La proposta di Trump e il viaggio degli attivisti, il nostro diario ora per ora

Il piano Usa-Israele, le reazioni dell'Onu, l'offensiva a Gaza e gli abbordaggi alle barche verso la Striscia. La cronaca delle giornate cruciali della settimana
30 Settembre, 2025
11 minuti di lettura
  • 1 ottobre 2025, ore 20.05

«Al momento 20 imbarcazioni stanno venendo verso di noi, alcune sono all’interno della Flotilla e non sappiamo le loro intenzioni. Siamo determinati a continuare, facciamo rotta verso Gaza per rompere il blocco navale, aprire un corridoio umanitario permanente». Lo dicono gli attivisti a bordo della Flotilla. «Potremmo perdere la connessione a breve — dicono —. L’invito a tutti è a sostenere la Global Sumud Flotilla, ma soprattutto il diritto all’esistenza del popolo palestinese. Siamo una flotta autorganizzata e pacifica». L’abbordaggio della Flotilla è iniziato, con un affiancamento dei natanti della missione.

  • 1 ottobre 2025, ore 19.30

Il primo allarme

«L’abbordaggio è iniziato». Lo fanno sapere gli attivisti della Flotilla secondo cui l’intercettazione «è iniziata dalla barca Alma che risulta isolata».

Blocco militare

Decine di barche non identificate sono state avvistate dai militanti a bordo della missione Flotilla, giunta ormai a meno di 75 miglia dalle coste di Gaza. «Stiamo affrontando quello che sembra un blocco militare con decine di barche presumibilmente israeliane a 4 miglia esattamente davanti a noi. Non si sono ancora identificate», riferiscono dalle barche, secondo quanto riportato sui canali social del Global Movement to Gaza.

  • 1 ottobre 2025, ore 14.30

Le parole di Francesca Albanese

«Ho davvero molta ammirazione per tutti i partecipanti della Flotilla, che riescono a rimanere svegli, calmi, pacifici, e a sopportare le intimidazioni e gli attacchi, ancora una volta» — ha dichiarato Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati. L’intervento è avvenuto durante la conferenza stampa della Global Sumud Flotilla (GSF), trasmessa in diretta sui canali social della missione, con testimonianze dei partecipanti a 120 miglia nautiche da Gaza e considerazioni legali. «A volte mi sento io stessa confusa, dopo aver seguito ciò che accade loro. Come fanno queste donne e questi uomini a resistere? Hanno tutto il mio sostegno» — ha aggiunto Albanese, ribadendo che la Flotilla agisce «nella piena legalità», mentre Gaza è «occupata illegalmente da oltre 70 anni».

Il sostegno del premier spagnolo

«Siamo in contatto con la Flottiglia e con gli altri Paesi coinvolti. Parliamo di persone, di una missione umanitaria che non avrebbe avuto luogo se Israele avesse consentito l’ingresso degli aiuti a Gaza» — ha dichiarato il premier spagnolo Pedro Sánchez a margine del vertice dell’Unione Europea. «La Flottiglia non rappresenta né un pericolo né una minaccia per Israele, e mi auguro che il primo ministro Netanyahu ne tenga conto» ha aggiunto.


  • 1 ottobre 2025, ore 10.00

Piano Trump, Hamas fra esitazioni e critiche

Dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha presentato un piano per porre fine alla guerra a Gaza, sostenuto dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, l’attenzione si è spostata su Hamas, la cui risposta potrebbe determinarne l’esito. Secondo quanto riferisce Asharq Al-Awsat, il movimento stava ancora discutendo la propria posizione. Sebbene alcune figure di spicco abbiano definito la proposta «ingiusta e di parte», hanno precisato che sarebbe stata comunque esaminata «con assoluta positività».

Ritiro graduale

Il piano di Trump, annunciato a Washington lunedì, prevede il ritiro graduale delle forze israeliane da Gaza e lo smantellamento delle capacità militari di Hamas. Il presidente statunitense lo ha definito una «giornata storica per la pace in Medio Oriente», collegandone il successo all’espansione degli Accordi di Abramo e sottolineando il «grande sostegno» ricevuto dai leader regionali.

