L’eterna primavera di David Hockney. A Parigi una retrospettiva da non perdere

La Fondation Louis Vuitton celebra il pittore inglese con una straordinaria mostra su tre piani. Dal tabù dell'omosessualità alle piscine pop, fino ai paesaggi digitali della Normandia: un maestro che a 88 anni continua a stupirci
21/07/2025
5 minuti di lettura

«Do remember, they can’t cancel the Spring» (Ricordati, non possono cancellare la Primavera) scriveva il pittore inglese David Hockney nell’aprile 2020, confinato nella sua casa di campagna in Normandia dai lockdown che hanno pietrificato il mondo, in calce ad ogni fioritura che dipingeva sul suo iPad. Ne inviò una anche a Suzanne Pagé, direttrice artistica della “Fondation Louis Vuitton” e quel messaggio sovversivo e rassicurante non poteva che diventare il titolo della mostra che la fondazione parigina dedica al famoso artista inglese.

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L’intero spazio espositivo su tre piani, 400 opere, una vasta sala per l’esperienza immersiva delle scenografie d’opera, la ricostruzione interattiva del suo studio: David Hockney 25 non è solo una retrospettiva gigantesca, ma l’ennesima incoronazione che il mondo gli tributa.

David Hockney
Installazione nella Galleria 4. Foto: David Hockney/Marc Domage/Fondation Louis Vuitton

Un viaggio nella parabola creativa di un artista che dal 1955 accompagna, sintetizza e spesso anticipa temi e atmosfere del tempo che scorre.

L’evoluzione di un genio

Fu l’omosessualità degli inizi, quando esserlo era un tabù e dichiararlo, in Gran Bretagna, un reato (ed ecco We Two Boys Together Clinging, 1961), poi l’onda travolgente del primo pop, l’edonismo assolato delle piscine californiane (che belli, dal vivo A Bigger Splash e Portrait of an Artist. Pool with Two Figures), i ritratti iconici degli amici londinesi raffigurati nell’aurea staticità rinascimentale (Mr and Mrs Clark and Percy, in prestito dalla Tate, e Christopher Isherwood and Don Bachardy ), i paesaggi di viaggio esaltati dal colore (le sessanta tele di A Bigger Grand Canyon arrivate da Canberra, Flight into Italy – Swiss Landscape). E poi, in tempi di sostenibilità imperante, alla scoperta di quell’inesauribile fonte di energia vitale che è la natura, con le serie dedicate alla campagna dello Yorkshire, cuore di tutta la retrospettiva, e ai paesaggi di Normandia, visibili al primo piano, oggetto di innumerevoli sperimentazioni tecniche.

Curatela d’eccellenza

Aperta fino al 31 agosto – e, credeteci, ne vale la pena, come vale sempre la pena gironzolare per lo spettacolare e temerario “vascello” di Frank Gehry che la ospita – la mostra è stata curata anche da François Michaud e Sir Norman Rosenthal. Ma ha visto l’attivissima partecipazione di Hockney stesso e del direttore del suo studio nonché partner Jean-Pierre Gonçalves de Lima.

“David Hockney 25”. installazione nella galleria 10. Foto: Fondation Louis Vuitton / Marc Domage

Opere scelte di persona

L’artista ha scelto personalmente le opere, sia quelle arrivate dalle collezioni istituzionali e private di tutto il mondo, sia che le molte traghettate dal suo studio e dalla fondazione Hockney (le ultime – ha confessato – terminate poche settimane prima del vernissage), con l’obiettivo di riassumere nella mostra l’intera sua parabola creativa, con una particolare attenzione a quanto prodotto negli ultimi venticinque anni.

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Ma David il gagliardo, eterna sigaretta in bocca, alla veneranda età di 88 anni appena compiuti, ha deciso anche i colori delle diverse sale dell’esibizione per accordarli con i soggetti, le tonalità cromatiche e la sequenza dei lavori, nonché contribuito all’impianto degli spazi, riprogettati per l’occasione dall’architetto Marco Palmieri.

Dall’olio al digitale

E che siano olii, acrilici, acquerelli, opere digitali statiche e animate (dipinte su iPhone e iPad che Hockney ha adottato sin da quando sono entrati in commercio), disegni fotografici o collage, ognuno dei lavori esposti a Parigi inneggia alla forza rigenerativa di un artista solo all’apparenza sbarazzino, aperto ad ogni sperimentazione, capace di giocare in leggerezza con gli stili e il passato in una convivenza tra innovazione e classicità che ha del miracoloso.

