È di 116 morti il bilancio del naufragio avvenuto al largo della Libia a causa del maltempo. Una tragedia avvenuta il 18 dicembre, di cui si è avuta conferma soltanto nelle ultime ore, mentre ci si avvicinava al Natale. La ong Alarm Phone ha affermato di aver tentato più volte di contattare l’imbarcazione tramite telefono satellitare, senza tuttavia ricevere risposta.
La chiamata interrotta con la Guardia costiera
«Abbiamo allertato la Guardia costiera e le ong competenti, pur non avendo una posizione Gps. Per tutto il giorno abbiamo continuato a provare a contattare la barca tramite telefono satellitare, ma ancora una volta senza successo», ha spiegato l’organizzazione. Precisando poi: «Quando abbiamo contattato la Guardia costiera italiana, hanno confermato di aver ricevuto la nostra e-mail, ma hanno immediatamente interrotto la chiamata senza fornire ulteriori informazioni o rassicurazioni. La Guardia costiera libica ci ha comunicato telefonicamente di non aver soccorso né intercettato alcuna imbarcazione il 18 o 19 dicembre». L’unico sopravvissuto, salvato da pescatori tunisini, ha dichiarato di essere partito da Zuwara, in Libia, e che solo poche ore dopo la partenza le condizioni meteorologiche sono peggiorate drasticamente, con venti che hanno raggiunto i 40 km/h.
La denuncia delle ong
Con un messaggio pubblicato su X, la ong Sea-Watch International ha espresso sdegno per quanto accaduto: «La violenza alle frontiere non si ferma a Natale. Se le frontiere fossero aperte, queste persone probabilmente non sarebbero mai state costrette ad attraversare il Mediterraneo. Chiediamo risposte. Tutto ciò che vogliamo per Natale sono frontiere aperte».
I numeri della fondazione Migrantes
I dati del Rapporto che la fondazione Migrantes ha presentato lo scorso 9 dicembre sono particolarmente allarmanti: alla fine dello scorso settembre la stima dei rifugiati e migranti morti o dispersi nel Mediterraneo nell’anno sfiora già le 1.300 unità.
Si continua a morire in mare. Per rifugiati e migranti il rischio di perdere la vita o di rimanere dispersi lungo la rotta del Mediterraneo centrale è oggi pari a 1 caso ogni 58 arrivi sulle coste italiane e maltesi. È però in crescita anche il numero di vittime sulla rotta atlantica delle Canarie: 1 caso ogni 33 persone sbarcate sulle isole.
Il ruolo dei guardiacoste libici
Il 2025 ha segnato inoltre un aumento del numero di migranti e rifugiati deportati dai guardiacoste libici: solo tra gennaio e settembre ne sono già stati fermati in mare quasi 20mila, contro i poco più di 22mila dell’intero 2024. Questa nuova tragedia impone una riflessione sul ruolo della cooperazione internazionale allo sviluppo e su come stia progressivamente perdendo la propria funzione originaria, assumendo un ruolo subordinato alle logiche della sicurezza, del controllo migratorio e dell’interesse economico nazionale.
Cooperazione e controllo dei flussi
«A partire dalla fine della Guerra fredda, e in modo più accentuato dopo la crisi economico-finanziaria del 2008 e le cosiddette “crisi migratorie” del 2015-2016, l’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) dell’Ue ha subito una profonda ridefinizione. Gli obiettivi umanitari e di riduzione della povertà sono stati progressivamente subordinati a strategie di “stabilizzazione” e “gestione delle frontiere” che rispondono alle priorità interne europee», si legge nel rapporto.
Politiche migratorie e interessi europei
Ed è evidente il forte intreccio tra politiche di cooperazione, politica estera e politiche migratorie:
«I fondi per lo sviluppo vengono sempre più utilizzati per incentivare i paesi partner – specialmente africani – a contenere i flussi migratori verso l’Europa, accettando accordi di riammissione o creando condizioni per la permanenza locale».



