Il nodo del disarmo

Il punto più delicato rimane la richiesta di disarmo di Hamas, ribadita con forza da Trump e Netanyahu durante l’annuncio alla Casa Bianca. Da ambienti vicini al movimento trapela la critica che il piano statunitense conceda a Israele ampia discrezionalità sui tempi del ritiro da Gaza senza offrire garanzie vincolanti. Inoltre, Hamas starebbe valutando di proporre alcune modifiche riguardanti lo scambio di prigionieri israeliani e il recupero dei corpi, sottolineando le difficoltà logistiche legate al rinvenimento dei resti sepolti sotto le macerie dei raid aerei.

Scambi e tempi stretti

Le stesse fonti evidenziano come la scadenza di 72 ore proposta da Trump per tali scambi sia irrealistica e richieda più tempo. Il movimento, tuttavia, si sarebbe detto disposto ad accettare il rilascio di 250 prigionieri palestinesi condannati all’ergastolo, giudicando la cifra «accettabile».


  • 1 ottobre 2025, ore 9.30

«Mentre ci avviciniamo a Gaza restiamo vigili: stiamo entrando in un’area in cui le precedenti flottiglie sono state intercettate o attaccate. Manteniamo lo sguardo fisso sulla missione, manteniamo lo sguardo fisso su Gaza. Continuiamo a navigare senza lasciarci intimidire dalle minacce e dalle pressioni di Israele».

Il messaggio dalla nave

Lo scrive la Global Sumud Flotilla sui social, pubblicando anche un’immagine che mostra come le imbarcazioni si trovino ora a meno di 145 miglia nautiche da Gaza.

Gli attivisti della Coalizione Freedom Flotilla al porto di San Giovanni li Cuti, Catania, 27 settembre 2025.
Gli attivisti della Coalizione Freedom Flotilla al porto di San Giovanni li Cuti, Catania, 27 settembre 2025. Foto: Alessio Tricani
  • 30 settembre 2025, ore 18.45

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha rivolto un appello alla Global Sumud Flotilla affinché utilizzi soluzioni alternative, indicate anche dal Patriarcato cattolico, per far arrivare gli aiuti umanitari, sottolineando che l’accettazione del piano Usa per la Palestina potrebbe aprire la strada alla pace.

Il ruolo della Marina italiana

Lo Stato Maggiore della Difesa ha reso noto che alle 16:30 Nave Alpino, a 180 miglia da Gaza, ha comunicato alla Flotilla che, senza cambi di rotta, alle 02:00 del 1° ottobre raggiungerà le 150 miglia nautiche dalle coste; la nave italiana non oltrepasserà tale limite per motivi di sicurezza. La fregata Alpino della Marina Militare sarà inoltre disponibile ad accogliere chiunque manifesti la volontà di trasferirsi a bordo, nel rispetto delle procedure di sicurezza e delle normative internazionali.

Le parole di Tony La Piccirella

«Siamo a 200 miglia da Gaza. Mi ha chiamato il ministro Crosetto, il quale mi ha avvertito che in giornata la Marina italiana ci lascerà; da altre fonti ho poi saputo che, poco prima di lasciarci, lanceranno un’allerta invitandoci al dietrofront. Trovo questo molto scorretto, in tipico stile Tajani, Mattarella e Farnesina. Dopo un mese di navigazione non torniamo indietro: non lo abbiamo mai considerato». Con queste parole Tony La Piccirella, attivista della Global Sumud Flotilla, è intervenuto in collegamento in diretta su Newzgen.


  • 30 settembre 2025, ore 15.40

Benyamin Netanyahu ha precisato di non aver accettato nei colloqui con Trump la nascita di un futuro Stato palestinese. All’indomani dell’annuncio del piano di Donald Trump per porre fine alla guerra a Gaza, che prevede il ritiro graduale dell’Idf, il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha affermato che l’esercito «rimarrà nella maggior parte della Striscia, rimarrà nella maggior parte di Gaza». Secondo Bezalel Smotrich, il piano di Donald Trump per porre fine alla guerra a Gaza è «un clamoroso fallimento diplomatico per Israele». Il ministro israeliano di estrema destra ha elencando diverse disposizioni del piano in 20 punti, e lo ha definito «un miscuglio indigesto e un clamoroso fallimento diplomatico, un chiudere gli occhi e voltare le spalle a tutte le lezioni del 7 ottobre», riferendosi all’attacco di Hamas nel 2023, che ha innescato la guerra di Gaza. «A mio avviso, finirà anche in lacrime. I nostri figli saranno costretti a combattere di nuovo a Gaza», ha aggiunto.