David Hockney 25″. installazione nella galleria 1. Foto: Fondation Louis Vuitton / Marc Domage

Confessione per immagini

«Questa mostra significa moltissimo per me perché è la più grande che mi sia mai stata dedicata. Alcuni dei dipinti più recenti su cui sto lavorando saranno inclusi, e penso che sarà molto interessante», dichiarava pochi mesi fa. Ed è più che molto interessante immergersi nell’universo Hockney in cui le decine di ritratti, nature morte digitali, paesaggi, scenografie e tele realizzate in settant’anni di carriera ci consegnano un racconto visivo che è, contemporaneamente e indissolubilmente, un autoritratto complessivo, la riflessione-confessione di una pittura, così riconoscibile eppure sempre così nuova, che sempre mette in scena se stessa.

Il teatro della pittura

Prendiamo i disegni fotografici Pictured Gathering with Mirror, del 2018, e Viewers looking at a ready made with skull and mirrors, oppure i video sincronizzati di A Bigger Space for Dancing, del 2012, dove l’atelier dell’artista, di un giallo dominante, diviene spazio di danza, musica, pittura; oppure ancora Looking at the Flowers (Framed), del 2022, nel quale lo stesso Hockney si dipinge a destra e a sinistra dell’enorme opera (oltre cinque metri) mentre sta ammirando venti dei suoi ritratti floreali.

David Hockney 25″. installazione nella galleria 5. Foto: Fondation Louis Vuitton / Marc Domage

Ambiente immersivo

Il senso di palcoscenico e di visione mediata che la sua pittura mette in scena da sempre, trova il suo apice (e noi spettatori il riposo) nell’ultima sala, allestita in collaborazione con Studio 59, un ambiente immersivo in cui, sdraiati sui cuscini, godiamo della musica e delle immagini di alcune delle scenografie realizzate negli anni per le opere di Stravinskij, Satie, Mozart, Wagner su tutti: «Considero tutti i miei dipinti come pièces teatrali perché in teatro si crea un’illusione nello spazio – ha affermato – Alcuni dei miei primi quadri li ho persino chiamati Theatrical Landscape».

Dialogo con i maestri

È una riflessione, quella sulla pittura che inscena e trasforma il reale, che non smette mai di dialogare con la lezione dei grandi maestri. Lo testimonia il collage visivo di centinaia di immagini della storia dell’arte di The Great Wall esposto alla Gallery 9 (da Fra’ Angelico a Picasso passando per i Fiamminghi, Lorraine e l’Impressionismo) che rivela la mappa visiva e affettiva dell’artista, mentre le opere successive lo mettono in un dialogo attivo con la tradizione: Van Gogh, Matisse, Monet, Constable.

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Fino ai due quadri inediti esposti per la mostra: After Munch: Less is Known than People Think (2023) che affronta astronomia e spiritualità sulla scia della lezione del pittore norvegese e After Blake: Less is Known than People Think (2024) che si ispira invece alla pittura di Blake per esplorare la dimensione simbolica e spirituale dell’arte. Non (ancora) un testamento, ma arte che continuamente rinnova e si rinnova.

David Hockney 25″. installazione nella galleria 1. Foto0: Fondation Louis Vuitton / Marc Domage

I paesaggi del Duemila

Per questo il nucleo centrale di David Hockney 25 sono i grandi lavori dedicati al paesaggio cui l’artista è tornato negli anni Duemila, insieme ai tanti ritratti affettuosi e intimi della sua produzione, attratto dal lento scorrere del tempo nella campagna della natìa Bradford come, appunto, in Normandia.

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Paesaggi en plein air, distese di covoni, dettagli di biancospini in fiore, tronchi sul sentiero, il sicomoro in sessanta tele di Bigger Trees Near Warter or/and Painting on Pattern for the New Post-Photographic Age (2007), in prestito dalla Tate di Londra cui lo regalò per i suoi settant’anni, affollano le sale centrali della mostra in un ampliamento cromatico dello sguardo che si esalta nelle opere digitali normanne, tra cui il monumentale A Year in Normandy, ispirato all’arazzo di Bayeux.

Inno alla natura

Ma come quello celebrava la conquista, così questo racconta la casa e il giardino dell’artista dipinti dalla stessa angolazione, nel passaggio delle stagioni e dei colori: un inno alla quotidianità, alla bellezza delle piccole cose, alla primavera che non ci potranno mai cancellare. «Molti mi hanno detto che grazie ai miei quadri sono tornati a guardare gli alberi. Per rinnovare il pensiero e lo sguardo, è alla natura che bisogna tornare. Gli alberi sono come le persone, tutte le foglie sono diverse, ogni fiocco di neve è unico», diceva in video di qualche anno fa. Per poi concludere:

Foto: www.davidhockney.co

«Nella Natura c’è tutto».


Per saperne di più

David Hockney 25

A cura di:
Suzanne Pagé, Artistic director of Fondation Louis Vuitton
Curatore ospite:
Norman Rosenthal,
Curatore associato:
François Michaud, Curator at Fondation Louis Vuitton

Dove vederla:
Fondazione Luis Vitton
Avenue du Mahatma Gandhi n, 8, Parigi
www.fondationlouisvuitton.fr
Fino al 31 agosto, martedì chiuso

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