Il 20 maggio di ogni anno si celebra la Giornata mondiale delle api, una ricorrenza che ci ricorda quanto importanti siano questi e gli altri impollinatori per la natura e per noi. La data scelta dalle Nazioni Unite non è casuale: in questa data, quasi tre secoli fa, nasceva infatti Anton Janša, allevatore e pittore sloveno pioniere dell’apicoltura moderna e grande conoscitore delle api.

Oggi più che mai, puntare i riflettori su questi piccoli animali è fondamentale.
Dati allarmanti
In un rapporto tecnico del 2016, l’Ipbes (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services) ha snocciolato una serie di dati allarmanti sullo stato degli impollinatori, evidenziando che il 40% è a rischio di estinzione a livello globale. Le cause sono ancora una volta riconducibili alle attività umane: frammentazione e distruzione degli habitat, inquinamento in particolare da pesticidi, cambiamento climatico, invasione di specie aliene e attacchi dei patogeni.
L’impollinazione, cruciale per il nostro cibo
Api e bombi, farfalle e falene, alcune vespe, mosche e coleotteri: sono molti gli insetti che svolgono la preziosa funzione di impollinatori. Spostandosi di fiore in fiore per alimentarsi e raccogliere scorte di nettare e polline, infatti, trasportano anche un po’ di polline da una pianta all’altra, consentendone la riproduzione sessuata. Oltre a essere fondamentali per la biodiversità e gli equilibri naturali, gli insetti impollinatori ci forniscono un importante servizio ecosistemico: l’impollinazione, appunto. In Europa, l’84% delle specie coltivate dipende, in tutto o in parte, dagli impollinatori per riprodursi e assicurare un buon raccolto. Se non ci fossero loro, non vedremmo più sulle nostre tavole alimenti che fanno parte integrante della dieta, come molti tipi di frutta, verdura e cereali.

Un progetto per tutelare prati stabili e impollinatori
Per la salvaguardia degli insetti impollinatori bisogna agire su più fronti, dalla transizione a pratiche agricole sostenibili, al ripristino degli ecosistemi e fino alla creazione di corridoi ecologici e infrastrutture verdi. Sono proprio queste le azioni intraprese dal progetto europeo LIFE PollinAction, mirato a creare reti per potenziare l’impollinazione nelle aree rurali e urbane.
Avviato nel 2020 e conclusosi lo scorso marzo, il progetto ha coinvolto dieci partner, tra cui l’Università Ca’ Foscari Venezia, la Regione Friuli Venezia Giulia e la Regione Veneto, un centro di ricerca spagnolo per la sostenibilità agricola e altre realtà pubbliche e private. Al centro degli interventi, insieme alle siepi mellifere e alle fasce fiorite, ci sono i prati stabili, l’habitat di interesse europeo più ricco di insetti impollinatori.
Guarda il video del progetto LIFE PollinAction
Prato stabile, biodiversità e sostenibilità
Ma cos’è un prato stabile? Semplicemente, un prato naturale ricco di erbe e fiori selvatici che non viene mai dissodato, ma solo sfalciato nelle giuste stagioni e tutt’al più pascolato. Oltre a essere un vero e proprio “giardino dell’Eden” per gli impollinatori, ogni prato stabile è un prezioso scrigno di biodiversità e ha molto da offrire anche a noi esseri umani. I prati stabili danno rifugio e cibo agli insetti impollinatori e a molti altri animali, arricchiscono il paesaggio, catturano anidride carbonica dall’aria, sostengono le importanti filiere del miele, del fieno/latte (il fieno dei prati è un ottimo alimento per i bovini) e del fiorume (il mix di semi e paglie dei prati è utile per inerbimenti e ripristini). «I prati stabili più vasti del nord Italia si trovano in Friuli Venezia Giulia e la Regione ha voluto tutelarli con una legge apposita, la prima in Italia, e un marchio dedicato: Prati Stabili FVG», spiega Stefano Fabian, funzionario naturalista del Servizio biodiversità, Direzione Centrale risorse agroalimentari, forestali e ittiche e referente del progetto Life PollinAction per la Regione Fvg.

«I prodotti con questo marchio aiutano a sostenere la conservazione dei prati stabili e un sistema di produzione più sostenibile, rispettoso degli animali e dell’ambiente».
La Carta della Sostenibilità dei prati stabili
Oltre al buon esito degli interventi di conservazione e ripristino ambientale, il successo di queste iniziative è passato anche attraverso il coinvolgimento di produttori e consumatori. Far nascere e mettere a regime le filiere dei prati stabili significa infatti sostenere i principi del km 0 e dell’economia circolare, incentrati sull’alimentazione naturale e la genuinità dei prodotti. Assicurando nel contempo il benessere animale e la tutela degli habitat e degli organismi che ospitano. «La Carta della Sostenibilità dei prati stabili», racconta Stefano Fabian, «è un insieme di buone pratiche che allevatori, agricoltori e trasformatori che intendono aderire al progetto dovranno rispettare per garantire la salvaguardia dei prati stabili e la protezione della biodiversità e degli impollinatori, facendosi ambasciatori del territorio e delle sue tradizioni». Tutto ciò anche a vantaggio delle api, che possono trovare nei prati stabili un’oasi ricca di essenze floristiche peculiari, da cui si ottiene un delizioso e particolarissimo miele millefiori tutto da gustare.



















