltori e ad altre realtà coinvolte. Alla fine saremo in grado di trarre conclusioni dettagliate sotto ogni punto di vista».
Un’Europa che tutela
Un progetto di grande lungimiranza, che sarebbe stato impossibile senza i fondi di Life: «Bruxelles non è così lontana dalle persone come potrebbe apparire» sintetizza Claudia Guerrini, project adviser della Cinea, l’Agenzia esecutiva europea per il clima, le infrastrutture e l’ambiente. «Sa ascoltare i bisogni dei territori, rivolge la sua attenzione alla protezione della biodiversità e alle problematiche economiche che ne conseguono». E mentre lasciamo questo piccolo paradiso, con il Defender che ci riporta dove siamo partiti, osserviamo i Beehotel, queste minuscole architetture dell’accoglienza, con i loro ospiti.
Simbolo di una rigenerazione che nasce da piccole azioni in rete, che coinvolgono territori, comunità e imprese in un’alleanza per il bene comune della biodiversità.

