L’Onu prende le distanze

Il portavoce dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (Ocha), Jens Laerke, ha dichiarato che l’Onu ha preso le distanze dal piano di pace per Gaza. Dall’inizio della guerra Israele-Hamas (2023), la distribuzione degli aiuti a Gaza è stata ostacolata da blocchi, burocrazia e saccheggi: da maggio oltre 6.400 camion, soprattutto del WFP, sono stati depredati. Il piano americano prevede che gli aiuti entrino senza interferenze tramite Onu, Mezzaluna Rossa e altre organizzazioni, includendo l’apertura del valico di Rafah. Secondo l’Ocha, le scorte sono pronte e le strutture operative, ma manca l’autorizzazione di Israele.

La Flotilla non si ferma

«Stasera la nave Alpino della Marina si fermerà e tornerà indietro». A dirlo Tony La Piccirella, uno degli italiani a bordo della Global Sumud Flotilla. Dopo l’incontro di Trump e Netanyahu alla Casa Bianca. «Noi entreremo nella zona di intercettazione e andremo avanti» ha detto l’attivista. «Non c’è un limite stabilito per il blocco navale, ma è grande quanto gli altri stati consentono a Israele di farlo». Poi ha assicurato: «Non ci fermeremo. La proposta di pace è solo una messinscena, una proposta di resa totale. Una svendita del territorio palestinese a Israele e Usa».

Nuovo incontro a Doha

Intanto il portavoce del Ministero degli Esteri del Qatar, Majed al-Ansari ha annunciato un nuovo incontro a Doha con la delegazione di Hamas e la Turchia. Le due parti si incontreranno questa sera.


30 settembre 2025, ore 13.50

Se non ci saranno imprevisti la Flotilla raggiungerà le acque di Gaza il 1° ottobre. Rimane l’obiettivo di aprire un corridoio umanitario. Per Maria Elena Delia, portavoce italiana del Global Movement to Gaza, ci sono sospetti per possibili sabotaggi: «Sospettiamo sabotaggi alle barche, che peraltro ci sono stati anche nella storia delle precedenti flottiglie.

Un caso sospetto

Ad esempio il caso della Famiglia, una delle imbarcazioni più grandi, che ha avuto quel problema al motore che l’ha bloccata e non ha mai più ripreso il largo è stato sicuramente un evento sospetto». E la Turchia è pronta a dare assistenza se è necessario. Si attende intanto la risposta ufficiale di Hamas all’annuncio dell’accordo Israele-Usa. Ma il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (Fplp), alleato di Hamas, ha già dichiarato che è contrario al piano proposto dal presidente Usa Donald Trump, perché «prolungherà la guerra». Abu Ali Hassan, rappresentante del Fronte, ha spiegato all’agenzia di stampa Sand che «il piano di Trump è una ricetta per gestire la guerra e prolungarla, non per porvi fine».

Le critiche del Forum familiari degli ostaggi

Sul fronte israeliano, si fanno sempre più insistenti le critiche del Forum dei famigliari degli ostaggi contro il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, contrario all’accordo proposto da Donald Trump. «Non cercate la sicurezza, ma l’occupazione. Il popolo israeliano non lo accetterà. L’unica immagine di vittoria: tutti gli ostaggi a casa, gli sfollati che tornano alle loro comunità, i soldati in servizio regolare e le riserve che tornano a respirare, alle loro famiglie e ai loro mezzi di sostentamento».

