Cosa succede se quella degli esseri umani è la storia laterale e non il centro del racconto? Parte da qui Hen (Kota), nuovo film del regista ungherese György Pálfi, conosciuto dalle nostre parti per aver vinto al Torino Film Festival (oltre che il Prix Fassbinder agli European Film Awards) con Hukkle, del 2002.
E per aver conquistato molta critica con Taxidermia, passato a Cannes nove anni fa nella sezione Certain Regard.
Destino pennuto
Protagonista principale è una gallina, nata in un allevamento intensivo in Grecia e scartata dalla macellazione a causa del piumaggio nero. Il suo destino, una volta messa da parte, sarebbe invece diventare brodo nella cucina del camionista che l’ha trafugata.
La sorte, però, la condurrà dopo avventure più o meno mirabolanti (e alcune anche molto divertenti) nel cortile di un ristorante fatiscente, a picco sul mare, dove troverà rifugio, scoprirà l’amore, combatterà per proteggere le sue uova e per sopravvivere a eventi più grandi di lei. Attorno, si dispiegano però grandi temi attuali e tragici, come lo specismo e la tratta dei nuovi schiavi in questa Europa senza valori.
Vite parallele
«La storia è multistrato, come un ologramma che mostra la stessa immagine su diversi piani e dimensioni, attraverso due destini diversi: una è la vita di una gallina, l’altra quella di un uomo» racconta il regista.

«Naturalmente, i due sono interdipendenti, intrecciati e, sebbene guidati da obiettivi e motivazioni diversi, inseparabili».
Un ruolo per otto
Una delle maggiori sfide nella realizzazione del film è stata decidere di lavorare con animali reali, non usando CGI o IA per crearli. La gallina protagonista è interpretata in realtà da otto galline diverse (di nome Eszti, Szandi, Feri, Enci, Eti, Enikő, Nóra e Anett) indistinguibili all’occhio umano.
Spiega ancora Pálfi: «La loro preparazione per il ruolo è iniziata mesi prima delle riprese. Ciò significa che prima dovevano abituarsi alla presenza umana, alla vicinanza degli umani. D’altra parte, con l’aiuto degli addestratori, abbiamo dovuto scoprire le loro capacità innate, cioè quali galline erano brave a fare cosa. Alcune di loro erano brave a beccare, alcune erano brave a correre, alcune erano brave a girare lentamente, saltare o stare sedute per lunghi periodi di tempo».

L’addestratore di Hollywood
Ad addestrare le otto galline protagoniste e i due galli è stato chiamato un professionista noto a livello internazionale, Árpád Halász (nella sua filmografia si trovano titoli come Alien: Romulus, Poor Things e Blade Runner 2049, solo per citarne qualcuno), che ha preparato gli uccelli per diversi mesi. Una nota di colore: Halász, che gestisce un rifugio per animali e forma addestratori, è solito insegnare ai suoi studenti che «se non sai addestrare una gallina, non provarci nemmeno con i cani».
Lotta esistenziale
Raccontato quasi interamente attraverso il punto di vista della protagonista, con riprese basse e dialoghi minimi, Hen è un film strano e indimenticabile: un inno agli istinti di sopravvivenza con cui tutti, indipendentemente dalla specie, nasciamo, e un viaggio alla scoperta di come questi istinti vengono affinati lungo la strada attraverso ogni lotta esistenziale – o fisica – che non ci finisce ma ci rende. Nello stesso tempo, mette in scena una tenerezza lontana dalla retorica verso il bisogno di riprodursi e proteggere la discendenza. Difficile restare carnivori dopo la sua visione e guardare con gli stessi occhi un uovo.
Premi e riconoscimenti
Il film è stato presentato in anteprima nel concorso Platform Prize al Toronto International Film Festival del 2025, dove ha ricevuto una menzione d’onore.

Ha inoltre gareggiato nella sezione “Progressive Cinema” della recentissima Festa del Cinema di Roma.
Hen
Regia: György Pálfi
Sceneggiatura: György Pálfi e Zsófia Ruttkay
Anno di uscita: 2025
Durata: 96 minuti



















