Il codice del bosco
Foto: Il codice del bosco

Riconnettersi con l’intelligenza della natura. Al cinema “Il codice del bosco”

Un viaggio tra scienza e spiritualità, documentato da Alessandro Bernard e Paolo Ceretto, nella foresta della Val di Fiemme ferita sette anni fa dall'uragano Vaia. Per ripensare il nostro posto nel mondo
12 Maggio, 2025
3 minuti di lettura

Nell’ottobre 2018 un uragano, noto come Tempesta Vaia, si è abbattuto sul Triveneto, in Italia, distruggendo ettari di quelle foreste di conifere considerate da sempre patrimonio imprescindibile delle comunità alpine. A sei anni da quel disastro naturale, che ha significato l’abbattimento di 14 milioni di alberi, è seguita in Val di Fiemme, in Trentino, un’epidemia di bostrico, un parassita endemico che attacca prevalentemente l’abete rosso: il piccolo coleottero si sviluppa sotto la sua corteccia, scava intricate gallerie, che interrompono il flusso della linfa, e uccide le piante in breve tempo.

Il codice del bosco
Foto: Il codice del bosco

Scienziati in ascolto

Due scienziati, Alessandro Chiolerio e Monica Gagliano sono stati impegnati per quasi due anni in un esperimento all’avanguardia, visionario per certi versi, per tentare di entrare in contatto con il bosco. Due registi, Alessandro Bernard e Paolo Ceretto, hanno documentato il loro lavoro ne Il codice del bosco: un documentario che segue i due sin dal primo momento in cui hanno installato a 1.950 metri d’altitudine, a Costa Bocche (Paneveggio, nel comune di Predazzo), un complicato sistema formato da “Cybertree”, dei dispositivi di loro invenzione capaci di captare i segnali elettrici delle piante.

Esperimenti di bioacustica

Se Chiolerio è un fisico che a tratti sembra un alchimista, Gagliano è una scienziata di fama internazionale, che ha esplorato le saggezze indigene del mondo, dalla selva amazzonica al bush australiano (termine con cui si definisce sia la prateria che la boscaglia), apprendendo che la natura parla se la si sa ascoltare. Ha così aperto la strada al nuovissimo campo di ricerca della bioacustica delle piante, dimostrando per la prima volta sperimentalmente che gli arbusti emettono le proprie “voci”, rilevano e rispondono ai suoni del loro ambiente, estendendo loro il concetto di cognizione (inclusi percezione, processi di apprendimento, memoria).

Il codice del bosco
Foto: Il codice del bosco

Presenze invisibili

Si legge nelle note di regia: «C’era un tempo in cui l’uomo guardava alla natura con rispetto e meraviglia. Boschi, fiumi e montagne erano visti come luoghi abitati da presenze invisibili, forze con cui bisognava entrare in sintonia prima di insediarsi, coltivare la terra o costruire un tempio. Un tempo in cui ci si poneva in rispettoso ascolto del “genius loci”. Oggi, invece, abbiamo smesso di ascoltare». Significativo, dunque, che il legno dell’abete rosso di Paneveggio, sia noto per la sua eccellenza sin dalla fine del Quattrocento, particolarmente adatto come è per la costruzione degli strumenti musicali.

Il codice del bosco
Foto: Il codice del bosco

La voce dei registi

La camera da presa di Bernard e Ceretto esplora diverse vedute della scienza, al fianco dei due ricercatori, tra il sapere locale e la pazienza della scoperta, che infine arriva – quasi inaspettata – rivelando la voce del bosco. «Quello che doveva essere il resoconto lineare di un esperimento è diventata un’esperienza inattesa condivisa con gli scienziati, che ci ha rivelato il vero cuore del processo scientifico: un viaggio fatto di ipotesi, errori e scoperte, dove pianificazione e imprevisti si intrecciano. Lontana dall’essere un insieme di certezze, la scienza che ci affascina davvero è viva, una lente che allarga il nostro sguardo, apre nuove domande e ci spinge a ripensare il mondo» chiosano i due registi.

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E ancora: «Oggi si parla molto di Intelligenza Artificiale, ma forse abbiamo bisogno prima di tutto di riconnetterci con un’altra intelligenza: quella della natura. Serve un cambio di prospettiva, una nuova rivoluzione copernicana che ci aiuti ad abbandonare l’idea di essere il centro del mondo, per riconoscerci parte di un ecosistema più grande, abitato da specie che esistevano prima di noi, hanno sperimentato l’evoluzione molto più a lungo e forse hanno qualcosa da insegnarci».

Il codice del bosco
Foto: Il codice del bosco

Elogio della biodiversità

Intanto, in Trentino sono ripartiti con la riforestazione, accantonando la monocoltura («Un’idea stupida», come si sente dire da Monica Gagliano) in nome della biodiversità, «kit di sopravvivenza della natura»: «Il codice del bosco è intatto – conclude la scienziata – È pronto a rinascere». Il documentario è stato presentato in anteprima assoluta al 73esimo Trento Film Festival, nella sezione Proiezioni Speciali.

È al cinema  dal 5 maggio, distribuito in Italia da OpenDDB. Prodotto da Zenit Arti Audiovisive in collaborazione con Mic e Film Commission Torino Piemonte.

Per saperne di più

www.openddb.it/film/il-codice-del-bosco/

Mielizia

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Francesca Romana Buffetti
Francesca Romana Buffetti
Antropologa sedotta dal giornalismo, dirige dal 2015 la rivista “Scenografia&Costume”. Giornalista freelance, scrive di cinema, teatro, arte, moda, ambiente. Ha svolto lavoro redazionale in società di comunicazione per diversi anni, occupandosi soprattutto di spettacolo e cultura, dopo aver studiato a lungo, anche recandosi sui set, storia e tecniche del cinema.
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