Le barche della Freedom Flotilla partono dal porto di San Giovanni li Cuti, a Catania, 27 settembre 2025.
Le barche della Freedom Flotilla partono dal porto di San Giovanni li Cuti, a Catania, 27 settembre 2025. Foto: Alessio Tricani

  • 30 settembre 2025, ore 7.00

La Global Sumud Flotilla è sempre più vicina alle acque di Gaza. Le 52 barche con numerosi rappresentanti della società civile — giornalisti, cooperanti, medici, religiosi, insegnanti — provenienti da 44 nazionalità diverse non si sono arrese. Non si sono fermate dinanzi agli attacchi di droni e non sono bastati i numerosi appelli da parte dei rappresentanti del governo Meloni e del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Corridoio permanente

La Flottilla prosegue però il viaggio e, come ha sottolineato la portavoce della delegazione italiana, Maria Elena Delia, rientrata sul nostro territorio per una serie di colloqui istituzionali, le imbarcazioni stanno navigando nella totale legalità: «Andiamo avanti, ma c’è disponibilità a lavorare a una soluzione per un corridoio permanente di aiuti a Gaza», ha detto.

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L’operazione umanitaria non si può fermare, e questo perché si stanno portando 5.500 tonnellate di viveri a Gaza, perché dal 2007 la comunità internazionale sta accettando il blocco e l’embargo illegale da parte del governo israeliano nei confronti dei palestinesi che vivono nella Striscia di Gaza. E perché a Gaza City è in corso una carestia.

Testimonianze dirette

«I carri armati israeliani stanno avanzando nel cuore della città da più direzioni con colpi di artiglieria costante e continui bombardamenti», ha spiegato Marco Sandrone, operatore di Medici senza frontiere (Msf). Ha poi aggiunto: «Abbiamo deciso di chiudere la clinica: è stata una decisione difficile, sofferta. Siamo andati via con le lacrime agli occhi perché sappiamo che i bisogni a Gaza City sono immensi». A Gaza mancano cibo e acqua da settimane, mancano le cure mediche: 500 mila palestinesi sono rimasti intrappolati senza poter raggiungere gli ospedali. Ma la Flottilla continua il viaggio soprattutto perché nella Striscia di Gaza è in atto un genocidio. Non possiamo distrarci. E le proteste non possono rimanere inascoltate.

Mobilitazione in Italia

In Italia lo scorso 22 settembre migliaia di persone, infatti, si sono mobilitate per dire basta allo sterminio del popolo palestinese, contro la complicità dei governi, contro l’indifferenza della comunità internazionale. Cinquecentomila persone hanno riempito oltre 75 piazze italiane; per gli organizzatori i partecipanti sono stati almeno il doppio. Neppure i tentativi di numerose testate giornalistiche, impegnate a spostare l’attenzione sugli scontri o a presentare l’operazione umanitaria come un attacco volto a destabilizzare il governo Meloni, sono riusciti a fermare le manifestazioni.

Appelli delle organizzazioni

«Dopo che Gaza è sotto assedio da due anni e continua il genocidio del popolo palestinese, si fanno sempre più preoccupanti le notizie che indicano un ulteriore attacco da parte di Israele contro la Global Sumud Flotilla», hanno spiegato in una nota l’Unione Sindacale di Base unitamente a Global Movement for Gaza, Movimento Studenti Palestinesi in Italia, Udap, Giovani Palestinesi in Italia, Associazione dei Palestinesi in Italia e Comunità Palestinese in Italia, durante la mobilitazione permanente cominciata il 26 settembre e che culminerà il 4 ottobre con la manifestazione nazionale.

Attacco e silenzi

«Israele attacca impunemente una missione umanitaria in acque internazionali, in spregio ad ogni norma e con una brutalità inaccettabile. Inoltre, le imbarcazioni battevano bandiera italiana, inglese e polacca, quindi si tratta di fatto di un atto di guerra in piena regola anche nei confronti del nostro Paese. Il governo balbetta e stenta ad assumere una qualche iniziativa», si legge nella nota.

Proteste all’Onu

Le proteste non sono mancate neppure in occasione del discorso di Netanyahu all’Onu, lo scorso venerdì. Quando il leader israeliano ha preso la parola, decine di delegazioni hanno abbandonato l’aula, lanciando un segnale forte al primo ministro. Netanyahu ha respinto le accuse di genocidio e ha rilanciato la missione di Israele con dichiarazioni di sfida e vendetta: «La nostra nazione deve finire l’opera». E ancora: «Condanno quei leader che, invece di denunciare gli assassini, gli stupratori e i bruciatori di bambini, vogliono concedere loro uno Stato nel cuore di Israele».

