Tengo questa rubrica da anni, avendo trattato, basandomi soprattutto sull’esperienza diretta con bambini e ragazzi, temi credo importanti intorno a cui è stato però difficile avviare quel confronto di idee che potrebbe tradursi in proposte, azioni concrete, interventi scientificamente, culturalmente, eticamente rilevanti. Accade in un contesto generale in cui sempre più le cose sembrano sfuggire al nostro controllo, come singoli, gruppi, società civile nel suo complesso. Forse stiamo in questo mondo per commentarlo, più che per viverci. Le nostre esistenze si svolgono lungo percorsi paralleli che, se anche ogni tanto si incontrano per festeggiarci l’un l’altro, poi non sanno camminare insieme, ed evidentemente i problemi ci intrigano molto più delle possibili soluzioni.
Della serie: avremmo potuto salvare il mondo, ma avevamo altro da fare!
Il feed, frullato pronto al consumo
Subiamo le conseguenze devastanti di un uso pluridecennale incosciente, capillare e recidivo di mezzi tecnologici sempre più potenti e pervasivi nelle nostre vite quotidiane, come se fossero prodotti industriali da consumare, invece che insiemi infiniti di possibilità da utilizzare per agire nel mondo. Nei social network, fatti per ammucchiare miliardi di utenti in gran parte semi analfabeti con intenti soprattutto commerciali, tutto tende a uniformarsi ai livelli più bassi, frullato in un ambiente irreale senza storia né memoria.
Idee, proposte culturali, tentativi di dialogo, strizzate d’occhio e barzellette tra gruppi più o meno affini, risse allucinanti tra fazioni, con gli stessi accenti e toni su qualsiasi argomento, dai massacri in medio oriente alla Ferrari elettrica. E, a differenza che davanti alla Tv, dove una vocina almeno ci suggerisce che si tratta del nostro tempo libero, molti online si sentono attivi, e consumano in quel nulla planetario la propria possibile partecipazione ai destini dell’umanità.
Anziché creatori, ancora fruitori troppo passivi
Quello che sta succedendo per esempio alla comunicazione audiovisiva, nell’indifferenza generale, è più di un campanello d’allarme. Da un lato ci riempiamo la vita guardando con attenzione, venerazione quasi, spesso a pagamento, su schermi casalinghi megagalattici, le grandi produzioni industriali, i film, le serie, usando anche supporti diversi ma con la stessa idea di consumo individuale e di assoluta lontananza dalle nostre possibilità, come negli anni ’70 o ’80. Non ci rendiamo conto che oggi abbiamo nelle nostre mani tutti gli strumenti hardware e software per fare, eventualmente, anche noi quelle cose, certo non allo stesso livello, magari non individualmente, ma tecnicamente potremmo.

Di fronte al format omologato
Si tratta di passare dall’altra parte e vivere nel nostro tempo un cui tutti siamo potenzialmente produttori e non con la stessa testa e cultura di 50 anni fa. Dall’altro lato troviamo normale che sempre più eventi sportivi, concerti musicali, ma anche scene di film accuratamente studiate da grandi registi e direttori di fotografia, ci siano riproposti sui dispositivi individuali in sequenze rifatte, tagliate e impacchettate per uniformarsi a un paio di formati che corrispondono a come l’analfabeta medio tiene in mano il telefonino, con amputazioni terribili ed effetti improbabili che li rendono praticamente tutti uguali.
L’IA, supporto e filtro
Si usa l’IA – bolla tecnologica di dimensioni mai viste e si salvi chi può quando scoppierà! – per cancellare la maggior parte delle informazioni visive originali – si pensi a quanto resta fuori quando un film in 70 mm è riproposto in verticale! I criteri scelti, nei software automatici a volte danno risultati anche esteticamente gradevoli, corrispondenti ai gusti estetici di chi li ha programmati, ma che possono diventare, con i “prompt” giusti, anche una forma di censura accurata e sistematica per tutte le stagioni, e soprattutto escludono completamente le intenzioni degli autori. E sempre più ci viene proposto di affidare i nostri contenuti, quelli che giriamo noi, agli stessi meccanismi di editing automatico, per ottenere prodotti di sicura qualità e risparmiare tempo, grazie a un “Grande Fratello” che monta, rielabora, letteralmente pensa per noi.
