“Stare a teatro è come stare nella vasca da bagno. Stare come una piuma in un cuscino. Tuffarsi in mare. Mangiare un gelato alla fragola. Stare nella casa dei dolci. Volare. Stare leggeri. Stare seduto su sedie di pelle di drago. Stare a teatro è come stare nella bocca dell’immaginazione”, scriveva Mafra Gagliardi nel suo Nella bocca dell’Immaginazione. La scena teatrale e lo spettatore bambino” (Titivillus 2007), raccogliendo interviste a caldo tra gli spettatori under 12. In effetti, c’è fascinazione più grande del teatro, per un bambino?

Gioco più coinvolgente, magico e immaginifico di quel momento mirabile in cui le storie, nel buio, prendono vita e colore, in cui ogni cosa diventa possibile, anzi: vera?
Mondo di meraviglia
E’ il gioco in cui tutti, all’improvviso, torniamo ad abitare nuovamente le coordinate remote dell’infanzia, rapiti dal tempo-spazio sospeso, inaccessibile alle leggi del divenire lineare. Un mondo di parole, gesti, fantasia, racconti ed emozioni che alcuni immensi registi hanno omaggiato degnamente, sapendolo il nucleo inesauribile del proprio mondo artistico – Fellini e a Bergman su tutti – ma che è anche, come sempre con i bambini, contesto reale e concretissimo, movimento con antenati illustri e obiettivi nobili, fatto di compagnie, estetica, ricerca, numeri e storia.
Il teatro per ragazzi in Italia
I numeri, eccoli: 10mila repliche annuali (con un leggero calo rispetto ai dati pre-pandemia), tra recite nel contesto scolastico e spettacoli a teatro, in un gesto di intergenerazionalità ormai raro che Marco Baliani battezzò “adultanzia”; oltre 2mila laboratori, scolastici e extrascolastici; un buon 25% di tutta la produzione teatrale nazionale, dato che promuove bambini e ragazzi a maggiori fruitori di teatro in tutto il paese, in particolare nel centro-nord e in Puglia. Per la storia ci viene in aiuto Basta favole! il docufilm diretto da Alessandro Scillitani, che l’Associazione nazionale del teatro per l’infanzia e la gioventù Assitej ha promosso per raccontare passato, presente e il futuro del teatro per le nuove generazioni.

Un puzzle di esperienze
Un film presto in tournée in tutta Italia che ha visto la collaborazione di decine tra le centocinquanta realtà che esprimono il teatro ragazzi e che racconta, grazie alle oltre cento interviste e ai tantissimi frammenti di spettacoli, foto, video e locandine del repertorio storico del teatro ragazzi, una realtà composita e ricchissima, ancora poco esplorata dal punto di vista storico e sociale. «Attraverso la lente d’ingrandimento del Teatro per le nuove generazioni» sostiene il regista «abbiamo attraversato più di sessant’anni di storia del nostro Paese, guidati dalle immagini e dalle voci di attori, registi, docenti, accademici e organizzatori che, ripercorrendo il percorso e l’evoluzione di questo modo di fare cultura, narrano la società italiana e il posto che hanno occupato l’infanzia e l’adolescenza».
Bambini e ragazzi nelle scelte del Belpaese
Non solo un documento sul teatro e il suo ruolo, ma anche, forse soprattutto, un pre-testo per interrogarci a fondo sulla presenza dei bambini e dei ragazzi nella nostra cultura, sulle azioni sociali e politiche dell’oggi, sugli obiettivi educativi di un presente dove la bellezza e la verità sono creature giurassiche in via di estinzione e le giovanissime generazioni vivono sotto il costante assedio di intrattenimenti sempre più digitali, tecnologici, extracorporei. «In un momento storico di dissolvenza tra generazioni», spiega Linda Eroli, Presidentessa di Assitej Italia: «questo contenitore è un’occasione per guardare al tanto che è stato fatto e ricordare il tanto che, insieme, possiamo e dobbiamo ancora fare per rendere la cultura un concreto strumento di integrazione, di crescita, di libertà».
Guarda il trailer di Basta Favole!
Le prime proiezioni
Tre le città che accompagnano i primi passi del filmato, Torino, Milano e Bologna, ovvero i comuni che sono stati, tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta del secolo scorso, la culla di quello che sarebbe diventato il Teatro Ragazzi. Lunedì 20 ottobre il film sarà proiettato al cinema Massimo di Torino presentato da Gabriele Vacis, regista e autore storico della realtà torinese e non solo; martedì 21 la proiezione è al cinema Lumière di Bologna con il conduttore Federico Taddia; mercoledì 22 Benedetta Tobagi e Oliviero Ponte di Pino, scrittrice e saggista di fama, saranno invece ad introdurre il film alla Cineteca Arlecchino di Milano. (Per prenotazioni https://assitej-italia.it/news/bastafavole/)
Vocazione sociale e sperimentazione
Molte città si affiancheranno nei prossimi mesi, in sale e teatri di tutto il territorio nazionale per dare voce ai protagonisti di una stagione artistica irripetibile eppure sempre nuova, nata nei ribollenti anni Sessanta, dall’esigenza di creare un teatro con un destinatario ben preciso che, al pari di quello “per i grandi” sperimentato dai vari Kantor, Grotowski e Living Theatre, lasciasse le poltrone di velluto per entrare nelle fabbriche, nelle scuole, nelle università, nelle strade.

Testimoni di una stagione
«Era un teatro di arte civile, politico, interattivo. I bambini e i ragazzi rappresentavano l’essenza, l’espressione massima di una comunità che cercava nuovi modi di dialogare con il pubblico, di raccontare storie, di inneggiare al valore irrinunciabile della libertà», così raccontano Marco Baliani, fondatore del teatro Ruotalibera e grande “narrattore” che proprio grazie ai bambini ha sviluppato una delle forme d’arte a lui più congeniali, Antonio Attisani storico del teatro e promotore del Teatro del Sole di Bologna, Dario Moretti, autore e scenografo del Teatro dell’Improvviso, Bruno Stori, ex burattinaio della scuola di Otello Sarzi e fondatore a Parma delle Briciole, Silvano Antonelli della compagnia Stilema, Diego Maj di Teatro Gioco e Vita, Graziano Melano della compagnia dell’Angolo tra i molti, non ultime Loredana Perissinotto e le voci del Movimento di Cooperazione Educativa che hanno intrecciato negli anni gli strumenti del teatro con l’innovazione didattica.
Arte politica e culturale
Dal ricchissimo puzzle di Basta favole! (ma che titolo improprio) emerge pian piano l’immagine di un movimento che pur strutturandosi in istituzione, non ha mai abdicato alla missione di forma d’arte politica e culturale. Un teatro con codici estetici rigorosi che dietro la pluralità dei linguaggi (teatro di figura e di testo, degli oggetti e delle ombre, della narrazione e della danza, della sabbia e della multimedialità…) non può prescindere dalle necessità del pubblico a cui si rivolge.
Un teatro per bambini, ovvero un teatro creativo, artigianale, stimolante. Un teatro vivo, un teatro vero.



