Linguaggio estremo

Il suo intervento è proseguito con continui paragoni con la Germania nazista e con l’accusa di antisemitismo rivolta a chi si oppone alle decisioni del governo israeliano. Ignorando il principio di proporzionalità sancito dal diritto internazionale. Negando i dati della Commissione d’Inchiesta dell’Onu: 65.000 palestinesi hanno perso la vita, tra cui oltre 20.000 bambini. Migliaia risultano ancora dispersi, intrappolati sotto le macerie che hanno sostituito le vivaci strade cittadine. Su una popolazione di 2,1 milioni di abitanti, nove persone su 10 sono state costrette ad abbandonare le proprie case, rifugiandosi in aree sempre più ristrette e inadatte a garantire condizioni di vita dignitose.

Il piano Usa-Israele

Intanto, proprio nelle scorse ore, dalla Casa Bianca Donald Trump e Benjamin Netanyahu hanno annunciato un piano per Gaza in 20 punti. Tra le proposte: mediazione del Qatar, ritorno degli ostaggi entro 72 ore e riqualificazione della Striscia «a beneficio della popolazione di Gaza, che ha sofferto più che abbastanza», ma prima è necessario «liberare la zona dal terrorismo che non dovrà più rappresentare una minaccia per i suoi vicini».

Donald Trump stringe la mano al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu dopo la conferenza stampa alla Casa Bianca 29 settembre 2025
Donald Trump stringe la mano al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu dopo la conferenza stampa alla Casa Bianca, 29 settembre 2025. Foto: Sipa Usa

La posizione di Hamas

Secondo Trump i paesi europei hanno stupidamente riconosciuto la Palestina. Mahmoud Mardawi, alto funzionario di Hamas, ha dichiarato che «quello che è successo è stato un tentativo di reprimere lo slancio internazionale e il riconoscimento dello Stato palestinese». Ha poi aggiunto: «Non accetteremo alcuna proposta che non includa l’autodeterminazione del popolo palestinese e la sua protezione dai massacri».

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La resistenza armata rimane per loro un diritto, fino a quando non ci sarà la garanzia di un ritiro dell’occupazione dalla Striscia di Gaza: in quel caso, tutti i prigionieri saranno rilasciati. Parallelamente una fonte diplomatica ha riferito ad Al Jazeera che il team negoziale di Hamas, dopo aver ricevuto il documento da Qatar ed Egitto, «studierà la proposta di Trump» su Gaza in «buona fede».

Divisioni interne

Rimane aperta ancora una questione: lo scontro all’interno del governo israeliano. Il ministro di estrema destra Itamar Ben-Gvir, che nelle scorse ore ha sostenuto in commissione sicurezza del Parlamento l’approvazione del disegno di legge che introduce la pena di morte per i terroristi — misura che, secondo alcuni fedelissimi di Benjamin Netanyahu, metterebbe a serio rischio la vita degli ostaggi — ha ribadito la sua contrarietà al dialogo con il Qatar: «Chi manda mostri a bruciare bambini, stuprare donne e rapire anziane deve sapere che non esiste posto al mondo in cui possa sentirsi al sicuro. È ora di dire al mondo la verità: il Qatar è uno Stato che sostiene il terrorismo, lo finanzia e lo alimenta. Nessuna somma di denaro potrà lavare via il terrorismo dalle loro mani».

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Michele D'Amico
Sono nato nel 1982 in Molise. Cresciuto con un forte interesse per l’ambiente.Seguo con attenzione i movimenti sociali e la comunicazione politica. Credo che l’indifferenza faccia male almeno quanto la CO2. Giornalista. Ho collaborato con La Nuova Ecologia e blog ambientalisti. Attualmente sono anche un insegnante precario di Filosofia e Scienze umane. Leggo libri di ogni genere e soprattutto tante statistiche. Quando ero piccolo mi innamoravo davvero di tutto e continuo a farlo.
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