«La crisi climatica non è solo una crisi ambientale. È anche una crisi di relazioni: fra territori, sistemi produttivi, comunità e natura». Elisa Toffoli è fra le voci più sensibili alle tematiche ambientali della canzone italiana d’autore.
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Il suo impegno su questo versante le è valso a settembre il riconoscimento di “Green Guardian” dalla rivista inglese IQ Mag per l’abbattimento delle emissioni durante la sua tournee, a partire dal concerto di Milano nel giugno 2025, quando l’intero palco è stato alimentato per la prima volta con biofuel da scarti e biomassa.
Un nuovo passo
Ora questo percorso, che la vede al fianco di Asvis nella diffusione dell’Agenda 2030, si arricchisce grazie a una nuova realtà che Elisa ha voluto promuovere pochi mesi fa: la Fondazione Lotus.

Vale a dire l’organizzazione che l’artista triestina ha creato proprio per sostenere iniziative concrete a tutela delle risorse naturali e sostenere una maniera più sana di stare al mondo.
Visione interconnessa
Al centro di Lotus, che è anche il titolo di un album che Elisa ha prodotto oltre vent’anni fa, c’è una visione chiara: la salute del pianeta, delle comunità e delle persone è profondamente interconnessa. Per questo la fondazione lavora su più versanti, dalla biodiversità urbana all’agricoltura rigenerativa, fino alla tutela degli ecosistemi, affiancando ai progetti momenti di educazione, incontro e coinvolgimento della community: «Non per offrire soluzioni preconfezionate – spiega – ma per costruire consapevolezza e responsabilità condivisa».
L’esperienza con Navdanya International
È in questo percorso che s’inseriscono gli incontri sull’agricoltura rigenerativa, partiti nel dicembre scorso insieme a Navdanya International, organizzazione che da anni difende i semi, il suolo e l’agricoltura contadina in tutto il mondo. «Insieme vogliamo far comprendere l’agricoltura rigenerativa non come un concetto astratto ma come qualcosa che puoi vedere, toccare, sentire», racconta l’artista.
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Una giornata intera alle porte di Roma, nello splendido Parco naturale di Bracciano-Martignano, che ha permesso ai partecipanti di scoprire insieme al team di Navdanya le caratteristiche di un suolo sano e osservare nel dettaglio le base del ciclo vegetativo.
Ripartire dal suolo
Parlare di agricoltura d’altro canto significa parlare di clima, salute, biodiversità e giustizia sociale. Eppure, troppo spesso, il dibattito resta confinato tra numeri, tecnicismi e slogan. E proprio il suolo, con la sua fragilità, rappresenta uno degli elementi più trascurati nelle politiche ambientali. «Non è una semplice superficie produttiva, ma un ecosistema costituito da relazioni invisibili che legano microrganismi, funghi, insetti e piante. Un terreno fertile non è solo ricco, è vivo» aggiunge Elisa. Quando queste relazioni vengono interrotte dall’uso intensivo di prodotti chimici, dalla monocultura e dallo sfruttamento continuo, il terreno perde fertilità, trattiene meno acqua e diventa più vulnerabile all’erosione e agli eventi climatici estremi.

Salute e resilienza
L’agricoltura rigenerativa, al centro del messaggio di Lotus, nasce proprio da questa consapevolezza: non basta ridurre i danni, bisogna ricostruire. Rigenerare significa restituire al suolo ciò che ha perso, permettergli di tornare a svolgere le sue funzioni fondamentali. Significa aumentare la materia organica, favorire la biodiversità, rispettare i cicli naturali. La ricerca scientifica lo conferma: suoli più vivi sono anche più resilienti ai cambiamenti climatici. «Prendersi cura del suolo è prendersi cura di noi stessi e delle prossime generazioni – racconta – Le sostanze di sintesi che impoveriscono il terreno non restano confinate nei campi: entrano nelle acque, negli alimenti e nei corpi. La salute degli ecosistemi e quella delle persone sono profondamente intrecciate».
Relazioni riparative
Ma la rigenerazione per Elisa non riguarda solo la terra. Riguarda il modo in cui pensiamo anche le relazioni interpersonali. Per questo la fondazione Lotus, fra i primi progetti, ha promosso la scorsa estate nel quartiere San Siro di Milano la creazione di un’opera d’arte collettiva, un coloratissimo murale, al quale hanno partecipato dodici ragazze e ragazzi coinvolti in un percorso di reinserimento. Per dieci mesi hanno affrontato un percorso di responsabilizzazione con attività di trekking, gruppi di parola e terapia intorno ai temi della giustizia e della riparazione.
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Infine, insieme alla street artist Martina Rotondo, i ragazzi hanno trasformato le proprie riflessioni in un’opera visiva che racconta emozioni, cambiamento e speranza. Per di più il murale è stato realizzato con Airlite, una pittura ecologica che purifica l’aria, riduce fino all’80% degli inquinanti e assorbe CO₂, grazie a un processo fotocatalitico.

Radici e sostenibilità
Rigenerare, insomma, è un atto profondamente politico. Sia che si tratti di suolo, sia di radici e identità delle persone: «Significa riconoscere che la sostenibilità si costruisce tutti insieme» conclude Elisa.

«Solo partendo dalla cura di ciò che sta alla base di tutti, il suolo, possiamo immaginare un futuro più giusto e abitabile».