Comunicazione (e democrazia?) predigerita
In sostanza succede che proprio nel momento in cui abbiamo accesso libero ai mezzi per guardare e raccontare direttamente il mondo come mai nella storia, con una qualità straordinaria, HD, 4K, 8K, software di elaborazione di video e fotografia e comunicazione da fantascienza a costi irrisori o addirittura gratis, facile da usare, cioè il massimo di democrazia teorica dell’informazione da quando esiste l’umanità, ecco che viceversa ci stiamo rassegnando a che l’intera comunicazione audiovisiva globale, compresa la nostra personale, sia affidata nelle mani non si sa di chi o di che cosa, omogeneizzata e predigerita, perché noi poi la possiamo consumare in modo sempre più veloce e distratto.
Allo stesso modo di come – coincidenza casuale? – proprio nel momento in cui non solo con il voto, ma con strumenti di controllo teorico estremamente avanzati, abbiamo sia la possibilità di scegliere i nostri rappresentati politici e istituzionali, che di verificare come non mai nella storia il loro operato, lasciamo di fatto che pochi individui in modo sempre più dispotico e arbitrario decidano per tutti della pace e della guerra, della vita e della morte dell’intero pianeta.
La gioventù che, invece, crea
Se torniamo al tema della rubrica, tecnologia ed educazione, di quello che di buono e avanzato succede per esempio nelle scuole non giunge praticamente nulla all’opinione pubblica. Non la didattica attraverso cui i ragazzi imparano a usare gli strumenti per fare davvero le cose, e nemmeno gli esempi di comunicazione attiva che i ragazzi stessi, maneggiando in prima persona i mezzi, sono in grado di produrre. Come raccontano se stessi, le loro idee sul mondo, i progetti, i desideri, la voglia di dialogo, collaborazione e pace potenzialmente attraverso l’intero pianeta, in modo diretto, spesso trovando linguaggi e contenuti alternativi, oltre le narrazioni miopi e inconcludenti di tanti psicologi, giornalisti, tuttologi, oltre gli stereotipi attraverso cui la società distrattamente abdica di fatto alla propria funzione educativa nei confronti delle generazioni future.
Social e dissoluzione della convivenza civile
Non è un azzardato ritenere che la frequentazione assidua, durante gli ultimi decenni, di tanta parte dell’umanità, per tanta parte del tempo, di ambienti tossici e devastanti come i social media commerciali, tra risse e fazioni, l’affermazione di ogni sorta di narcisismo oltre la ragione, la scienza, il pensiero razionale, la negazione ostentata delle basi elementari della cultura e la sistematica incapacità di dialogo, abbia funzionato come un addestramento, una esercitazione collettiva di miliardi di individui alla dissoluzione della società e della convivenza civili, le cui conseguenze drammatiche abbiamo tutti sotto gli occhi nel tempo presente.
Ma l’emancipazione è iniziata
Ma oltre le soluzioni di individui e piccole cerchie più o meno resilienti che tra eventi culturali, pratiche sportive, ricerca di nuovi stili di vita o anche banali aperitivi, cercano argini e isole oltre l’ineluttabilità della narrazione corrente, diversi segnali che sembra di cogliere, confermati anche da altri operatori del settore attenti e sensibili, indicano come proprio tra le giovanissime generazioni sia in atto un tentativo più generale di emanciparsi da tutto questo, come un sussulto di vita. Potremmo metterci in ascolto con attenzione, provare a elaborare dati e sensazioni per non solo ripetere all’infinito le stesse narrazioni e descrivere i trend che scorrono fuori dalla finestra, ma finalmente agire e disegnare insieme gli “algoritmi”.
Per ricostruire, ottimizzare, rendere costruttive le relazioni tra gli umani.













