Oggi si celebra la Giornata mondiale delle api, una ricorrenza dalla storia breve visto che l’Onu l’ha istituita soltanto tre anni fa per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle problematiche che riguardano questi preziosi impollinatori minacciati dai pesticidi, dalla riduzione del suolo agricolo e dagli sconvolgimenti climatici. Ma la ragione per cui proprio il 20 maggio è stato scelto per questa scadenza ci porta in realtà piuttosto indietro nel tempo, tre secoli addietro. In questa data, nel 1734, infatti fu battezzato (la data di nascita in realtà è sconosciuta) Anton Janša: il pioniere della moderna apicoltura, originario non a caso della Carniola, la verdeggiante regione della Slovenia che ancora oggi rappresenta una “patria” per questo tipo di allevamento.
Visita la pagina delle Nazioni Unite dedicata alla Giornata mondiale delle api
La figura di Janša è interessantissima. Da giovanissimo mostrò interesse verso la pittura, tanto che fu educato in questo campo dipingendo, insieme ai suoi due fratelli, nel fienile dell’azienda agricola di famiglia, a Breznica. Proprio in virtù del loro talento tutti e tre i ragazzi, nonostante fossero privi dell’istruzione di base, furono inviati e ammessi nella prestigiosa Accademia delle belle arti di Vienna dove uno di loro, Lovro, riuscì anche a diplomarsi. In Anton però prevalse la passione per le api che nel frattempo aveva cominciato ad allevare: in casa aveva decine di arnie e nel 1770, dopo un apposito esame, ottenne uno speciale titolo che gli permise di diventare il primo professore di apicoltura d’Austria trasferendosi addirittura, per esercitare questa sua attività, nella corte imperiale.
Guarda il video di Slolist su Anton Jansa (in lingua slovena)
Fra i suoi meriti c’è quello di aver promosso il pascolo degli sciami sui prati di grano saraceno, ricavandone un miele di finissima qualità (diffuso particolarmente in Lituania) e favorendo per di più l’impollinazione di questa varietà. Fu lui, inoltre, a comprendere che sono i fuchi a fecondare la regina e le sue osservazioni sono conservate in due volumi ancora oggi considerati alla base degli studi sull’apicoltura, vale a dire il “Trattato sulla sciamatura delle api” del 1771 e il “Manuale completo di apicoltura” uscito due anni dopo la sua scomparsa, nel 1775.
Ma un’altra ragione per cui Anton Janša è passato alla storia sta proprio nella sua attività da pittore che integrò con la sua passione verso il mondo delle api.
Si dedicò infatti alla decorazione delle arnie, di cui lui stesso aveva progettato e diffuso un modello diverso da quello tradizionale, per fare in modo che potessero accatastarsi l’una sull’altra.
Proprio sui frontali delle cassette Janša cominciò ad esprimere la sua arte varando una tradizione sopravvissuta fino alla prima metà del secolo scorso, utile anche a distinguere queste strutture le une dalle altre dopo che venivano lasciate nei verdi campi o sotto i frutteti della Slovenia durante il pascolo.

Le arnie decorate da Janša sono ancora oggi visibili nel suo apiario presso il borgo natale di Breznica, meticolosamente conservato dalla Società apistica slovena. E i frontali delle arnie che aveva concepito, diffondendosi sul territorio, divennero altrettanti spazi a disposizione degli artisti locali che li sfruttarono per comporre piccole illustrazioni votive, a volte con significato ironico, ispirate a una cultura popolare e subalterna che trovava in quegli spazi una forma inedita di visibilità. Se ne conserva un’ampia collezione presso il Museo etnografico sloveno di Ljubljana.

















