Nomadic, di Telmo Pievani e Gianni Maroccolo
A Roma il debutto di "Nomadic" Foto: Marco Pacini

Nomadic, il racconto immersivo di Pievani e Maroccolo per la biodiversità

A Roma, nell'ambito del Festival delle Scienze, il debutto dell'opera teatrale concepita dal filosofo delle scienze biologiche e dal musicista. Un'esperienza potente e suggestiva che esplora, fra arte e scienza, il ruolo delle migrazioni sul Pianeta. Comprese quelle umane
20 Aprile, 2024
2 minuti di lettura

Canti e musiche. Animazioni grafiche, illustrazioni e giochi di luce. E ancora  poesie, letture e narrazioni. È l’opera teatrale, narrativa e musicale, a tratti anche “rock”, messa in scena da Telmo Pievani, filosofo delle scienze biologiche e divulgatore scientifico, insieme al musicista Gianni Maroccolo per raccontare la biodiversità e i suoi incessanti viaggi: le migrazioni. Un racconto nel quale arte e scienza si fondono, emozionando con la forza delle immagini e dei suoni e catturando con il fascino delle storie narrate. Un invito alla scoperta del passato ma anche del presente. E alla riflessione sul futuro. “Nomadic – canto per la biodiversità”, insomma, è un’opera potente. Uno spettacolo appassionante, un’esperienza immersiva.

 

Il cast di Nomadic
Il cast di Nomadic, con Telmo Pievani (il primo a sinistra) e Gianni Maroccolo (il primo a destra). Foto: Marco Pacini

Specie in viaggio

Per il debutto, il 19 aprile, in occasione della XIX edizione del Festival delle Scienze di Roma, la Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica “Ennio Morricone” è gremita. Pievani racconta le rotte migratorie delle specie, anche quelle umane, la loro diversità. Migrano gli animali, dagli uccelli più piccoli, in grado di compiere viaggi di migliaia di chilometri, alle balene, i giganti del mare che attraversano gli emisferi. Migravano le specie umane del passato e i nostri antenati, in viaggi intrapresi partendo sempre dall’Africa per scoprire nuovi angoli di mondo da abitare.

Migriamo noi sapiens, costruttori di barriere e confini che la natura non contempla.

Diaspore sepolte

Nella sua narrazione precisa e coinvolgente, dimostrando come scienza e arte possano coesistere, Pievani “duetta” con Maroccolo e con la cantante Angela Baraldi. Le voci degli artisti, calde e profonde, interpretano brani della musica italiana e internazionale: da gruppi rock, come i Marlene Kuntz, i Litfiba e il Consorzio Suonatori Indipendenti a Franco Battiato, passando per le musiche di Philip Glass. Le canzoni raccontano il viaggio, inteso come cambiamento, migrazione e adattamento, e cosa c’è dietro e dentro di esso.

 

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I suoni sono talvolta tribali, nativi e ancestrali. Perfetti per raccontare le fatiche dei salmoni che risalgono, sfiniti, i fiumi. Perfetti per raccontare i misteri delle anguille che dall’Europa raggiungono il Mar dei Sargassi. Perfetti per raccontare gli spostamenti dei primi umani dalla Siberia alle Americhe. Qualcosa che abbiamo, forse un po’ sepolto, dentro di noi tutt’oggi ed è scritto nel nostro Dna. Di nuovo, arte e scienza si fondono.

 

A Roma il debutto di "Nomadic" Foto: Marco Pacini
Foto: Marco Pacini

Suoni e visioni

A completare la “band” è un’orchestra composta da chitarra (Andrea Chimenti), tastiera, fisarmonica e piano (Antonio Aiazzi), percussioni (Simone Filippi), basso (Maroccolo) ed esraj sitar (Beppe Brotto). Il gruppo si esibisce dietro un sottile telo semi-trasparente sul quale vengono proiettate le animazioni video e le immagini (di Marco Cazzato e Michele Bernardi) che mostrano gli animali in viaggio e le diaspore umane nel corso dei millenni. Giochi di luce proiettano le ombre dei protagonisti che si esibiscono sul palco. L’effetto, ottenuto dalla regia di Mariano De Tassis, è un’interpretazione corale armonica dove ogni elemento, narrato, visto e ascoltato, è legato agli altri.

Sfida per il futuro

“Nomadic – canto per la biodiversità” arriva in un momento in cui le specie migratorie affrontano sfide per la loro sopravvivenza (secondo un recente rapporto delle Nazioni Unite, circa la metà di loro sono in declino e più del 20% sono in pericolo di estinzione) e le migrazioni umane sono viste come invasioni e pericoli. Lo spettacolo si svolge senza esasperare allarmi e impartire lezioni su come risolvere i problemi. L’opera di Pievani e Maroccolo celebra la biodiversità, suscitando riflessioni e offrendo nuove prospettive.

Del resto, basta guardare al nostro passato per immaginare un nuovo modo di abitare il pianeta.

 

 

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Giornalista e divulgatore, dopo la Laurea in Scienze della Natura presso l’Università di Roma “La Sapienza”, ha partecipato in Mozambico ad un progetto di conservazione della biodiversità dell’Africa meridionale. Attualmente collabora come freelance con alcune testate come Le Scienze, Mind e l’Huffington Post Italia, Saperambiente e Terraneamagazine alla ricerca di storie di ambiente, biodiversità e popoli da raccontare.
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